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Lunedì 7 novembre 2016 - 15:37

Usa 2016: Clinton, Trump o.. nessuno? I tre scenari per la Casa Bianca

Hillary Clinton resta favorita negli ultimi sondaggi
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New York, 7 nov. (askanews) – Ultime ore di sondaggi, comizi, discussioni. Poi, nella notte tra martedì e mercoledì, conosceremo il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti. O forse no: gli scenari possibili per le elezioni più imprevedibili degli ultimi decenni sono infatti tre.

Sollevata dall’annuncio dell’Fbi, che non intende aprire una nuova indagine sul ‘caso e-mail’ che ha disturbato per mesi la sua campagna elettorale, Hillary Clinton resta favorita, secondo sondaggi e proiezioni.

La candidata democratica, per Real Clear Politics (RCP), avrebbe 203 voti elettorali (detti anche grandi elettori) al sicuro, contro i 164 per il rivale repubblicano, Donald Trump; questo significa che le basterebbe conquistare 67 dei 171 seggi in bilico per succedere al presidente Barack Obama. In pratica, le basterebbe conquistare, tra i 14 Stati in bilico, Florida (media RCP: +1 punto), Pennsylvania (+2,4 punti), Michigan (+4,7 punti) e New Hampshire (dove c’è appena stato il sorpasso di Trump, che ha 1,6 punti di vantaggio, ma l’ultimo sondaggio, non calcolato da RCP, assegna 11 punti di vantaggio a Clinton) per vincere.

Più difficile il percorso per arrivare alla Casa Bianca per Trump: per arrivare ai 270 voti elettorali, dovrebbe conquistare tutti gli Stati vinti da Mitt Romney (allora candidato del partito) nel 2012, più Colorado, Florida, Iowa, Ohio e New Hampshire. Oppure, perdendo la North Carolina (vinta da Romney quattro anni fa), dovrebbe conquistare Colorado, Florida, Iowa, Nevada, New Hampshire, Ohio e Wisconsin. Nel primo caso, otterrebbe 272 grandi elettori, nel secondo 273.

C’è infine, un ultimo scenario: nessuno dei due candidati con i 270 grandi elettori necessari per farsi eleggere.

Aritmeticamente, il pareggio è possibile: il presidente è votato dal Collegio elettorale, composto da 538 grandi elettori. Bisogna ricordare che gli elettori statunitensi non eleggono direttamente il presidente, ma i grandi elettori, divisi tra i 50 Stati (più il District of Columbia) in base alla popolazione: il candidato presidenziale che vince in uno Stato ottiene la totalità dei suoi grandi elettori (tranne in Maine e Nebraska), che poi eleggeranno il presidente; i sondaggi e alcuni degli ultimi scenari disegnati fanno pensare che non sia un’ipotesi da escludere completamente.

Il Washington Post, per esempio, ha disegnato due scenari che porterebbero Trump e Clinton al pareggio: il primo, con Trump vittorioso in cinque Stati conquistati da Obama nel 2012, ovvero Florida, Iowa, Nevada, New Hampshire e Ohio; il secondo, con la vittoria di Trump in Wisconsin, su cui i repubblicani sono sempre più ottimisti, senza il New Hampshire e il Nevada.

C’è poi un’altra possibilità, all’interno di questo terzo scenario, ovvero che nessuno dei candidati arrivi ai 270 voti necessari, pur in assenza di un pareggio: in questo caso, probabilmente, il merito sarebbe di Evan McMullin, l’unico candidato alternativo con reali chance di vittoria in uno Stato, lo Utah, che assegna 6 voti elettorali. In questo caso, come in caso di pareggio, l’elezione del 45esimo presidente degli Stati Uniti finirebbe in mano al Congresso, come stabilito dal dodicesimo emendamento della Costituzione, con la Camera incaricata di scegliere il presidente (con un voto per ogni Stato) e il Senato con il compito di eleggere il vicepresidente (con un voto per ogni senatore). Con questo scenario, sarebbe quasi certa la vittoria di Trump.

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