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Giovedì 12 ottobre 2017 - 09:18

Cina: tra Comitato centrale e Congresso, giorni cruciali per il Pcc

Dal 18 la massima assise del Partito rinnoverà gli organi dirigenti
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Roma, 12 ott. (askanews) – Gli ultimi giorni prima dell’inizio del XIX Congresso del Partito comunista cinese sono fitti di appuntamenti a Pechino. Da ieri è riunito il Plenum del Comitato centrale del Pcc, una tappa fondamentale in vista del Congresso che avrà inizio il 18 ottobre. Secondo quanto ha scritto l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, il Comitato centrale dovrà pronunciarsi su tre documenti: una bozza di emendamento della costituzione del Pcc, un rapporto del Comitato centrale da presentare poi al Congresso e un rapporto della Commissione centrale d’ispezione di disciplina del partito, l’onnipotente braccio armato della campagna anti-corruzione del presidente Xi Jinping.

Per quanto queste riunioni siano importanti, in realtà sono il rituale che sta a valle a decisioni che vengono assunte in precedenza nei “sancta sanctorum” del potere cinese: tutto è studiato e nulla è lasciato al caso. “La missione della Settima sessione plenaria (del Comitato centrale) è preparare tutto per il XIX Congresso nazionale e usualmente la sessione non propone nuove idee o filosofie”, ha spiegato al Global Times, una testata del Pcc, Cai Zhijiang, un docente della Scuola di Partito del Comitato centrale. “I tre documenti – ha continuato – sono di grande importanza per il XIX Congresso. Per esempio, il rapporto sul lavoro del Partito è la cornice strategica del Partito stesso e i pensieri guida per il futuro svilippo del paese”.

Il Global Times segnala come particolarmente importante l’emendamento alla Costituzione del Partito che, secondo quanto dice sempre Cai, “deve rappresentare pienamente l’ultima sinizzazione del Marxismo, nuovi concetti di governance, le idee e le strategie del Comitato centrale del PCC nel XVIII Congresso e le esperienze nell’applicarle e nel rafforzare la leadership del Partito e, più strettamente, la governance del Partito”. Inoltre, il fatto che anche il rapporto della Commissione d’ispezione di disciplina, un organismo che ha assunto una centralità con Xi Jinping, venga presentato al Comitato centrale vuole rappresentare – dice Cai – “la leadership centralizzata del Comitato centrale”.

Il Congresso comincia il 18 ottobre. I delegati, eletti in un anno di selezioni, saranno 2.287, ben più dei 13 che presero parte al Primo Congresso del Pcc nel 1921. L’assise sarà chiamata a rinnovare i principali organismi di governo del Pcc, quindi dello stato cinese: dal segretario al Comitato centrale. Ma dovrà anche porre le basi ideologiche e di governance per i prossimi anni. Ci si attende una forte sottolineatura delle radici marxiste del Partito. Lo scorso anno – ricorda la Xinhua – il presidente Xi, nel celebrare il 95mo anniversario della fondazione del Pcc, lanciò un monito contro “le deviazioni o l’abbandono del Marxismo”. Nel Memoriale del I Congresso nazionale del Pcc è – non a caso – ora esposta la prima edizione cinese del “Manifesto del Partito comunista” di Karl Marx.

Un altro concetto ideologico che il Congresso dovrà sviluppare sarà quello del Partito al servizio del Popolo. “Soddisfare il desiderio del Popolo di una vita felice è la nostra missione”, aveva detto Xi al Comitato centrale del Pcc nel 2012. La Xinhua richiama questa frase, ricordando il lavoro fatto dal Partito e rivendicato che “più di 700 milioni di persone sono state portate fuori dalla povertà dopo la riforma cinese e le politiche adottate nel 1978”, dall’allora leader Deng Xiaoping. “L’obiettivo – continua – è sradicare la poverà nel paese nel 2020”.

Sul piano economico, il Congresso dovrà confermare l’orientamento riformista e votato all’innovazione del Pcc, in un momento in cui la crescita economica non gode più della spinta dei due decenni precedenti e si attesta su quella che lo stesso Xi ha definito una “nuova normalità”.

Per portare il paese in questa direzione, il Congresso ribadirà una stretta governance del Partito stesso. “Per forgiare il ferro, bisogna essere forti”, cita la Xinhua, ricordando il crollo dell’Unione sovietica e delle democrazie popolari in Europa orientale. E’ la linea Xi ripetuta più volte e implementata anche con la durissima campagna anti-corruzione che non ha risparmiato alti papaveri nel Partito. Quest’ultima è vista dai critici come una stretta su chiunque possa in qualche modo mettere in discussione la sua leadership.

Proprio la questione della leadership, al di là del fatto ideologico, è il vero punto della vicenda congressuale. Non c’è dubbio che verrà confermato Xi Jinping, che in questi anni ha consolidato il suo potere, qualificandosi come il più solido leader che la Cina abbia avuto dai tempi di Deng Xiaoping. Se l’attuale presidente/segretario/capo della Commissione centrale militare non dovesse indicare un successore, come accadde con lui ai tempi del predecessore Hu Jintao, questo segnalerebbe una volontà di andare oltre il prossimo congresso regolare del 2022.

Molto significative, in questo senso, saranno le decisioni che verranno prese attorno alla composizione del Comitato permanente del Politburo. I giochi, quando si arriva al congresso, sono ovviamente ormai già fatti. Quest’anno cinque dei sette membri di questo comitato lasciano: tutti, cioè, meno Xi e il primo ministro Li Keqiang.

Sui loro successori circolano alcuni nomi ma le sorprese sono sempre possibili. Una personalità data in grande ascesa è Chen Min’er, capo della municipalità di Chongqing, che è stato nominato a quel ruolo al posto di Sun Zhengcai, finito nelle maglie della dura campagna anticorruzione voluta da Xi. Se ne parla come di un uomo molto vicino al presidente.

Accanto a lui, viene indicato spesso anche Hu Chunhua, numero uno del Guangdong, l’importante provincia della Cina meridionale. E’ stato segretario della Lega giovanile comunista ed è considerato vicino all’ex presidente Hu Jintao.

Invece fedelissimi di Xi sono Li Zhanshu, che spesso accompagna il presidente all’estero, e Wang Huning, che la Bbc indica come il “Kissinger cinese”.

Il vicepremier Wang Yang, che è una figura chiave nell’ambizioso programma d’investimenti infrastrutturali euroasiatici di Xi deninminata “Belt and Road Initiative”, dovrebbe avere a sua volta un posto nel Comitato permamente. La Bbc riferisce anche di voci secondo le quali potrebbe persino sostituire Li Keqiang come premier, rompendo la tradizione del doppio mandato.

Gli altri nomi che vengono spesso indicati sono quelli di Han Zheng, ex sindaco di Shanghai, e di Wang Qishan, potente numero uno del Comitato centrale d’ispezione di disciplina, braccio armato della campagna anticorruzone di Xi.

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