Charlottesville, 3 morti e 35 feriti vittime dell’odio razziale

Stato di emergenza nella cittadina della Virginia. Fbi apre inchiesta per violazione diritti civili. Ha 20 anni l'omicida al volante dell'auto sul corteo anti suprematisti. Polemioca su ritardo e indeterminatezza condanna Trump

AGO 13, 2017 -

Roma, 13 ago. (askanews) – E’ di 3 morti e 35 feriti il bilancio della giornata di violenza e odio raziale che ha sconvolto Chartlottsville, la cittadina americana della Virginia che dista circa 300 chilometri da Washington, dove un auto – una Dodge challenger di colore grigio guidata dal giovane ventenne originario di Maumee in Ohio, James Alex Fields successivamente arrestato con l’accusa di omicidio volontario – è piombata in velocità contro un corteo antirazzista che contestatva la concomitante manifestazione di diverse associazioni di suprematisti bianchi fra cui il Ku Klus Khan, uccidendo una donna di 35 anni che stava attraversando la strada e investendo diverse persone.

Alla sua morte si è infatti aggiunta quella di due agenti di polizia precipitati con un elicottero in servizio di pattugliamento aereo della cittadina dove si sono verificati numerosi scontri fra gli opposti manifestanti e le forze dell’ordine. L’Fbi ha avviato un’inchiesta per “attentato ai diritti civili” Il governatore della Virginia Terry McAuliffe ha proclamato lo stato d’emergenza a Charlottesville, preallartando la guardia nazionale per possibile richiesta di intervento in città. Ed ha puntato il dito con parole dure la manifestazione dei razzisti bianchi alla base degli scontri. “Andatevene: nazisti e suprematisti bianchi non sono i benvenuti in Virginia.

Vergognatevi. Non c’è posto per voi”, ha dichiarato il governatore McAuliffe. Mentre il Sindaco della cittadina Michael Signer, nel dichiarare il lutto cittadino per le vittime, ha fatto appello a tutti i manifestanti a “tornare a casa”.

Le parole di condanna del presidente Usa Donald Trump non esplicitamente dirette contro i suprematisti bianchi, suoi forti sostenitori in campagna elettorale, hanno portato ancora una volta l’inquilino della Casa Bianca al centro di una bufera politica. “Non c’è posto per questo tipo di violenza in America, chiedo a tutti gli americani di unirsi nel condannare l’odio e la violenza che si è manifestata da più parti”, ha twittato il presidente senza riferimento al razzismo suprematista. Ne è bastato che, prima ancora di “The Donald”, anche la first lady Melania abbia voluto far sentire la sua condanna. “Il nostro paese incoraggia la libertà di parola, ma comunicate senza odio nel cuore. Non viene nulla di buono dalla violenza.

#Charlottesville” ha twittato.

Più netta ed esplicitamente antirazzista la presa di posizione del ministro della Giustizia americano Jeff Sessions che ha invitato a mettere al bando “l’intolleranza razziale e l’odio che tradiscono i nostri valori fondamentali e non possono essere tollerati”.

Dal fronte opposto all’amministrazione americana tanto l’ex presidente americano Barack Obama quanto Hillary Clinton hanno esecrato pubblicamente la violenza e l’odio razziale di Charlottesville. “Nessuno – ha scritto Obama sui social- è nato odiando un’altra persona per il colore della sua pelle o per la religione. Le persone devono imparare a odiare e se possono imparare l’odio, possiamo insegnare loro l’amore. Perché l’amore viene più naturale al cuore umano che il suo opposto”.

“Il mio cuore – è tornta a farsi sentire l’ex Segretario di Stato e first lady sconfitta da Trump nella corsa per la Casa Bianca- è oggi a Charlottesville. L’incitazione all’odio che ci ha portati a questo è altrettanto pericolosa e da condannare come lo è la presenza di suprematisti bianchi nelle nostre strade. Ogni minuto che noi permettiamo questo persistere attraverso l’incoraggiamento tacito o l’inazione è una disgrazia corrosiva dei nostri valori. Ora è il momento per i leader di essere forti nelle loro parole e deliberare nelle loro azioni. Senza tirarsi indietro. Dobbiamo dare prova di cosa e chi sono americani”.

Rcc/Tor