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Sabato 15 luglio 2017 - 16:11

Al Arabiya: l’emiro in Libia, tunisino, successore di al Baghdadi

Si chiama Mohammed Ben Salem al-Ayouni e ha passaporto francese
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Roma, 15 lug. (askanews) – Il successore di Abu Bakr al-Baghdadi alla guida dell’organizzazione terroristica Stato islamico (Isis) sarà Jalaluddin al-Tunisi, attuale leader Isis in Libia. E’ quanto scrive oggi l’emittente saudita Al Arabiya, sottolineando che “tra i pochi leader rimasti, Jalaluddin al-Tunisi è il più qualificato a prendere il posto di al Baghdadi”.

Nei giorni scorsi la notizia della morte di Abu Bakr al Baghdadi è stata confermata dalla stessa organizzazione in un breve comunicato, in cui è stata annunciata a breve la nomina di un successore.

“Il vero nome di Jalaluddin al-Tunisi, tunisino come indica il nome, è Mohamed Ben Salem Al-Ayouni – scrive al Arabiya – è nato nel 1982 nella regione di Masaken della provincia costiera di Sousse. Emigrato in Francia negli anni ’90, era riuscito a ottenere la cittadinanza francese prima di rientrare in Tunisia per la rivoluzione. Nel 2011 andò in Tunisia e poi partì per la Siria per partecipare alla guerra”.

Secondo l’emittente saudita, “nel 2014 annunciò di essersi unito all’Isis… di cui divenne uno dei più importanti leader, molto vicino ad Abu Bakr al-Baghdadi”. La sua prima comparsa sui media avviene attraverso un video girato nel 2014. Lo scorso anno, dopo la disfatta dell’Isis a Sirte, al Baghdadi “lo nominò Emiro dell’organizzazione in Libia, perchè credeva fosse in grado di vincere e garantire la presenza dell’organizzazione, ma anche per i suoi buoni rapporti con altre organizzazioni estremiste attive in Nord Africa, quale Uqba ibn Nafi, affiliata ad al-Qaida”. Secondo al Arabiya, Tunisi sarebbe riuscito a “convincere alcuni dei suoi membri a disertare e a unirsi all’Isis”.

Per l’emittente saudita, il Nord Africa è in cima alla lista delle regioni dove l’Isis vorrebbe espandersi e sopravvivere dopo le recenti sconfitte in Iraq e in Siria. E la Libia, “specialmente l’insicuro Sud, garantisce un covo sicuro a ribelli e terroristi per operare in liberà, riorganizzarsi, reclutare e addestrare membri”; inoltre, facilita il “finanziamento attraverso il contrabbando di merci”.

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