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Giovedì 15 dicembre 2016 - 08:11

Oggi esordio Gentiloni premier al Consiglio Ue a Bruxelles

Migranti al centro del vertice, il tema è suo forte. Alle 10 al Pse
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Bruxelles, 15 dic. (askanews) – Parte direttamente, e simbolicamente, dall’Europa, dal vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue che si tiene oggi a Bruxelles, l’attività di primo ministro nel pieno delle sue funzioni di Paolo Gentiloni, dopo il voto di fiducia di Camera e Senato ieri e oggi.

Il premier sarà a Bruxelles in mattinata, per partecipare, attorno alle 10, al vertice dei leader del Pse che tradizionalmente precede le riunioni del Consiglio europeo.

L’appuntamento con tutti i suoi colleghi dell’Ue è fissato per le 12.30, quando inizierà un summit che si annuncia particolarmente intenso (per via dei temi controversi in agenda, più che per il numero di decisioni attese) anche a causa del fatto che la sua durata, originariamente prevista in due giorni, è stata ridotta a una sola giornata dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

A Bruxelles non ci sono dubbi sul fatto che Gentiloni avrà un caldo e sentito benvenuto dagli altri capi di Stato e di governo e dalle istituzioni europee: la sua presenza al Consiglio europeo, pienamente legittimata dalla larga fiducia parlamentare già ottenuta, solo a pochi giorni dalle dimissioni di Matteo Renzi, ha vanificato il timore che la vittoria del “no” al referendum avrebbe innescato una nuova, drammatica fase di instabilità politica ed economico-finanziaria in Italia, con possibili conseguenze anche per l’Ue e per l’Eurozona.

“Nelle ultime 48 ore – hanno riferito nel pomeriggio fonti diplomatiche a Bruxelles – tutti i riscontri qui sono stati molto positivi”. Del modo in cui è stata risolta la crisi di governo in Italia “sono state apprezzate soprattutto la rapidità e il senso di continuità dell’azione di governo, e poi c’è molta stima nei confronti di Gentiloni, persona conosciuta e fidata per le istituzioni comunitarie e sul piano internazionale. E da questo punto di vista sono importanti anche i contatti personali” che il neo premier ha stabilito in questi due anni e mezzo in cui è stato ministro degli Esteri.

Inoltre, Gentiloni si ritroverà subito a discutere con i suoi colleghi di uno dei temi che conosce meglio e sui quali a lavorato di più, fin dall’inizio, in questi anni: la crisi migratoria in generale, e soprattutto l’iniziativa dei “migration compact”, che la Commissione europea ha fatto propria e sta ora sviluppando, con il sostegno dei Ventotto. I “migration compact” sono gli accordi di cooperazione, riammissione e sostegno economico strutturale fra l’Ue e i paesi di origine e di transito dei migranti, che sono nati da un’iniziativa italiana sotto la guida proprio di Gentiloni, e che mirano a concretizzare il concetto secondo il quale bisogna affrontare le “cause profonde” (“root causes”) dei fenomeni migratori.

Questi accordi sono in fase di sviluppo oggi con cinque paesi africani (Niger, Nigeria, Senegal, Mali ed Etiopia), alcuni dei quali (Mali, Niger, Senegal) Gentiloni ha visitato di recente.

Come dire che in questa materia il neo premier è “ferratissimo”, perché è “uno dei suoi cavalli di battaglia”, hanno confermato le fonti.

Ma non sarà questo il punto più difficile della discussione di oggi, bensì quello sulla riforma del regolamento di Dublino e sulla solidarietà fra gli Stati membri di fronte alla crisi migratoria, di cui alcuni paesi (quelli del gruppo Visegrad, Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) negano il principio stesso, rifiutandosi di accogliere le quote di rifugiati che spetterebbero loro secondo il meccanismo d’urgenza dei “ricollocamenti” (“relocation”) da Italia e Grecia.

Le “relocation” prospettano un meccanismo di redistribuzione degli oneri (oggi sulle sole spalle degli Stati membri in prima linea sui flussi migratori) che la riforma di Dublino dovrebbe rendere obbligatorio, automatico e permanente, e di cui invece i paesi di Visegrad non hanno alcuna intenzione di farsi carico. In questa difficile discussione, la Germania tenta di mediare e cerca un compromesso fra le due posizioni opposte, pressata dalla fretta di risolvere la questione prima delle elezioni politiche nazionali dell’autunno 2017. Ma l’Italia non può cedere di un millimetro, e Gentiloni sa che dovrà fare valere questa posizione di principio, che comprende una visione dell’Europa, dei suoi valori, dei suoi obiettivi e del suo futuro.

Sempre nel quadro della crisi migratoria, il Consiglio europeo discuterà anche dell’accordo con la Turchia, che sta funzionando bene nell’aver virtualmente bloccato la “rotta balcanica” dei migranti irregolari. I Ventotto cercheranno di preservare l’accordo nonostante i problemi dovuti all’involuzione autoritaria del regime di Recep Tayyp Erdogan ad Ankara. Non sarà facile, senza concedere la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi che Erdogan pretende in cambio, ma senza aver rispettato tutte le condizioni previste dal “benchmark” dell’accordo, e in particolare l’allineamento al diritto internazionale della definizione del reato di terrorismo, che oggi il presidente turco utilizza come strumento per criminalizzare e tacitare tutte le critiche e tutte le opposizioni. Il Consiglio europeo proporrà probabilmente, per prendere tempo, un vertice Ue-Turchia straordinario da tenersi in primavera.

Altri temi in discussione saranno la situazione in Siria e i rapporti con la Russia riguardo alla crisi in Ucraina (con l’insoddisfacente attuazione degli accordi di Minsk), una possibile soluzione per by-passare il “no” al referendum olandese sulla ratifica dell’accordo di associazione Ue-Ucraina, una discussione rapida sulla situazione economica con il presidente della Bce Mario Draghi e, infine, in una cena informale a 27 senza il primo ministro britannico Theresa May, lo stato di preparazione per i negoziati sulla Brexit, che dovrebbero essere innescati dalla notifica di Londra a marzo.

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