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Venerdì 11 agosto 2017 - 09:12

Trump torna a minacciare la Corea del Nord con parole dure

Il segretario della Diefsa Mattis: un conflitto sarebbe catastrofico
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New York, 11 ago. (askanews) – Poco importa che la sua retorica tagliente sia stata vista da molti esperti e storici come priva di precedenti nella storia moderna degli Stati Uniti. Se martedì aveva promesso “fuoco e furia” alla Corea del Nord nel caso di altre minacce, Donald Trump ha detto che “forse” quelle parole “non sono state abbastanza forti”. Il duello verbale tra lui e il regime di Kim Jong Un è tornato ad intensificarsi. I due giocano a chi fa la voce più grossa visto che la nazione più isolata al mondo ore prima era tornata a minacciare dicendo di avere piani per lanciare missili nelle acque al largo di Guam, un’isola nel Pacifico occidentale nonché territorio americano.

Parlando da Bedminster, New Jersey, nel suo Golf Club, il leader americano non ha usato mezzi termini. La Corea del Nord farebbe bene ad aggiustare il tiro, ossia a fermare i suoi programmi nucleare e missilistico, altrimenti finirà nei guai “come poche nazioni hanno visto” (riferimento al Giappone colpito dalle bombe atomiche Usa?). “Gli succederanno cose che non hanno mai pensato sarebbero state possibili”, ha continuato Trump che però non ha voluto commentare se Washington stia prendendo in considerazione un attacco preventivo: “Non parliamo di queste cose. Non lo facciamo mai”.

L’inquilino della Casa Bianca ha usato il bastone e la carota. Pur usando parole dure, si è detto aperto a negoziati (a cui però lunedì Pyongyang aveva detto di non essere disposta “in nessuna circostanza”). E mentre Rex Tillerson – il segretario di Stato che ieri aveva tranquillizzato dicendo che si possono “dormire sonni tranquilli” – continua a massaggiare le relazioni con la Russia e la Cina per trovare una soluzione diplomatica, a Trump non è restato altro che minacciare e criticare. Anche le amministrazioni passate come quelle di Bill Clinton (“debole e inefficace”) e di Barack Obama, che di Corea del Nord “non voleva nemmeno parlarne”. E velatamente alla Cina ha fatto capire che può fare di più sul caso visto che è il principale partner commerciale di Pyongyang.

Il segretario alla Difesa Usa Jim Mattis, intanto, ha avvertito che una guerra con la Corea del Nord sarebbe “catastrofica” e ha detto che gli sforzi diplomatici stanno ottenendo risultati. Parlando a un evento in California, Mattis ha detto che la sua responsabilità quella di rendere possibile l’opzione militare “qualora ve ne fosse bisogno”, ma ha avvertito che gli sforzi attuali degli Stati uniti sono ora concentrati sulla diplomazia. “Lo sforzo americano è basato sulla diplomazia, è a trazione diplomatica, sta ottenendo risultati diplomatici e e io voglio stare al qui e ora”, ha detto Mattis.

E anche Pechino fa sapere che la Cina dovrebbe “restare neutrale” in un eventuale conflitto tra la Corea del Nord e gli Stati uniti, se Pyongyang dovesse attaccare per prima, nonostante il trattato di difesa comune. Lo ha affermato oggi in un editoriale il Global Times, un giornale del Partito comunista cinese vicino alle posizioni nazionalistiche. Il GT ha accusato Washington e Pyongyang di fare un “gioco senza scrupoli” che potrebbe portare a “calcoli sbagliati e a una ‘guerra’ strategica”.

Est/Ska

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