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Mercoledì 11 gennaio 2017 - 15:46

##Da Svezia accuse a Russia: anche da noi vogliono influenzare voto

E ridurre presenza NATO nel Baltico. Uno studio punta il dito
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Mosca, 11 gen. (askanews) – Non solo dagli Usa arrivano le accuse per la Russia. A puntare il dito questa volta è il Paese neutrale per eccellenza: la Svezia. L’Istituto di Relazioni Internazionali di Stoccolma, ha pubblicato un rapporto, che imputa a Mosca di condurre una campagna coordinata per influenzare l’opinione pubblica e il processo decisionale nel paese scandinavo, a pochi mesi dalle legislative. Nel mirino anche i media russi più innovativi come RT e Sputnik, che diffondono principalmente in lingua inglese. Insomma un vero e proprio scandalo internazionale, ma decisamente in tono più sommesso, rispetto alle indiscrezioni roventi e talora sguaiate, sui presunti rapporti tra il neo presidente Usa Donald Trump e il Cremlino. Ma benchè in uno stile chiaramente scandinavo, essenziale e minimal, ma la situazione, qualora dimostrata, sarebbe davvero allarmante.

Gli autori, i ricercatori Martin Kragh e Sebastian Asberg sono giunti alla conclusione che la parte russa ha utilizzato notizie fabbricate, documenti falsi e disinformazione. “In sintesi, si può concludere che l’obiettivo primario della politica russa verso la Svezia e il Mar Baltico più ampiamente, è quello di preservare lo status quo geostrategico, che si identifica con un ordine di sicurezza per ridurre al minimo la presenza della NATO nella regione” si legge nella prefazione del testo. Il tutto a un passo dal voto che si terrà in Svezia nel 2018.

Lo studio ha fatto tanto rumore che oggi Tagesspiegel delinea i punti chiave del rapporto, pubblicato la scorsa settimana sul sito della Taylor & Francis, casa editrice internazionale con sede nel Regno Unito. I ricercatori hanno concluso che “la Russia, a partire dal 2014, ha tentato di influenzare principalmente due processi: la cooperazione svedese con la NATO e il supporto all’Ucraina”. Da notare che la tradizionalmente neutrale Svezia ha aderito al programma della NATO “Partnership for Peace”, ed è presente in Afghanistan con 180 soldati.

Si parla inoltre di “offuscamento dei confini tra la diplomazia pubblica e misure attive”. Queste ultime sarebbero nel gergo del Kgb, i vecchi servizi sovietici, le attività di influenza segrete. “In questo lavoro, forniamo evidenza empirica su come Russia dal 2014 preferisce sempre di più misure attive verso la Svezia, un piccolo Paese in una regione europea geopoliticamente importante” si legge.

La questione è diventata non soltanto di dominio pubblico, ma si è trasformata in affare di stato a Stoccolma. Il primo ministro Stefan Löfven ha detto che non si può escludere la possibilità di tentativi della Russia per influenzare le prossime elezioni in Svezia. E contemporaneamente le accuse a Sputnik e ad altri organi di stampa governativi russi, sembrano ora mettere di fronte a un dilemma il sistema politico svedese, fondato su quattro pilastri, compresa la Legge Fondamentale di Libertà di Espressione.

Un quadro davvero complicato, al quale si aggiunge la complessa vicenda fra Stoccolma e Julian Assange, perseguito dalla giustizia svedese ormai da anni e considerato ora il cavallo di Troia nella libertà di stampa occidentale. Nonchè il ruolo di Wikileaks che è entrata nel merito delle ultime presidenziali americane, pubblicando una serie di scottanti indiscrezioni sul Partito Democratoco Usa. Assange peraltro ha una storia di rapporti con Rickard Falkvinge, il leader del Partito Pirata della Svezia, un movimento antisistema precursore di molti altri movimenti politici fortemente legati ai social network e alla rete, e ormai presenti in tutta Europa.

A proposito di Wikileaks, lo studio è dovizioso di particolari e descrive come “interessante” il nesso tra il sito e le azioni russe. “In Svezia, esponenti dell’ambiente di estrema destra (o ‘nuova destra’ / ‘identitarianism’ come a volte si identificano) hanno fondato la casa editrice Arktos, che ha pubblicato la traduzione in inglese del libro “La quarta teoria politica” (2012) dell’accademico russo e ideologo Aleandro Dugin, e la compagnia mineraria Wiking mineral, presumibilmente una fonte di finanziamento per le attività politiche del gruppo”. Si parla inoltre di “un cittadino svedese affiliato alla corrente ideologica antisemita e rappresentante di Wikileaks in Russia, Israel Shamir. Shamir scrive per il giornale Zavtra, diretto dall’ultranazionalista Alexander Prokhanov; un altro assiduo collaboratore di Zavtra è Alexander Borodai, il primo premier della autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk nel 2014”.

Shamir – personaggio contraddittorio, accusato da più parti di antisemitismo, eppure incluso nella “Shorter Jewish Encyclopedia” – avrebbe secondo lo studio commercializzato e offerto in vendita materiali giornalistici come un dossier sulla Bielorussia con informazioni su dissidenti e funzionari governativi a Minsk. “Il figlio di Shamir, Johannes Wahlström, era diventato, su consiglio di suo padre, rappresentante in Svezia per Wikileaks. Wahlström è conosciuto per un articolo: “Il regime di Israele controlla i media svedesi”; ha inoltre sostenuto che un importante obiettivo di politica estera per il governo degli Stati Uniti è quello di impedire alla Russia di sfidare il suo predominio globale”. I suoi articoli sono stati distribuiti grazie a “l’account ufficiale Twitter di Wikileaks, diffondendoli in tal modo a un pubblico globale”.

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