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Giovedì 10 agosto 2017 - 17:52

Cina, effettuato primo test di teletrasporto spaziale

Stato quantistico di un fotone trasmesso da Terra a un satellite
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Roma, 10 ago. (askanews) – Se non proprio un passo verso il leggendario “teletrasporto” per ora esclusiva provincia della fantascienza, l’esperimento condotto dai ricercatori cinesi della Quess (Quantum Experiment at Space Scale) rappresenta una tappa importante per la realizzazione di sistemi di comunicazione e calcolo quantistici sulle lunghe distanze.

L’esperimento, pubblicato dalla rivista scientifica statunitense “Nature”, consisteva nella trasmissione dello “stato quantistico” di un fotone dalla Terra verso un satellite, senza alcuno spostamento fisico del fotone stesso: in altre parole, veniva creata nel punto di arrivo una sua “copia” con le identiche caratteristiche quantistiche.

Test di questo genere sono già numerosi, ma la novità consiste nella distanza: fino ad ora non era stato possibile andare oltre i cento chilometri, a causa delle perdite di energia nelle fibre ottiche o in altri canali di trasmissione terrestri. Una possibile soluzione è appunto quella di sfruttare un collegamento satellitare, dato che la trasmissione avviene in gran parte attraverso il vuoto e dunque con un’assai minore perdita di potenza.

Quanto al teletrasporto in stile “Star Trek”, vi sono difficoltà di ordine pratico difficili da sormontare: innanzitutto, la quantità di memoria necessaria per immagazzinare il numero, l’energia e le posizioni relative di ogni atomo di un corpo umano è semplicemente enorme (un numero di Kb pari a un uno seguito da 28 zeri).

In secondo luogo, la trasformazione del corpo materiale in energia da trasmettere al punto di arrivo è abbastanza spiacevole: presuppone un pre-riscaldamento del viaggiatore a una temperatura un milione di volte superiore a quella del centro del Sole.

Ciò potrebbe essere evitato se – come nel caso dei fotoni – si inviasse la sola informazione quantistica relativa al corpo, che verrebbe poi “ricostruito” all’arrivo: ma in tal modo ad ogni telestrasporto verrebbe creato un “gemello” del viaggiatore, il che creerebbe situazioni potenzialmente interessanti ma di complicata gestione sociale.

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