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Venerdì 17 febbraio 2017 - 10:56

Libia, “niente da festeggiare” a Tripoli a 6 anni dalla rivolta

Molti temono imminenti scontri tra islamici e forze di Haftar
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Roma, 17 feb. (askanews) – Non c’è niente da festeggiare per gli abitanti di Tripoli, nel sesto anniversario della rivolta del 17 febbraio che portò la caduta del regime di Muammar Gheddafi, a fronte delle difficoltà quotidiane e del crescente timore che la città possa diventare presto teatro della resa dei conti tra le milizie islamiste e le forze del generale Khalifa Haftar.

“Non ho mai amato Gheddafi, ma fin dall’inizio ho pensato che fosse solo una cospirazione di altri Paesi per distruggere la Libia e prendersi le sue risorse”, ha detto al Libya Herald un abitante della capitale libica che si opponeva alla rivolta. “La rivoluzione è un principio a cui non rinuncerò mai, ma non festeggerò a causa delle orribili condizioni a cui stiamo assistendo, con donne stuprate e bambini rapiti – ha dichiarato un giornalista freelance, Mohamed Sultan – tutte le cose belle che avevamo creato sono state distrutte in nome della rivoluzione e della religione”.

Festeggiamenti formali sono in programma oggi a piazza dei Martiri, controllata dal governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj; da parte sua Khalifa Ghwell, premier del governo islamista protagonista negli ultimi mesi di diverse prove di forza nella capitale, ha annunciato la riapertura dall’aeroporto internazionale di Tripoli, rimasto danneggiato nelle violenze degli scorsi anni. Ghwell accusa il governo di Sarraj di tradire la rivoluzione in quando agente dell’Occidente.

“Sono stato privato di tante cose prima, ma non ho mai temuto la fame e l’insicurezza come oggi”, ha detto un avventore di un caffè nel centro di Tripoli, Adel Ben Suliman.

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