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Mercoledì 9 marzo 2016 - 18:08

Gentiloni rassicura: Italia prudente, nessuna avventura in Libia

Il ministro degli Esteri in Parlamento: nessun riscatto per gli ostaggi, massismo impegno per rientro salme
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Roma, 9 mar. (askanews) – “Fermezza, prudenza, responsabilità”.La linea del governo italiano sulla Libia non cambia. L’Italiapotrà intervenire solo “su richiesta di un governo legittimo” edopo avere avuto il via libera del Parlamento. “Lavoriamo perrispondere alle richieste di sicurezza del governo libico, nientedi più e niente di meno, nel rispetto della Costituzione, e lofaremo in seguito al via libera del Parlamento”, ha confermatooggi in Parlamento il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, cheha anche ricostruito la tragica vicenda del sequestro dei quattrotecnici italiani della Bonatti in Libia. Un sequestro -conclusosi con la tragica morte di Salvatore Failla e FaustoPiano e il rilascio di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno – che”non è riconducibile all’Isis” e per il quale “non è stato pagatoalcun riscatto”.
Il nostro Paese, insomma, continua a guardare con interesse a unaccordo sul governo unitario e rappresentativo di tutta la Libiae, al momento, nessuna decisione è stata valutata in opposizionea questa linea, come avrebbe confermato oggi al Copasir anche ilministro della Difesa, Roberta Pinotti. “Dobbiamo lavorare, ed èquello che il governo sta facendo con convinzione e con costanza,per perseguire questo obiettivo” di un governo di unità libico.”Questa è la sola base sulla quale è possibile lavorare”, haconfermato da parte sua Gentiloni, spiegando che l’Italialavorerà “nei prossimi giorni” con gli alleati per verificare se”c’è un’intesa di tutti” attorno all’obiettivo “di dare allamaggioranza” del parlamento di Tobruk “la possibilità” diapprovare il governo di unità nazionale libico. Domenica a Parigiè infatti prevista una riunione dei ministri degli Esteri diFrancia, Stati uniti, Italia, Regno unito, Germania e Unioneeuropea, consacrata alle crisi in Libia, Siria e Yemen.
Gentiloni ha quindi messo in guardia dai rischi di “confondere lalegittima difesa” dal terrorismo “con la stabilità della Libia”,spiegando che gli interventi militari “non sono la soluzione” perla stabilizzazione del Paese, anzi, “possono talvolta aggravareil problema”. E rispondendo a chi “snocciola numeri di soldatipronti a partire”, ha ricordato che la Libia “non è teatrofacile, per esibizioni muscolari”, “è grande sei volte l’Italia econta 200.000 uomini armati tra milizie ed eserciti”.
Certo, la minaccia dell’Isis è “reale”e l’Italia ha il “dovere” di “difendersi”. Ma il governo italianonon si lascerà trascinare in “avventure inutili e pericolose perla sicurezza nazionale”. Oggi ci sono circa 5.000 combattenti diDaesh in Libia, concentrati nell’area di Sirte, ma capaci dicompiere incursioni pericolose anche nell’area di Ras Lanuf e nelNordovest della Libia, ha riconosciuto Gentiloni. “Vedo benissimoil consolidarsi di Daesh in Libia”, nonché “il pericolo di unmacabro franchising” dell’Isis, e “da questa minacciaterroristica l’Italia deve difendersi e si difenderà come prevedel’articolo 52 della Costituzione”.
A questo proposito, Gentiloni ha ricordato al Senato che”operazioni di intelligence possono richiedere condizioni disicurezza assicurate da unità militari”. “Di tali operazioni”, sece ne saranno, “il Parlamento sarà informato tramite il Copasir”.Al momento, comunque, nessun componente delle forze specialiitaliane ha già messo piede in Libia, avrebbe confermato alCopasir il ministro Pinotti. Secondo Gentiloni, in ogni caso, “ilcontrasto al terrorismo deve basarsi su uno straordinario impegnoinformativo, su azioni circoscritte, risposte proporzionate allaminaccia effettiva e concordate con gli alleati”. “Ma non è dalcontrasto al terrorismo che possiamo attenderci lastabilizzazione della Libia”, ha puntualizzato.
Quanto alla “drammatica vicenda” dei quattro tecnici dellaBonatti sequestrati in Libia, Gentiloni ha chiesto al Parlamentodi mostrare l’immagine di “un’Italia coesa”, lasciando “allespalle bagarre e contrapposizioni di parte”. Confermando cheesistono ancora “molti punti oscuri”, il ministro ha spiegato che”non sono emersi elementi di riconducibilità a Daesh” e che “nonè mai giunta una rivendicazione” in proposito. Ricostruendo leultime fasi del sequestro, Gentiloni ha inoltre voluto “chiarireche non era stato pagato alcun riscatto”, che “non risulta fosseimminente la liberazione degli ostaggi” e che “non risulta sianostati ritrovati nel nascondiglio passaporti appartenenti adelementi di Daesh”.
I quattro ostaggi, secondo le evidenzeemerse finora, sono rimasti “sempre nelle mani dello stessogruppo durante tutta la durata del sequestro” ed avrebberocambiato “solo una volta il luogo della loro prigionia”, primadel 2 marzo. Sono risultate “non vere”, invece, le notizie fattefiltrare “per proprie finalità” dai sequestratori di unaseparazione o di un “passaggio di mano ad altri gruppi” di GinoPollicardo, Filippo Calcagno, Salvatore Failla e Fausto Piano,gli ultimi due rimasti tragicamente uccisi. Le loro salme sonoancora a Tripoli, dove da questa mattina è in corso l’autopsia,invisa alle famiglie e che l’Italia non è riuscita purtroppo aevitare. Gli “apparati di sicurezza” italiani sono “impegnantisul campo ancora in queste ore per il rientro delle salme”, hacommentato indirettamente Gentiloni, senza fare riferimentoesplicito all’autopsia. Ma è un dato di fatto l’ulteriore rinviodel rimpatrio dei feretri, che potrebbe avvenire in serata. “Lemodalità penose del rientro, il giocare sullo strazio dellefamiglie ripropongono la criticità e la gravità della situazionein Libia”.
Coa/Int9

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