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Mercoledì 8 novembre 2017 - 19:11

Cina dopo il congresso, la nuova Via della Seta strategia centrale

Fassino: Pechino si propone come regista politiche di cooperazione
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Roma, 8 nov. (askanews) – La Cina ha iniziato una nuova era della sua storia, nella quale si propone al mondo con un suo progetto di egemonia, ma alla maniera cinese. È questo il messaggio arrivato oggi da un incontro di presentazione di un policy paper sul XIX Congresso del Partito comunista cinese organizzato dal Cespi e dal Centro studi sulla Cina contemporanea (Cscc) presso il gruppo parlamentare Pd della Camera. In questa cornice, elemento centrale delle strategie cinesi è l’Iniziativa One Belt One Road, il grande progetto di riapertura delle Vie della Seta attraverso enormi investimenti infrastrutturali in Asia centrale, in Africa e nella stessa Europa.

“La strategia cinese punta a un contesto armonioso, per adottare a un lessico cinese”, ha notato il presidente del Cespi Piero Fassino. Espressione di questa strategia – ha spiegato Fassino – sono tutta una serie di atti come gasdotti, ferrovie, porti, oltre che la partecipazione e la promozione a organizzazioni multilaterali come l’Asean o l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. “Una rete di azioni – ha evidenziato – che stabiliscono una reciproca e mutua collaborazione mettendosi nella condizione di essere regista di una politica di cooperazione”.

Questa strategia – ha notato Fassino – fa sì che la Cina diventi “pivot nella regione centroasiatica”, oltre a connetterla al mondo. “Attraverso il passaggio della Via della sera, insomma, la Cina si muove a tutto campo”. A partire dall’Africa, che è stata individuata da Lia Quartapelle, responsabile Esteri del Pd, come il continente africano sia “il simbolo della volontà della Cina di farsi egemone globale”. In tal senso, Quartapelle ha auspicato un dialogo triangolare Cina-Europa-Africa.

“La strategia Belt and Road è una strategia politica, ed è una strategia politica che si rivolge all’Europa”, ha sottolineato Fabiano Crucianelli del Cscc. “È il problema è se questa sfida noi europei siamo in grado di accettarla”.

Franco Mazzei, vicepresidente del Cscc, dal canto suo ha evidenziato il ruolo del Partito comunista cinese, appena uscito da un congresso che ha fortemente rafforzato il ruolo del presidente Xi Jinping. Per Mazzei alla base di questa strategia c’è una “consapevolezza” dei cambiamenti avvenuti in un mondo “diventato multicentrico”. E, a sua volta, un progetto come One Belt One Road “cambierà la geopolitica del mondo”, secondo il presidente del Cscc Alberto Bradanini, e “Se sbagliamo a prendere le misure della Cina, essa può mandare all’aria interi settori della nostra economia”.

Un invito, invece, a cogliere le reali dimensioni economiche dell’ascesa cinese, alla luce della percezione che la Cina stessa ha di se stessa come paese ancora sulla via di uno sviluppo, è venuto da Marisa Siddivò dell’Orientale deli Napoli. “L’idea di subalternità che abbiamo sviluppato nei confronti della Cina non è compatibile con l’idea che loro hanno di noi”, ha sottolineato. “Questo senso di subalternità – ha proseguito – potrebbe aver ridimensionato la nostra capacità di imporre strategie di reciprocità”.

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