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Lunedì 17 luglio 2017 - 13:36

Usa, come proteggere le elezioni dopo le interferenze russe del 2016

L'analisi di Tom Donilon, già consigliere di Obama, sul Washington Post
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Roma, 17 lug. (askanews) – Dopo l’esperienza maturata con le presidenziali del 2016, ci sono “cinque step concreti” che gli Usa “dovrebbero adottare” per fronteggiare la “minaccia alla democrazia” posta dalle possibili future “interferenze russe” durante le prossime elezioni americane. È quanto scrive Tom Donilon, già consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Barack Obama dal 2010 al 2013, in un’analisi pubblicata sul Washington Post.

La verità è che finora non è stata attuata una vera politica di deterrenza nei confronti della Russia, e Putin ha sempre pagato un prezzo troppo basso per le azioni commesse. Gli Stati Uniti dovrebbero quindi prendere sul serio questa minaccia e implementare almeno cinque piani concreti: in primo luogo, sottolinea Donilon, “il presidente Donald Trump dovrebbe attribuire inequivocabilmente l’attacco della Russia alle elezioni del 2016 e affermare chiaramente che qualsiasi futuro attacco alle nostre istituzioni democratiche non sarà tollerato. Uno degli aspetti più sbilanciati della politica estera del presidente finora è il suo rifiuto di criticare – e tanto meno condannare – l’ostilità russa, sia per le nostre elezioni, sia per l’Ucraina, la Siria o l’Afghanistan. Il presidente ha continuato a formulare dichiarazioni incoerenti a Varsavia, sostenendo che ‘nessuno sa veramente’ se la Russia sia coinvolta nelle elezioni del 2016. Nessun presidente dovrebbe dare la precedenza alle rappresentazioni di un avversario straniero rispetto alle conclusioni presentate dai propri servizi di intelligence. E in ogni caso, il presidente dovrebbe chiedere al suo team di sicurezza nazionale un piano per scoraggiare e prevenire gli attacchi informatici elettorali”.

In seconda battuta, rimarca l’esperto, “il Dipartimento per la Sicurezza interna e l’Election Assistance Commission (Eac) dovrebbero condurre un processo per sviluppare linee guida elettorali di base sulla sicurezza informatica e aiutare gli Stati ad attuare queste best practice”.

Al terzo posto, aggiunge Donilon, c’è la necessità ” di sviluppare un sistema migliore per condividere informazioni tra funzionari statali e federali. Mentre il sistema elettorale statunitense è decentralizzato, le minacce contro di esso non sono limitate ai confini statali. Durante il periodo di campagna elettorale del 2016, i funzionari statali non discutevano adeguatamente della sicurezza delle elezioni l’un l’altro e con il governo federale. Ancora oggi, un certo numero di funzionari, secondo quanto riferito, sono inconsapevoli delle infiltrazioni hacker russe nei loro sistemi. Il governo federale dovrebbe creare un “cyber-FEMA” (l’Ente federale per la gestione delle emergenze, ndr) per aiutare ad individuare le minacce agli Stati e ai sistemi elettorali locali e quindi creare un coordinamento tra la Sicurezza interna, l’Fbi e l’Eac per fornire l’intelligence e l’assistenza necessarie”.

La quarta misura necessaria, secondo l’ex consigliere di Obama, “è avviare una discussione politica nazionale sui ruoli e le responsabilità ricoperti da piattaforme sul web – come Facebook o Google- e sui passi da intraprendere per proteggere la democrazia statunitense dalle interferenze malevole. Queste società, punta di diamante dell’economia americana, hanno un’enorme portata e influenza nelle vite dei cittadini. Dovrebbe essere impedito dunque che vengano sfruttate per una guerra d’informazione straniera”.

Infine, per Donilon il quinto e ultimo step prevede che “gli Stati Uniti dovrebbero lavorare all’interno di forum internazionali per stabilire che un attacco ai sistemi elettorali viola i principi di non interferenza e sovranità e quindi giustificherebbe una risposta più dura a livello sanzionatorio”.

(fonte: Cyber Affairs)

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