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Giovedì 1 dicembre 2016 - 18:30

Migranti, Sudan: Ue ci aiuti a controllare confine con la Libia

Ministro Esteri Ibrahim Ghandour: presto non saremo più in grado di sostenere costo
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Roma, 1 dic. (askanews) – Il Sudan sta controllando la frontiera con la Libia da quasi sei mesi, “completamente a proprie spese” per fermare i flussi migratori diretti in Europa, ma presto potrebbe non essere più in grado di sostenere tali costi. Per questo, ha detto il ministro degli Esteri sudanese Ibrahim Ghandour, Khartoum chiede che “la Comunità internazionale, e l’Unione europea in particolare, partecipino a questo sforzo”.

Il Sudan è Paese di origine e transito dei migranti del Corno d’Africa che sognano di raggiungere l’Europa partendo dalle coste libiche. Intervistato da askanews a margine del Forum Med 2016 in corso a Roma, organizzato dal ministero degli Esteri e dall’Ispi, il ministro ha tenuto a sottolineare che “con le poche risorse e tutti i problemi che abbiamo, stiamo finanziando completamente le nostre forze dispiegate al confine con la Libia da quasi sei mesi, poste in stato di allerta 24 ore al giorno, e recuperando molti giovani innocenti finito nelle mani delle bande dei trafficanti”.

Il Sudan ha anche avviato colloqui con il governo libico riconosciuto dalla Comunità internazionale e con i vicini Sud Sudan ed Etiopia per “replicare il modello di collaborazione con il Ciad per il controllo delle frontiere, che si è rivelato di successo”. Un modello che prevede il dispiegamento di forze congiunte, “per operare insieme, alternando la guida dell’operazioni, riducendo i costi e condividendo le informazioni”, ha spiegato. Tuttavia, “a causa dell’attuale situazione in Libia, al momento non è ancora possibile”.

“Il Sudan sta aiutando se stesso – ha riconosciuto il ministro – ma la Comunità internazionale, e l’Ue, dovrebbero partecipare a questo sforzo”. Anche l’Italia, con cui “già collaboriamo in questioni di antiterrorismo e stiamo iniziando a cooperare a livello economico”, “dovrebbe cooperare di più, con addestramento di personale e supporto tecnico nel controllo delle frontiere”. Perchè Khartoum potrebbe “presto non essere più in grado di sostenere tali costi. Abbiamo bisogno di aiuti finanziari e tecnici, che vengano revocate le sanzioni e sia alleggerito il peso del debito”, ha aggiunto. Il Sudan è sotto sanzioni da oltre 15 anni per presunto sostegno al terrorismo.

Ad oggi, l’Ue “non ha ancora versato” neanche i 100 milioni di euro annunciati lo scorso febbraio per progetti volti a migliorare le condizioni di vita di sfollati, migranti e comunità ospitanti presenti in Sudan, ha detto il ministro rispondendo a una domanda sui finanziamenti concessi nell’ambito del Fondo fiduciario per l’Africa lanciato al vertice sulla migrazione Ue-Africa del novembre 2015 di La Valletta, a Malta. Un summit che il ministro ha definito “proficuo”, ma “stiamo ancora aspettando che venga messo in atto quanto deciso”.

“L’Ue deve intervenire in maniera più decisa, se vuole tenere i problemi lontano dalle proprie frontiere – ha sottolineato Ghandour – noi non chiediamo di pagare per i nostri problemi, ma per la vostra sicurezza”.

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