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Domenica 13 dicembre 2015 - 12:12

Patto sul clima, da Parigi parte il nuovo sviluppo sostenibile

Siglato ieri tra 195 paesi è migliore chance per salvare pianeta
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Roma, 13 dic. (askanews) – Molta enfasi, senz’altro, ma uninequivocabile risultato: il patto sul clima siglato ieri allaCOP21 segna il punto di partenza verso uno sviluppo e un’economiasostenibili e cerca di recuperare il tempo perduto finora.Bisognerà adesso metterlo in opera – e questa è la vera sfida -con la stessa convinzione e collaborazione che ha mosso i 195paesi partecipanti alla Conferenza e con la consapevolezza chenon ci sono alternative a un cammino comune, se si vuole salvareil pianeta da un caos climatico irreversibile, come la scienzaprima, l’economia e politica dopo, hanno riconosciuto.
L’approvazione dell’accordo, avvenuta ieri dopo 12 giorni diintense trattative, è stata seguita da un lungo applausoliberatorio nella sala plenaria di Le Bourget. “L’accordo diParigi sul clima è stato adottato”, ha annunciato il presidentedella COP21, Laurent Fabius. “Questo è un piccolo martello – haaggiunto Fabius, facendo riferimento al martelletto usato inplenaria – ma può fare grandi cose”. L’annuncio dell’accordo èstato seguito da diversi minuti di standing ovation, abbracci epianti di gioia tra i delegati presenti nella sala. Sul podio èquindi salito anche il presidente francese Francois Hollande, cheha stretto le mani del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon edi Laurent Fabius, mentre il responsabile per il clima delleNazioni Unite Christiana Figueres e il capo negoziatore dellaFrancia Laurence Tubiana si sono scambiate un lungo abbraccio.”Siamo nella storia” ha detto a sua volta il ministrodell’ambiente italiano, Gian Luca Galletti, presente a Le Bourgetper tutto il periodo dei lavori. “E a questa storia hacontribuito anche l’Italia che sin dall’inizio con tutta l’Europaha creduto all’obiettivo ambiziosissimo di 1.5 gradi”.
“Il problema non è stato risolto”, ha dichiarato con realismo ilpresidente degli Stati Uniti Barack Obama, ma “l’accordo diParigi stabilisce una cornice a lungo termine di cui il mondo habisogno per risolvere la crisi climatica”. “Non ci sono névincenti né perdenti nelle conclusioni dell’accordo di Parigi -ha commentato il primo ministro indiano Narendra Modi – ha vintosolo la giustizia climatica e non stiamo tutti lavorando per unfuturo più verde”. Edna Molewa, ministro sudafricanodell’Ambiente, il cui Paese presiede il gruppo del G77+Cina (134paesi) ha parlato di “una svolta storica verso un mondo miglioree più sicuro”. Riflettendo il sentimento di molte ong – presentiin massa a Le Bourget – Greenpeace ha giudicato l’accordo una”svolta” che mette il settore delle energie fossili “sulla spondasbagliata della Storia”. Più cauta Oxfam, secondo la quale”l’accordo rappresenta un significativo passo in avanti, tuttavianon appare sufficiente a evitare un surriscaldamento globaleinferiore ai 3°C entro il 2050, né stanzia risorse finanziariesufficienti per l’adattamento al cambiamento climatico per iPaesi in via di sviluppo”.
Il testo adottato parte innanzituttoda un presupposto fondamentale: riconosce cioè che “ilcambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente epotenzialmente irreversibile per le società umane e per ilpianeta” e richiede pertanto “la massima cooperazione possibileda parte di tutti i Paesi” con l’obiettivo di “accelerare lariduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra”. Limato,corretto, affinato e rivisto questo testo rappresenta, come tuttisottolineano, solo l’inizio di un lungo percorso, l’architetturasu cui costruire la futura casa di uno sviluppo ambientalesostenibile. Naturalmente non soddisfa tutti, ma soddisfa molti esoprattutto rappresenta un’indicazione fondamentale, anche per ilmondo economico e finanziario: gli investimenti futuri, sevorranno avere profitti, dovranno guardare alle energiesostenibili non più al settore delle fossili e, come ha dettoanche il leader di Greenpeace commentando a caldo il progetto”mette all’angolo le multinazionali del petrolio”.
Nel testo dell’accordo, la cui entrata in vigore è prevista nel2020, è stato inserito già un obiettivo molto ambizioso, per ilquale si è battuto con forza anche la delegazione italiana nelcorso dei negoziati, vale a dire quello di contenere il rialzodella temperatura media globale “ben al di sotto dei 2 gradi”rispetto ai livelli preindustriali , “sforzandosi di raggiungere1,5 gradi”. E riconosce che il mondo deve raggiungere un piccodelle emissioni “il prima possibile” per arrivare alla neutralitàcarbonica nella seconda metà del secolo. Altro aspetto importanteè che il testo prevede un processo di revisione degli obiettivivolontari (Indc) che dovrà svolgersi ogni 5 anni, ma invita a undialogo facilitativo “a partire del 2018” così da arrivare al2020 già con nuovi indici; questo perché, secondo previsioniscientifiche concordanti, con gli attuali impegni si arriverebbecomunque a un rialzo delle temperature di quasi 3 gradi. Perquanto riguarda i finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenticlimatici dei paesi più vulnerabili si indica che i 100 miliardiannui già concordati di qui al 2020 siano un punto di partenza dacui muoversi per gli anni successivi. Infine il testo, cheintroduce il concetto di “giustizia climatica”, considera lacosiddetta differenziazione in termini dinamici, vale a dire chepur attribuendo ai paesi sviluppati la responsabilità delleemissioni finora accumulate, chiedendo loro di dare un sostegnoai paesi in via di sviluppo, chiama anche le potenze emergenti acontribuire, in misura del proprio sviluppo nazionale. Per quantoriguarda infine i controlli si prevede un sistema di “trasparenzarinforzata” che tiene conto anche delle differenze dellesituazioni dei diversi paesi.
Per entrare in vigore nel 2020, l’accordo dovrà essereratificato, accettato o approvato da almeno 55 paesi cherappresentano complessivamente almeno il 55% delle emissionimondiali di gas effetto serra.
Cls
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Cls
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