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Martedì 14 novembre 2017 - 17:18

Video shock dalla Libia: migranti venduti all’asta per 700 euro

La CNN pubblica breve clip di uomini venduti come schiavi
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Roma, 14 nov. (askanews) – “Ottocento”, dice il battitore. Poi “900 … 1.000 … 1.100. Venduto per 1.200 dinari” libici, l’equivalente di poco meno di 800 euro. Ad essere aggiudicato in questa assurda asta non è una macchina usata, un pezzo di terra o un mobile. Non è affatto una “merce”, ma sono due esseri umani. Così la CNN presenta un video shock arrivato dal Paese Nordafricano e proprio per verificarne l’autenticità ha inviato una sua giornalista in Libia.

L’emittente riferisce che uno degli uomini non identificati venduti all’asta è un nigeriano ventenne che è stato presentato come uno dei “grandi ragazzi forti per lavoro agricolo”, dal battitore, che pur rimanendo fuori campo nel breve clip si vede una sua mano appoggiata proprio sulla spalla dell’uomo.

La CNN ha portato le sue telecamere nascoste in una proprietà di fuori della capitale di Tripoli lo scorso mese assistendo ad una decina di persone “messe all’asta” nello spazio di sei o sette minuti.

“Questo è uno scavatore. Un grande e forte uomo” dice il venditore con il volto coperto prima di dare il via all’asta. Subito dopo, gli acquirenti alzano la mano con il prezzo che sale, “500, 550, 600, 650 …” In pochi minuti tutto è finito e gli uomini-schiavi rassegnati vengono consegnati ai loro nuovi “padroni”.

Dopo l’asta, la giornalista di colore nero e con il capo coperto, si avvicina a due uomini appena venduti: “Erano così traumatizzati da quello che stavano subendo, che erano sospettosi di tutti quelli che incontravano”, afferma l’inviata della CNN.

Ogni anno, decine di migliaia di migranti africani arrivano in Libia per raggiungere i Paesi dell’Unione Europea attraverso il Mediterraneo. Ma un recente giro di vite della guardia costiera libica ha ridotto ai minimi termini il numero dei barconi che prendono il mare. Uno sviluppo che secondo la CNN ha lasciato campo libero ai trafficanti di uomini a sentirsi, sempre di più, padroni dei migranti africani.

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