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Sabato 25 giugno 2016 - 15:25

Brexit, Ue a Londra: divorzio “veloce e non consensuale”

Moody's cambia outlook in negativo, oltre un milione di firme per nuovo referendum
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Roma 25 giu. (askanews) – Non sarà “divorzio consensuale”: meno di 48 ore dopo la “Brexit” i membri fondatori dell’Ue lanciano un avvertimento nei confronti del governo di Londra, mentre Moody’s cambia l’outlook del debito britannico da stabile a negativo, la Scozia avverte che un possibile secondo referendum di indipendenza è un’opzione “concreta” e la petizione per tornare alle urne sull’appartenenza britannica all’Ue ha ampiamente superato il milione di firme.

“Non è un divorzio consensuale, ma dopotutto non è stata neppureuna grande relazione amorosa”, ha affermato Jean-Claude Juncker, intervistato ieri in tarda serata dalla tv tedesca ARD. “Non capisco perchè il governo britannico abbia bisogno di aspettare sino ad ottobre per decidere se inviare o no la lettera di divorzio a Bruxelles. Vorrei riceverla subito”, ha aggiunto, riferendosi alle dichiarazioni del premier britannico David Cameron, che dopo la vittoria della Brexit al referendum di giovedì ha annunciato le sue dimissioni e l’intenzione di lasciare al prossimo capo di governo l’avvio dei negoziati per l’uscita dall’Ue.

Ma una seconda parola chiave da Bruxelles – e dagli altri Paesi membri – è “celerità”: Londra, ha ribadito anche oggi Juncker, deve presentare “immediatamente” la richiesta di applicazione dell’articolo 50 dei Trattati, ovvero l’avvio dei negoziati per lasciare l’Unione. “Noi diciamo qui, assieme, che questo processo (per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, ndr) deve cominciare il prima possibile”, ha detto il capo della diplomazia tedesca Frank-Walter Steinmeier, affiancato dai colleghi italiano Paolo Gentiloni, dal francese Jean-Marc Ayrault, l’olandese Bert Koender e il lussemburghese Jean Asselborn, ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori dell’Unione europea. I sei ministri si sono lasciati promettendo un’Europa “più forte” e che distingua tra Paesi “con diverse ambizioni”, ovvero un’Ue a due velocità.

Ayrault si è di fatto spinto ancora oltre ed ha chiesto che “nei prossimi giorni” a Londra si provveda alla nomina di un nuovo Primo ministro che gestisca l’uscita del Regno Unito al posto di un David Cameron già dimissionario e non certo in grado di imporre una qualsiasi politica al suo partito.

Dopo il premier, la seconda vittima istituzionale della Brexit è Jonathan Hill, commissario europeo alla Stabilità finanziaria, che ha annunciato le proprie dimissioni: “Visto che passiamo a una nuova fase, non credo che sia positivo continuare in qualità di commissario britannico come se non fosse successo nulla”, ha spiegato in un comunicato. Il capo dell’esecutivo Ue Juncker ha subito fatto sapere che ci sarà presto un nuovo membro britannico nella sua squadra, senza escludere l’assegnazione di un portafoglio. Sarà certamente una delega più ‘leggera’.

Come peraltro già ampiamente nelle previsioni, la “Brexit” ha rimesso in moto alche il motore dell’indipendentismo scozzese, che si è schierato massicciamente a favore della permanenza in Europa: un secondo referendum è ora “un’opzione concreta”, ha avvertito la First Minister scozzese, Nicola Sturgeon, al termine di una riunione del governo regionale.

Sturgeon ha assicurato di voler avviare “delle immediate discussioni con le istituzioni europee e gli altri Paesi membri dell’Ue per valutare tutte le possibili opzioni per proteggere il ruolo scozzese” in seno all’Europa; la First Minister non ha tuttavia offerto garanzie sulla celebrazione della consultazione od orizzonti temporali precisi: secondo gli ultimi sondaggi effettuato prima del voto di giovedì scorso di fatto l’opzione indipendentista non sarebbe stata maggioritaria anche in caso di “Brexit”.

Di fronte a questo scenario la “Brexit” ha già i suoi primi pentiti, cittadini britannici che vorrebbero non aver mai votato per l’uscita dall’Ue e ora fanno coming out su tv, giornali, suFacebook, soprattutto su Twitter, dove l’hashtag #Regrexit(Regret Brexit, pentiti della Brexit) sta raccogliendo messaggidi mortificati e preoccupati elettori.

I rimorsi del giorno dopo si sono riversati su Twitter, doveoltre a #Regrexit i pentiti si confessano e allarmano su#WhatHaveWeDone (Cosa abbiamo fatto), hashtag usato molto daigiovani, infuriati con le vecchie generazioni ritenuteresponsabili dell’esito della consultazione popolare. I numeriovviamente non sono sufficienti a ipotizzare un diverso risultato rispetto del referendum, ma danno il senso di una presa di coscienza, in questi casi tardiva, della portata della decisione, senza precedenti di lasciare l’Ue .

L’auspicio di poter votare di nuovo si concretizza in cifre,invece, nella petizione lanciata per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit e che stamattina ha superato la soglia del milione di sottoscrizioni: ne bastano 100mila per ottenere un dibattito parlamentare.

Altro caso emblematico è quello della Cornovaglia, i cui elettori hanno votato massicciamente a favroe della Brexit ma ora vogliono i milioni di euro fin qui assicurati dai sussidi di Bruxelles: il governo locale ha chiesto infatti “misure urgenti” per proteggere gli interessi della regione in sede europea, in modo da garantire gli stanziamenti che arrivano dall’Ue.

Ben 60 milioni l’anno nell’ultima decade, ha messo nero su bianco John Pollard, il leader del Consiglio della Cornovaglia, che ha esortato il governo londinese a “intraprendere iniziative urgenti per assicurare la protezione della posizione della Cornovaglia in ogni negoziato con l’Ue”.

Un comunicato pubblicato ieri sottolinea che i promotori dellacampagna Leave (Lasciare l’Ue) prima del referendum hannoassicurato che uscire dall’Unione non avrebbe avuto conseguenzeper i fondi già stanziati. Nel bilancio 2014-2020, allaCornovaglia sono stati riservati 592 milioni di euro in fondi diconvergenza per lo sviluppo, sottolineano le allarmate autoritàlocali, “se la Gran Bretagna lascia l’Ue prima del 2020, ilgoverno dovrebbe considerare seriamente a come garantire questofondo”.

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