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Mercoledì 8 giugno 2016 - 12:28

Ue verso rinnovo sanzioni. Mosca cerca “non amici, ma lobbisti”

Fonti prevedono sicura conferma. Ma ci sono crescenti divisioni
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Mosca, 8 giu. (askanews) – Unità di facciata, spaccatura sempre più profonda e meno nascosta. Per le sanzioni europee contro la Russia si prospetta un rinnovo di sei mesi a Bruxelles. Senza se e senza ma, benchè qualche Paese del blocco europeo meridionale un forse ce lo avrebbe messo volentieri e la Russia va in cerca “non di amici, ma di lobbisti”. Le misure europee, decise ormai due anni orsono, per la crisi ucraina, hanno fatto male. E anche le contromisure. Un esempio: solo l’embargo agroalimentare russo contro la UE e gli Stati Uniti è costato agli importatori stranieri 9,3 miliardi di dollari, secondo Mosca. Se il 28-29 giugno in Consiglio Europeo si prosegue sulla sulla strada scelta, potrebbe essere un nuovo danno da 3 o più miliardi, avvertono gli operatori economici.

In realtà anche l’embargo è stato rinnovato dal governo di Dmitri Medvedev sino alla fine del 2017, ma il presidente russo Vladimir Putin ha più volte sottolineato che la misura è una risposta alle sanzioni occidentali e una volta decadute queste, decadrebbe anche la rappresaglia.

Il punto come sempre per Bruxelles è “fare i compiti a casa”. E in questo senso si tratta dell’attuazione degli accordi di Minsk, per uscire dalla crisi ucraina. Mosca fa notare che non può fare da sola, che serve maggiore impegno da Kiev,e secondo fonti di Askanews “ormai anche i mediatori francesi e tedeschi iniziano a manifestare seria insoddisfazione non solo per quanto non compiuto dai russi, ma anche per quanto non fatto dagli ucraini”. Riforme ed elezioni, ad esempio, nell’elenco di Minsk sono due voci che verrebbero prima del controllo della frontiera russo-ucraina. Un segnale di buona volontà è stato la liberazione della pilota di elicotteri Nadja Savchenko, restituita a Kiev dai russi, in cambio di due prigionieri accusati di essere spie del comparto militare di Mosca. Lo scambio non rientra negli accordi e “Mosca ha fatto molta attenzione a presentare l’evento come un caso umanitario”, sottolinea un’altra fonte, ma sicuramente più d’uno lo ha letto come un segnale di buona volontà.

Non tutti i Paesi dell’Unione ovviamente sono su questa lunghezza d’onda. I baltici, la Polonia, la Svezia restano fieramante a favore delle sanzioni e non vogliono sentire ragioni. Ci sono poi quelli con una spaccatura politica evidente e talora trasversale: in Germania, il cancelliere tedesco Angela Merkel nel suo reiterare la necessità del rinnovo delle sanzioni deve fare i conti con la rurale Baviera, ma anche con una buona parte dei socialdemocratici: a partire da Frank-Walter Steinmeier, ministro degli Esteri tedesco e capogruppo SPD al Bundestag. E il motore economico dell’Europa potrebbe vedere giocare proprio sul tema sanzioni alla Russia, parte del futuro politico del Paese. Non a caso a Monaco di Baviera, la scorsa settimana, è stato firmato un accordo sugli investimenti tedeschi in Russia. Valore: 600 milioni di euro.

Tra gli scettici un numero crescente di Paesi Ue: Italia, ma anche Finlandia, Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Grecia, Spagna. Anche la Francia è politicamente spaccata sulle sanzioni. Un lungo articolo di Le Monde sull’argomento fa il quadro e sottolinea come la decisione sul rinnovo delle misure questa volta non sarà automatica e non verrà presa dagli ambasciatori, ma dai capi di stato e di governo. “Non è l’unica concessione ai Paesi più reticenti” scrive il quotidiano. “Due piste sono sotto esame, che permettono entrambe di inviare un avviso all’Ucraina i cui risultati sono pure giudicati insufficienti. Potrebbe trattarsi di un rinnovo delle sanzioni per un periodo di tre mesi soltanto, contro i sei abituali. Questa pista sembra oggi in concorrenza con un’altra soluzione, meno favorevole alla Russia: un prolungamento di sei mesi, mista alla possibilità di una cancellazione graduale, secondo i progressi registrati”.

La via dei tre mesi non emerge per la prima volta, anche se sembrerebbe già tramontata poichè, l’intero fronte occidentale riunito (Usa compresi) avrebbero già deciso, secondo fonti, per un rinnovo dell’impianto sanzionatorio di sei mesi, alla luce dei mancati risultati sugli accordi di Minsk. Ma quali speranze reali esistono, anche in futuro, di spuntare ogni voce del protocollo, deciso sotto l’egida del formato Normanno (Russia, Ucraina, Francia, Germania)? “Il rischio è che rimanga un conflitto congelato” scuote la testa una terza fonte.

Alla riunione del 28-29 giugno parteciperà anche il premier italiano Matteo Renzi, che per quella data sarà reduce dal Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, dove l’Italia è Paese ospite d’onore con un padiglione interamente dedicato, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia. Il viaggio è in preparazione da diversi mesi, con un’alta partecipazione di imprese italiane. Notizia di maggio: nella capitale degli zar arriverà anche Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea.

Qualcosa per il 28 sarà cambiato? Difficilmente. Anche se i contatti con Putin possono essere forieri di colpi di scena. E i russi dicono ormai apertamente che in Europa cercano “non amici, ma lobbisti”. Perchè secondo più di una fonte, vicina al comparto energetico russo, le sanzioni si possono sconfiggere solo così. In realtà sinora anche i mediatori scelti da Mosca, ossia Francia e Germania, non hanno portato grossi passi avanti. E benchè come dice un’altra fonte, “i francesi e i tedeschi sono molto gelosi del loro ruolo, tanto da ribadire che il formato normanno è chiuso e da non ammettere neppure gli americani”, per adesso l’unico risultato raggiunto è la Savchenko libera. Risultato sì, ma appunto fuori dal protocollo di Minsk.

Nel frattempo si registra anche una maggiore attività diplomatica statunitense per sbrogliare molti nodi della politica internazionale, Ucraina compresa, nell’ottica della “clean house”, ossia la casa pulita che il presidente Barack Obama vorrebbe lasciare con la fine del suo secondo mandato in autunno. E a differenza di due anni fa, attualmente, nonostante le difficoltà, il dialogo tra Mosca e Washington è molto intenso su tutti i fronti. Ma secondo le diverse voci ascoltate, anche questo non basta: “Il problema è più europeo di quanto si possa pensare, con tutti i minus della burocrazia di Bruxelles ma anche con tutti i vantaggi: le posizioni radicali vengono comunque smussate, proprio perchè metabolizzate attraverso il complesso organismo comunitario”, sottolinea chi chiede l’anonimato. E tuttavia, neppure una delle voci sentite, riesce a immaginarsi di arrivare a fine anno, senza sanzioni.

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