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Lunedì 14 agosto 2017 - 20:58

Caso Regeni, la Farnesina fa rientrare l’ambasciatore al Cairo ma la famiglia protesta

Le Procure di Roma e del Cairo: passi avanti nella collaborazione
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Roma, 14 ago. (askanews) – Nuovi sviluppi sul caso Regeni. Le Procure di Roma e del Cairo diffondono un comunicato congiunto in cui evidenziano passi avanti nella collaborazione sulle indagini relative all’omicidio di Giulio Regeni. La Farnesina fa intanto rientrare l’ambasciatore italiano al Cairo, ma la famiglia protesta parlando di “resa”.

“Alla luce degli sviluppi registrati nel settore della cooperazione tra gli organi inquirenti di Italia ed Egitto sull’omicidio di Giulio Regeni, di cui fa stato il comunicato congiunto emesso dalla Procura della repubblica di Roma e dalla Procura generale del Cairo, il Governo italiano ha deciso di inviare l’ambasciatore Giampaolo Cantini nella capitale egiziana, dopo che l’8 aprile 2016 l’allora capo missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma per consultazioni”, recita il comunicato del ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

“L’impegno del Governo italiano – aggiunge il titolare della Farnesina – resta quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio, inviando al Cairo un autorevole interlocutore che avrà il compito di contribuire, tramite i contatti con le autorità egiziane, al rafforzamento della cooperazione giudiziaria e, di conseguenza, alla ricerca della verità”. Nell’ambito della collaborazione nelle indagini sull’omicidio di Regeni, c’è stato un colloquio telefonico tra il procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto e il procuratore della repubblica di Roma.

“Il procuratore Sadesk – si legge in una nota congiunta – ha voluto infatti condividere gli ultimi sviluppi investigativi compiuti dal team investigativo egiziano a seguito del sesto incontro tra le delegazioni dei due uffici avvenuto nel maggio scorso. In particolare, sono stati nuovamente ascoltati, come richiesto dalla Procura di Roma, tutti i poliziotti che hanno avuto un ruolo negli accertamenti seguiti alla denuncia del capo dei sindacati indipendenti degli ambulanti del Cairo. Il Procuratore Sadek ha rappresentato che è stata poi effettivamente affidata a una società esterna l’attività di recupero dei video della metropolitana. Attività che inizierà nel mese di settembre con una riunione tra la società e la Procura egiziana ed a cui saranno invitati a partecipare anche rappresentanti della Procura di Roma”.

“Nel corso della telefonata – conclude il comunicato congiunto – il procuratore Pignatone ha ringraziato per il lavoro fatto che segna un ulteriore passo avanti nella collaborazione. E’ stato concordato un nuovo incontro tra i due uffici da organizzarsi dopo la riunione di settembre per fare assieme il punto della situazione e confrontarsi su quanto sin qui raccolto e sui possibili ulteriori sviluppi investigativi. Entrambe le parti hanno infine assicurato che le attività investigative e la collaborazione continueranno fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato al sequestro, alle torture e alla morte di Giulio Regeni”.

La decisione del governo di inviare di nuovo al Cairo l’ambasciatore italiano non è però piaciuta ai familiari di Giulio. “Nell’obnubilamento di Ferragosto ha il sapore di una resa confezionata ad arte”, commenta la famiglia. “Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio – continua – quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici, solo allora l’ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità”.

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