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Giovedì 16 febbraio 2017 - 07:34

Omicidio di Kim Jong Nam, arrestata una seconda donna in Malaysia

25enne con documento indonesiano. Corpo sarà consegnato a Pyongyang
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Kuala Lumpur, 16 feb. (askanews) – Una seconda donna sospettata di essere coinvolta nell’omicidio di Kim Jong Nam, il fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un, è stata arrestata oggi dalle autorità della Malaysia. Si tratta di Sti Aishah, una 25enne con passaporto indonesiano. Intanto, il vice primo ministro Ahmad Zahid Hamid ha confermato che la Malaysia restituirà alla Corea del Nord il corpo di Kim nonostante ci siano ancora “procedure da completare”. “Agevoleremo la richiesta di qualsiasi governo straniero anche se ci sono procedure da seguire. La nostra politica è che dobbiamo onorare i nostri rapporti bilaterali con un Paese straniero”, ha commentato.

Kim Jong-Nam è morto lunedi dopo essere stato aggredito da due donne nella hall delle partenze dell’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur: una gli avrebbe messo un fazzoletto sul volto, l’altra gli avrebbe spruzzato un liquido poi rivelatosi letale.

Secondo responsabili dei servizi segreti sudcoreani, Kim sarebbe stato avvelenato da agenti nordcoreani mentre si apprestava a prendere un aereo per Macao, regione amministrativa della Cina dove si trovava da diversi anni in esilio.

Ieri il giornale malaysiano in lingua cinese Oriental Daily ha riferito che sono cinque le persone nel mirino della polizia della Malaysia impegnata nell’inchiesta sull’omicidio. Numerosi altri fermi saranno compiuti nella giornata odierna, ha dichiarato questa mattina un responsabile della polizia locale, Tan Sri Noor Rahshid Ibrahim.

Intanto, oggi, sarà portata davanti a un tribunale locale la prima delle due donne fermate, Doan Thi Huong, una 28enne con passaporto vietnamita. Ma il capo della polizia dello Stato di Selangor, Abdul Samah Mat, ha spiegato che gli agenti hanno ottenuto un’ordinanza di detenzione di sette giorni per entrambe le donne arrestate.

Il New Straits Times ha rivelato ieri che éPyongyang si sarebbe opposta all’autopsia sul corpo di Kim Jong Nam. Tre auto dell’ambasciata nordcoreana a Kuala Lumpur sono state viste uscire dal Dipartimento di medicina legale dell’ospedale locale: i giornalisti hanno tentato di intervistare i funzionari, ma nessuno ha risposto. L’agenzia di stampa australiana Aap ha riferito che i diplomatici nordcoreani avrebbero fatto opposizione all’esame necroscopico, ma questa opposizione sarebbe stata respinta. Samath Mat ha comunque negato che i funzionari nordcoreani abbiano richiesto di evitare l’autopsia.

La protezione di cui Kim Jong Nam godeva in Cina, per quanto in Corea del Nord fosse caduto in disgrazia ormai da molti anni, è stata interpretata da diversi analisti come una forma di “pressione” sul riottoso fratellastro minore da parte di Pechino.

E’ noto che il presidente Xi Jinping detesta l’alleato così poco propenso ad accettare gli appelli alla prudenza della potenza vicina e principale finanziatrice del suo regime. I ripetuti test nucleari e balistici, l’ultimo dei quali solo pochi giorni fa, sarebbero avvenuti nonostante la contrarietà cinese, che non a caso ha approvato l’inasprimento delle sanzioni nei confronti di Pyongyang in consiglio di sicurezza Onu.

L’assassinio di Jong Nam, se verrà confermata la matrice, è il più importante di questo genere dopo l’esecuzione dello zio Jang Song Thaek, avvenuta nel 2013. Anche in quel caso gli osservatori di cose nordcoreane misero l’accento sui buoni rapporti che Jang intratteneva con Pechino.

Coa/Int9

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