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Martedì 14 febbraio 2017 - 14:43

Malta, lavoratori stranieri cercasi, ma può diventare un incubo: la storia di Slavica

Moltissima richiesta ma permessi difficili da ottenere e rischio sfruttamento
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Roma, 14 feb. (askanews) – Hotel, ristoranti, servizi, imprese di pulizie e edilizia. Settori con una cronica mancanza di lavoratori qualificati a Malta, la piccola isola del Mediterraneo che vive principalmente di turismo e che detiene la presidenza di turno dell’Unione europea. Una mancanza determinata da un lato dalla marcata inattività della forza lavoro femminile maltese, dall’altra dall’assenza di specializzazione e infine dai bassi salari offerti in molti settori. In questo quadro si apre una breccia: quella destinata all’arrivo dei lavoratori stranieri, sia europei che provenienti da Paesi terzi, costretti a condizioni di lavoro spesso illegali e al limite della schiavitù. Nel maggio 2016, secondo l’Ufficio del lavoro di Malta JobsPlus erano 32.169, dato che poi schizza in alto di consueto in estate. E nelle more di una continua domanda che eccede l’offerta, si inserisce anche la drammatica situazione di molti lavoratori che dai Balcani, per esempio dalla Serbia, arrivano a Malta senza un contratto, senza un permesso di lavoro e costretti a orari massacranti, sette giorni su sette, per una paga inferiore alla media.

Da qui parte anche la storia di Slavica Dakovic, 65enne tata e collaboratrice domestica, che viene contattata dalla società di pulizie Ozomalta che fornisce il personale alla società scandinava di giochi e scommesse online Betsson. Successivamente Slavica viene contattata direttamente da una manager della società di betting, Anika de Vilera, croata cresciuta in Serbia. De Vilera promette a Slavica una paga da 1.000 euro al mese, contratto in regola, assicurazione sanitaria e la copertura delle spese di viaggio da e per Belgrado una volta l’anno, vitto e alloggio. La 65enne arriva così ad agosto 2016 a Malta.

All’epoca però Slavica non poteva conoscere la storia criminale della de Vilera, condannata per frode in diversi Paesi (Germania e Croazia, tra gli altri). ‘Le ho creduto quando mi ha detto che sarei dovuta arrivare a Malta il più presto possibile con un visto turistico e che lei poi avrebbe pensato al resto – ha raccontato ad askanews Slavica – Ho pensato che sarei andata a lavorare per un impiego regolare per una persona rispettabile. L’ho pensato perché lavorava per una delle società di giochi online che di solito si assicurano che tutto sia corretto e legale con i loro dipendenti perché non vogliono problemi con le autorità. Ho pensato che Malta sarebbe stato un posto sicuro per me, ma invece ho vissuto l’esperienza più traumatica della mia vita, peggio della guerra a cui sono sopravvissuta in Serbia’.

La realtà che l’attendeva era ben diversa dalle aspettative: nessun contratto di lavoro registrato, nessuno stipendio dopo il primo mese di lavoro, minacce, percosse e urla a qualsiasi ora del giorno e della notte. ‘Rientrava dalle feste ad ogni ora – ha raccontato ancora Slavica – beveva tanto e rompeva tutto ciò che trovava per casa. Poi veniva nella mia stanza alle 4:00 di mattina, mi svegliava urlando che avevo rubato le sue cose, che invece aveva perso a qualche party perchè ubriaca. Ero così spaventata perché non ho mai rubato nulla in tutta la mia vita. Era lei che stava rubando a me! E allora ho iniziato a capire che non dovevo fare la tata, ma ero prigioniera, una schiava’.

De Vilera in diverse occasioni ha costretto Slavica a lavorare per altri dipendenti della Betsson, sempre senza paga, ed è stata lasciata sola, durante le trasferte non annunciate della sua datrice di lavoro, senza soldi, cibo o alcun mezzo di sostentamento. ‘Mi diceva sempre ‘domani sistemo tutto’, ma poi non succedeva niente e sono iniziati i maltrattamenti continui: non potevo uscire di casa, non dovevo rispondere al telefono o aprire la porta a nessuno. Il telefonino che mi aveva dato non aveva credito e non potevo chiamare, però lei poteva chiamare me’. Ma Slavica per paura non è riuscita a denunciarla, fino a quando, racconta il suo legale Joseph Mizzi, la sua situazione clinica non è diventata disastrosa, con dolore e infezioni ai denti. La donna, non potendo telefonare, ha atteso una chiamata del figlio che a sua volta ha avvertito quello che è poi diventato l’ex fidanzato di Anika e che ha portato Slavica a sue spese da un dentista.

‘Ho perso molti chili, stavo male. Dopo essere stata dal dentista non sono più riuscita a entrare in casa, perché Anika aveva cambiato le serrature, ma io avevo tutte le mie cose lì ed ero disperata’. De Vilera, ha rivelato ancora il legale, aveva poi detto di non dovere neanche un soldo alla colf perché aveva già affrontato le spese per cambiare la serratura.

L’avvocato maltese che segue Slavica ha già avviato le carte per la denuncia di de Vilera: i capi d’accusa sono sequestro di persona, maltrattamento, traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù, sfruttamento, frode, abuso di potere. Per alcuni di questi reati De Vilera rischia fino a 12 anni di prigione e multe da 4.658 euro a 11.646. Ma Anika non è nuova a queste situazioni. Nota in Germania e anche in Argentina, dove è stata condannata per frode, l’ex marito tedesco Venzuelano ha addirittura creato un sito internet per mettere in guardia chiunque dalla donna (www.anikadevilera.com). Vi sono elencate le truffe che ha perpetrato (per una di queste un Tribunale di Malta l’ha condannata a pagare 80mila euro), i referti sulla sua personalità disturbata riferiscono che si tratta di una donna, madre di due figli (avuti dai due mariti, a cui sono affidati), che soffre di ‘un disordine da personalità istrionica con tendenze paranoidi e anti-sociali e di un moderato stato depressivo’, ha scritto nel 2008 lo psichiatra del tribunale tedesco di Neuss, H.J. Althoff.

Intanto Betsson, che secondo fonti ben informate era a conoscenza dei precedenti di de Vilera (nonostante le società che operano nel settore del gioco e delle scommesse online e che hanno sede a Malta devono garantire che i propri dipendenti non abbiano precedenti) ha dichiarato ufficialmente che de Vilera ‘non lavora più per Betsson’, ha risposto a una richiesta di commento il capo della comunicazione Pia Rosin.

Tornando al quadro generale, è evidente che gli spiragli per la crescita dei lavoratori illegali e sfruttati rischia di allargarsi. A maggio 2016 i lavoratori stranieri a Malta, secondo i dati ufficiali, erano 32.169, di questi 23.053 da Paesi Ue e 8.588 da Paesi terzi. Di questi ancora 1.584 provenienti dalla Serbia (il doppio del 2015) e principalmente impiegati nel settore pulizie e accoglienza alberghiera, secondo i dati ufficiali forniti da Jobsplus. L’età media delle persone che arrivano per lavorare a Malta oscilla tra 20-35 e il 70% sono uomini. Secondo Jobsplus non esiste un numero certo dei lavoratori illegali, anche perché il lavoro nero si divide tra quello non dichiarato a quello di persone provenienti da Paesi terzi senza permesso di lavoro. Le ‘infrazioni’ totali sono state 3.468, non Ue 1.115 ( e ben 1.500 maltesi).

Il flusso di lavoratori stranieri è molto pronunciato in alcuni settori, come l’entertainment (29 %), i servizi professionali e supporto amministrativo (23%), hotel e ristorazione (21%). Ma perché i lavoratori, soprattutto quelli provenienti da Paesi terzi non Ue dovrebbero restare nel sommerso? Jobsplus spiega che per avere il permesso unico di Lavoro e Residenza, da richiedere a Department for Citizenship and Expatriate Affairs, il costo è di 280,5 euro. Il leader dei sindacati generali di Malta, Tony Zarb, ha dichiarato al Malta Today, che anche se il lavoro precario è una condizione comune a lavoratori Ue e non, quelli provenienti da Paesi terzi sono nella situazione peggiore: ‘Spesso lavoratori di Paesi terzi lavorano in nero e non denunciano perché hanno paura’.

‘Anche se recentemente i lavoratori da Paesi terzi erano presi in considerazione soltanto per lavori relativi alle pulizie, le cose stanno cambiando e le autorità hanno preso in considerazione i nostri suggerimenti’, ha dichiarato Agius Muscat, presidente dell’Associazione albergatori e ristoratori di Malta (MHRA). ‘Tra i problemi’ riguardanti il mondo del lavoro a Malta ci sono prima di tutto ‘la mancanza di forza lavoro e i ritardi nei permessi agli stranieri non Ue – ha aggiunto – Lo abbiamo spiegato alle autorità dicendo che la domanda eccede di molto l’offerta’.

‘Facilitare l’emissione dei permessi di lavoro ai lavoratori di Paesi terzi è una delle soluzioni – ha scritto Mark Bugeja, della Grant Thornton, una delle più grandi organizzazioni di assicurazioni e consulenza indipendenti – Il reclutamento di questi lavoratori è un processo burocratico che può durare anche nove mesi. Se il governo semplificasse i passaggi aiuterebbe i datori di lavoro. Un altro aspetto da migliorare è quello che riguarda le domande per i permessi di lavoro di lavoratori non Ue che già sono a Malta o di coloro che ritornano dopo una breve assenza’ che vengono trattati come i nuovi richiedenti.

La lentezza burocratica, le paghe base molto al di sotto della media Ue (media Ue 23,4 euro l’ora contro 12,3 euro l’ora a Malta), l’88% di pagamenti effettuati in contanti, rendono più facile lo sfruttamento dei lavoratori stranieri che non riescono a ottenere un permesso o non vengono messi in regola volontariamente dai datori di lavoro. I lavoratori serbi, che secondo fonti vicine alla comunità a Malta oscillano da 3.000 a diverse decine di migliaia a seconda della stagione, sono pagati appena 5 euro l’ora per lavorare nell’edilizia, nelle pulizie dell’industria alberghiera in particolare. ‘E’ un mix tossico di datori di lavoro senza scrupoli e istituzioni inefficienti e piene di burocrazia (alcune colpite da scandali per corruzione, come Identity Malta) – ha rivelato una fonte vicina alla comunità – le cui politiche cambiano arbitrariamente e collidono tra di loro’. Negli ultimi due anni sono state registrate oltre 3.000 irregolarità per lavoratori nei ristoranti e nei caffè delle località turistiche maltesi. Nei primi cinque mesi del 2016 sono stati registrati 108 lavoratori italiani irregolari, 107, bulgari e 80 serbi.

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