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Giovedì 12 ottobre 2017 - 09:55

Elezioni in Giappone, l'”asticella” di Abe e i numeri del voto

Sistema misto: collegi maggioritari e circoscrizioni proporzionali
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Roma, 12 ott. (askanews) – Il 22 ottobre in Giappone si vota per la Camera dei rappresentanti. Si tratta di un passaggio a rischio per il primo ministro Shinzo Abe, che pure ha convocato lui le elezioni anticipate: se non dovesse confermare la “supermaggioranza” dei due terzi dei seggi, la sua stessa permanenza al “Kantei” (la sede del primo ministro) potrebbe diventare precaria o impossibile. La partita, quindi, si gioca tutta nelle urne, in un sistema elettorale che è un misto di maggioritario e proporzionale abbastanza complesso.

I 1.021 candidati in lizza si contenderanno 465 seggi. Di questi, 289 vengono eletti in collegi uninominali maggioritari e 176 in 11 circoscrizioni elettorali nazionali col sistema proporzionale. Questo vuol dire che la maggioranza è fissata in 233. Ma, dal momento che Abe punta a riformare la Costituzione pacifista, per lui l’asticella è fissata ai due terzi, cioè a 310 seggi. Sarà questo il numero da tenere d’occhio, sotto il quale si parlerà di sconfitta politica. Anche se, in realtà, anche al di sotto di questa soglia, le chance della riforma costituzionale (che richiede la maggioranza dei 2/3 in entrambi i rami della Dieta e la vittoria in un referendum nazionale) non sarebbero necessariamente annullate: la leader della nuova nuova formazione di opposizione – “Kibo no to”, Partito della Speranza – Yuriko Koike non è contraria e potrebbe, su questo tema, far convergere i propri voti. Certo, se Abe dovesse scendere sotto la “supermaggioranza” questa possibilità sarebbe fortemente indebolita, assieme al premier che se ne è fatto interprete.

Per quest’elezione è stato diminuito il numero dei rappresentanti espressione dei collegi uninominali, togliendo un rappresentante ad alcune prefetture meno popolose in maniera di cercare parzialmente di correggere una sproporzione che vede il voto di queste aree più “pesante” di quello delle aree metropolitane. Si tratta di una sproporzione che, storicamente, ha favorito il Partito liberaldemocratico (Jiminto), la formazione oggi guidata da Abe che ha le mani sulle leve del paese sostanzialmente dalla sua fondazione nel 1955. I candidati possono contestualmente concorrere sia nei collegi uninominali, sia nelle circoscrizioni proporzionali.

Un altro numero da tenere sott’occhio sarà quello dell’affluenza, che indicherà quanto sia diffusa la disaffezione alla politica da parte dei giapponesi. Nel 2014 ci fu un’affluenza di poco superiore al 52 per cento, un minimo storico. Una disaffezione dovuta, parzialmente, anche al fatto che le elezioni vengono reiterate in maniera abbastanza frequente. Nel Dopoguerra solo una legislatura è stata completata, in tutti gli altri casi si è andati a elezioni anticipate.

Quest’anno per la prima volta alle elezioni per la camera bassa votano anche i 18enni e i 19enni. E anche questo è un elemento d’incertezza da tenere presente.

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