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Giovedì 20 aprile 2017 - 15:11

Nella proibita Crimea, un forum attira oltre 50 italiani

Tra imprenditori, politici e anche senatori
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Yalta, 20 apr. (askanews) – Proibito o non troppo? In Crimea, terra contesa e particolarmente al centro dei giochi politici europei, si tiene il terzo Yalta International Economic Forum. Una piattaforma inventata da Mosca sul modello del Forum di San Pietroburgo e lanciata subito dopo la crisi ucraina e l’annessione russa della penisola sul Mar Nero, seguita al referendum del marzo 2014 non riconosciuto da gran parte dei Paesi occidentali.

Quest’anno, la novità sono i panel dedicati all’Italia, dove sono comparse, nonostante le sanzioni, non soltanto le bandiere del nostro Paese ma anche politici e senatori della Repubblica. Una folta delegazione di oltre 50 persone, di cui fa parte anche il senatore Bartolomeo Amidei, capo gruppo della nona Commissione agricoltura e della 14esima commissione Politiche dell’Unione europea. “Sono qui – spiega ad askanews – a rappresentare Forza Italia in questa occasione così importante per dare un segnale forte di quanto possano essere negative le sanzioni nei confronti della Crimea. Sanzioni hanno creato grossi danni alla nostra economia, in senso lato. Particolarmente l’agricoltura ha pagato non solo in termini di fatturato ma anche di opportunità”. Amidei mette l’accento sui rapporti che legano “il nostro presidente Silvio Berlusconi a Vladimir Putin” pur notando che al momento le sanzioni bloccano gli investimenti occidentali in Crimea.

Nella delegazione compaiono molti leghisti: Stefano Valdegamberi, consigliere della Lista Zaia già protagonista di una precedente visita nell’ottobre scorso, seguita da askanews, il presidente del consiglio regionale Veneto Roberto Ciambetti, i consiglieri Luciano Sandonà e Andrea Bassi, il senatore della Lega Sergio Divina, il vice sindaco di Rovigo Ezio Conchi, che ha proposto un accordo tra la sua città e altri porti con Yalta.

Alcune decine gli imprenditori, giunti anche con il console onorario della Federazione russa nelle Marche Marco Ginesi, che spiega: “C’è una delegazione nutrita. Dal Veneto, da Bergamo, dalla Liguria, io vengo dalle Marche e ho una delegazione con me. Imprenditori italiani che nonostante l’atteggiamento della comunità internazionale hanno deciso di partecipare lo stesso, intuendo lo sviluppo che questi territori avranno in futuro”.

Ma la Crimea è diventato un nodo complicato dei rapporti con l’Occidente. Proprio quel nodo che sembra non potersi sbrogliare. La comunità internazionale, l’UE, la NATO e l’ONU non riconoscono l’annessione russa della Crimea, considerandolo un pericoloso punto di rottura per il diritto internazionale. Per molti è stato proprio con quel passo, che è iniziato l’isolamento per il Paese di Vladimir Putin.

Qualcun altro sostiene che la Crimea è sempre stata russa e attribuisce il passaggio all’Ucraina a un errore storico: quello che avrebbe commesso nel 1954 l’ucraino Nikita Khrushchev, quando era a capo dell’Urss, assegnando la penisola alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina: è l’argomento in mano anche ad alcuni partiti o movimenti di opposizione in Europa, che hanno scelto di sposare la causa russa, perché ormai non solo nelle presidenziali americane la Russia rappresenta un argomento chiave dello scontro politico.Tra questi anche la Lega Nord, il cui leader Matteo Salvini ha incontrato per la prima volta Putin a Milano a margine del vertice Asean (ottobre 2014) ed è poi apparso più di una volta a Mosca, diventando un volto conosciuto a questi paralleli. Come anche lo è il britannico Jeremy Corbyn. O dall’altra parte della barricata, la francese Marine Le Pen, la presidente del Front National e candidata all’Eliseo.

Ma al di là della politica dei partiti, c’è anche quella comunitaria e c’è il muro delle sanzioni che dividono la Crimea dal resto d’Europa. In conseguenza del non riconoscimento dell’UE, dell’annessione della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia, il Consiglio europeo ha imposto forti restrizioni alle relazioni economiche con questa area. Le misure comprendono un divieto di importazione di beni provenienti dalla Crimea e da Sebastopoli imposto nel giugno 2014 e restrizioni, introdotte nel luglio successivo, sugli scambi e gli investimenti relativi a taluni settori economici e progetti infrastrutturali. Inoltre, dal dicembre 2014 sono in vigore un divieto totale sugli investimenti e un divieto di prestazione di servizi turistici in Crimea. Sono vietate anche le esportazioni di altri beni essenziali per determinati settori, tra cui le attrezzature per l’esplorazione, la prospezione e la produzione di petrolio, gas e risorse minerarie. E il 17 giugno 2016, proprio mentre il premier Matteo Renzi si trovava ospite d’onore di Putin al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, il Consiglio ha prorogato tali misure fino al 23 giugno 2017.

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