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Giovedì 20 aprile 2017 - 15:07

Emmanuel Macron gioca la carta della novità per scalare l’Eliseo

Ex ministro Economia ha lanciato suo movimento centrista
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Parigi, 20 apr. (askanews) – Trentanove anni, mai eletto, “nè di destra né di sinistra”: Emmanuel Macron è diventato uno dei favoriti delle presidenziali francesi, scommettendo sul cambiamento in uno scenario politico che stenta a rinnovarsi. Accolto inizialmente con una certa reticenza, l’ex ministro dell’Economia del presidente socialista François Hollande (agosto 2014-2016) ha contraddetto chi vedeva in lui solo una “bolla” mediatica. Approfittando dei guai giudiziari del candidato della destra François Fillon – coinvolto in uno scandalo di presunti impieghi fittizi – e forte del sostegno di storici esponenti della politica d’oltralpe, come il centrista François Bayrou, il neofita Macron ha via via scalato i sondaggi. Al punto da rendere oggi più che plausibile l’ipotesi di un duello con la candidata di estrema destra Marine Le Pen al secondo turno del 7 maggio.

Ex alto funzionario formatosi all’Ena, la scuola delle elite, poi banchiere d’affari, Macron è entrato in politica nel 2012 come consigliere del presidente Hollande. Da questa esperienza all’ombra del potere, seguita da due anni al ministero dell’Economia, Macron sostiene di aver tratto una lezione importante: il malfunzionamento “del sistema politico attuale”. Una intuizione che ha spinto il giovane ministro a fondare all’inizio del 2016 il suo movimento, battezzato En Marche! – o EM come le sue iniziali – che rivendica ormai circa 200.000 aderenti. Poi sono seguite le dimissioni dal governo e la candidatura alle presidenziali su un programma di ispirazione sociale-liberale. Il suo leit-motiv: riconciliare “libertà e protezione”, riformando i sussidi per la disoccupazione o proponendo delle misure di discriminazione positiva nei quartieri in difficoltà. Ha promesso di occuparsi delle classi medie, “dimenticate” da destra e sinistra.

Il suo discorso “transpartisan”, liberale nel senso anglo-sassone del termine (sul piano economico ma anche sociale), piace ai giovani delle città e agli ambienti d’affari. Ma seduce meno le classi popolari o rurali, restie alla globalizzazione che difende. Lui stesso si definisce il candidato “della vera indignazione” e del rinnovamento contro le “solite facce” della classe politica “da 30 anni”. Europeista “convinto” ma con poca esperienza a livello internazionale, Macron ha cercato di rafforzare la sua immagine in tal senso con una trasferta in Libano a gennaio e con un incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel, a metà marzo a Berlino.

Al contrario dei suoi avversari, non nasconde la sua vista privata e in campagna elettorale si fa spesso affiancare dalla moglie Brigitte, sua ex professoressa di francese di vent’anni più grande. Ciò nonostante, si è trovato a dover smentire pubblicamente le voci di una sua presunta omosessualità girate per mesi sui social network.

Appassionato di filosofia e letteratura, Macron sognava di fare lo scrittore – conserva ancora nel cassetto un romanzo d’amore – ma oggi ammette che scrivere è “più duro” di fare politica. Dopo l’uscita dall’Ena nel 2004, ha collaborato con l’economista Jacques Attali, che già mesi fa non ha esitato a dire che aveva “la stoffa di un presidente della Repubblica”.

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