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Giovedì 12 ottobre 2017 - 18:10

Gli Usa escono dall’Unesco: “troppi pregiudizi contro Israele”

Dal 2019 status di Paese osservatore
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Washington, 12 ott. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di ritirarsi dall’Unesco, accusando l’agenzia Onu di essere anti-israeliana, e dal 2019 – salvo ripensamenti – avranno lo status di Paese osservatore. Una mossa che arriva nel momento in cui l’istituzione è in cerca di un rilancio e si appresta a eleggere un nuovo direttore generale.

L’attuale direttrice generale dell’Organizzazione per le Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, Irina Bokova, si è detta “profondamente dispiaciuta” dalla decisione americana, a suo avviso un colpo al multilateralismo.

Il Dipartimento di Stato ha precisato che la decisione è stata notificata, ma che avrà effetto dal 31 dicembre 2018. Un passo fatto “non con leggerezza, che riflette le preoccupazioni statunitensi per i crescenti arretrati da pagare, per la necessità di una profonda riforma dell’organizzazione e con il perdurante pregiudizio nei confronti di Israele”, ha commentato tramite portavoce il segretario di Stato Rex Tillerson.

Il fuoco covava da anni sotto le ceneri di posizioni contrastanti e relativi dissidi in seno all’Unesco su Gerusalemme ed Hebron. Nel 2011, l’ammissione all’Unesco della Palestina come suo membro ha accentuato la crisi e a quel punto gli Usa (e Israele) hanno interrotto il versamento dei loro contributi. Gli Stati Uniti hanno comunque deciso di mantenere un ufficio nel quartier generale di Parigi per cercare di continuare ad avere un peso politico sulle decisioni.

Tillerson avrebbe preso questa decisione già diverse settimane fa e ne avrebbe parlato, a settembre, anche con il presidente francese, Emmanuel Macron, durante un incontro con il presidente statunitense, Donald Trump; Macron stava cercando l’appoggio dell’amministrazione statunitense alla candidata francese, Audrey Azoulay, per il posto di direttore generale, che sarà scelto questa settimana. Ieri, la Francia aveva pubblicamente affermato, attraverso l’ambasciatore alle Nazioni Unite, François Delattre, di sperare ceh gli Usa non avrebbero optato per il ritiro dall’organizzazione.

Non si tratta, comunque, di una prima volta: Foreign Policy ricorda che già l’amministrazione Reagan decise di lasciare l’organizzazione nel 1984, in piena Guerra Fredda, a causa della sua presunta propensione per l’Unione Sovietica contro l’Occidente. A far rientrare Washington nell’agenzia – che contribuì a creare nel 1945 – fu il presidente George W. Bush, nel 2002.

Sei anni fa, Washington decise di tagliare oltre 80 milioni di dollari all’anno per l’agenzia, ovvero circa il 22% dell’intero budget dell’Unesco, a causa dell’ingresso della Palestina come membro. L’amministrazione Obama spiegò di doverlo fare a causa di una legge degli anni ’90, che proibisce agli Stati Uniti di finanziare agenzie delle Nazioni Unite che riconoscono la Palestina come Stato.

Oggi il Cremlino ha commentato la decisione del ritiro Usa, parlando di “triste notizia”. Per l’ambasciatore dello stato ebraico alle Nazioni Unite, Danny Danon, invece, è la prova che c’è “un prezzo da pagare per la discriminazione contro Israele”. Danon ha salutato l’inizio di “una nuova era” all’Onu.

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