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Giovedì 23 marzo 2017 - 16:29

Russia-Ucraina, inquietante omicidio ex deputato russo a Kiev

Da cronaca rosa a nera: Voronenko freddato da spari alla nuca
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Mosca, 23 mar. (askanews) – Proprio mentre il mondo è concentrato sull’attentato di Londra, a Kiev si consuma un efferato omicidio per strada, in pieno centro. La vittima è Denis Voronenko, ex deputato della Duma di Stato russa, fuggito in Ucraina dopo aver criticato Vladimir Putin in televisione, ma anche in seguito a un’incriminazione per furto in Russia per una serie di affari davvero poco limpidi. Una violenza da far west: nella sparatoria i proiettili colpiscono non soltanto Voronenkov nella parte alta del corpo, ma anche la sua guardia del corpo e lo stesso killer. Le prime immgini sul luogo dell’assassinio, diffuse su Internet e attraverso i social sono agghiaccianti: mostrano tre corpi a terra, la polizia che scende dalla volante e una voce in sottofondo che dice in russo (non in ucraino): “ma insomma uno è ancora vivo, dove seno i soccorsi”. E poi ancora: “c’è un altro vivo, si muove ancora”. Quest’ultimo sarebbe il killer che morirà poi in ospedale, mentre a sopravvivere sarebbe satata la guardia del corpo di Voronenko. Il corpo della vittima invece giace immobile, supino. Una grossa chiazza rossa sul collo fa già capire che le ferite per l’ex deputato dei comunisti russi sono mortali.

UN AFFARE POLITICO. Immediate sono le reazioni del Cremlino e di Kiev, e di conseguenza le accuse politiche. Il presidente ucraino Petro Poroshenko punta il dito direttamente sulla Russia che a suo dire sarebbe il mandante dell’omicidio di colui che si era schierato contro l’annessione della Crimea, definendo il tutto “un atto di terrorismo di Stato di Mosca”. Il Cremlino attraverso il suo portavoce Dmitry Peskov, prima afferma che Putin è stato immediatamente messo al corrente, poi replica a Poroshenko, gelido: “assurdità”. Ma la bagarre continua anche ad altri livelli. Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Mari Zakharova dichiara che tanto Kiev farà di tutto perchè non si venga mai a sapere la verità. Mentre per la procura generale di Kiev è “una rappresaglia politica contro un avversario del Cremlino”. Le accuse vengono anche da un deputato dalla Crimea che accusa invece i servizi segreti ucraini.

UNO STRANO AFFARE UCRAINO. La storia di Voronenkov, marito di un’altra ex deputata Masha Maksakova, noto soprano, è davvero strana e ha avuto il suo punto di svolta quando Voronenko ha fatto un coming out antiputiniano diversi mesi orsono, in diretta tv, sul primo canale. Il conduttore cercava di togliergli la parola, ma Voronenko è riuscito comunque ad attaccare a parole il capo di stato, l’annessione della Crimea e paragonare la Russia di Putin alla Germania nazista. Qualcosa di strano davvero da parte di un parlamentare russo, dato che l’annessione della Crimea il 18 marzo 2014 venne sostenuta dall’intera Duma con un solo voto contrario: non quello di Voronenkov, ma quello di Ilya Ponomarev, poi fuggito in America. Il deputato ucciso oggi aveva poi puntato il dito contro una forzatura del suo partito: “Non ho votato, ma il Partito Comunista della Federazione Russa ha deciso di votare per l’adesione (annessione) della Crimea. Quindi, hanno votato per me, con la mia scheda, anche se non li ho mai autorizzati. Poi ho visto quali conseguenze gravi questa votazione aveva portato. Oggi penso che sia stato un terribile errore”, aveva poi dichiarato l’ex deputato in un’intervista. E proprio con Ponomarev, doveva incontrarsi Voronenkov oggi, secondo varie fonti.

UNO STRANO AFFARE RUSSO. La corte Basmanny di Mosca, il 3 marzo aveva emesso un ordine di arresto internazionale per Voronenkov, accusato di frode su larga scala con un gruppo organizzato e di organizzazione per la falsificazione sistematica del registro dello Stato delle persone giuridiche. In sostanza, secondo gli investigatori, nel 2011 Voronenkov attraverso numerosi raggiri si era impadronito di un edificio nel centro di Mosca del valore di 5 milioni di dollari. A questo erano poi seguite altre attività illecite. In passato l’Ufficio del Procuratore generale russo aveva rifiutato di lanciare un’indagine contro Voronenkov, raccomandata invece dal potente Comitato investigativo russo per sequestro illegale di proprietà a Mosca. A ottobre del 2016 la fuga di Voronenkov e Maksakova in Ucraina, e a dicembre 2016, l’assunzione della nazionalità ucraina.

LA CRONACA ROSA DIVENTA NERA. Non secondaria la storia che legava Voronenkov alla moglie Masha. Secondo l’entourage di quest’ultima il mandante sarebbe stato non politico, sarebbe coinvolto l’ex marito della cantante Vladimir Tyurin. Maria (o Masha come la chiamano in Russia) aveva davvero molto, prima di sposare Voronenkov nel 2015: un seggio alla Duma da parlamentare, che in Russia come altrove cambia la vita; un castello nella periferia chic di Mosca (Rubljovka), talmente accessoriato da avere anche un piccolo salone di bellezza interno; una carriera di bel canto con ruoli al Marinskij; figli, marito. Ora ha un marito morto, due figli minorenni in un Paese dal quale è scappata e dove ha lasciato anche una carriera solidissima. Dal 2011, era solista del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo con un direttore artistico di grande rilievo come Valery Gergiev, noto non solo per essere un artista di talento, ma anche per la bontà d’animo. Davvero uno strano destino quello di Maksakova. Dai drammi operistici, sul palcoscenico, al proprio.

LA “PERICOLOSA” VEDOVA. Masha, in un seminario tenuto a febbraio, dal partito di governo Russia Unita, in vista delle elezioni regionali, previste nel mese di settembre 2017, è stata definita “deputato traditore”: un caso, secondo i conferenzieri, anche “più pericoloso” dello stesso blogger di opposizione Aleksey Navalny, che in genere non è tenero negli attacchi al Cremlino.

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