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Venerdì 15 settembre 2017 - 16:08

Parlamento del Kurdistan vota sul referendum per l’indipendenza dall’Iraq, possibile rinvio

I curdi esaminano un piano "alternativo" Usa proposto all'ultimo istante
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Erbil, 15 set. (askanews) – Il parlamento curdo iracheno si prepara oggi a dire l’ultima parola su un referendum per l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan dall’Iraq: un passo che lascia uno spiraglio per un compromesso dell’ultimo minuto con il governo ed il parlamento di Baghdad che si oppongono con decisione alla consultazione in programma per il 25 settembre prossimo.

I deputati, nella capitale regionale curda di Erbil nel Nord dell’Iraq, sono chiamati a votare alle 15:00 italiane su una mozione che vuole conferire “un quadro giuridico” al referendum contrastato anche da altri stati vicini, in particolare dalla Turchia.

Washington, da parte sua, si oppone al referendum per il timore che possa andare a scapito delle operazioni militari congiunte arabo-curde che, negli ultimi tempi, hanno contribuito ad indebolire significativamente i jihadisti dello Stato Islamico (Isis) sia in Iraq che in Siria.

Pertanto, negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno proposto una non meglio specificata soluzione “alternativa” a cui il leader curdo Massud Barzani si è impegnato a dare una rapida risposta.

“Se hanno un’alternativa più forte al referendum, la leadership curda la esaminerà, ma se vogliono posticipare il voto senza alternative, non lo faremo”, ha detto ieri, Barzani.

Da notare che il parlamento non si riunisce da due anni a causa del ritiro dei deputati di partiti dell’opposizione per protesta contro la permanenza di Barzani alla presidenza della regione, malgrado il suo mandato sia scaduto dal 2015.

La seduta di Erbil segue due ben due voti anti-referendum che sono passati all’inizio di questa settimana nel Parlamento nazionale di Baghdad, entrambi boicottati dai deputati curdi.

Molti analisti ritengono che la consultazione che ha rimesso in moto le tensioni etniche arabo-curde potrebbe segnare la fine di un’era di cooperazione durante la quale Baghdad e Erbil hanno combattuto l’Isis dopo la sua ascesa nella parte nor-occidentale del Paese nell’estate del 2014.

Da parte loro, due potenze regionali come Turchia e Iran, temono che il referendum possa galvanizzare le ambizioni separatiste tra le loro minoranze curde. Ankara, in particolare, ha messo sull’avviso i curdi iracheni dai “costi” visto che l’economia della regione è fortemente dipendente dalle esportazioni di petrolio attraverso un gasdotto che attraversa la Turchia verso il Mediterraneo. (Anche fonte afp)

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