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Mercoledì 14 ottobre 2015 - 17:21

Da Expo allarme su inaridimento Lago Ciad: rischio bomba migranti

Se continuerà a ridursi costringerà molti africani a partire
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Rho, 14 ott. (askanews) – Parte da Expo 2015 l’allarme per l’inaridimento del Lago Ciad, bacino africano che in cinquant’anni ha perso più del 90 per cento della sua estensione. Fao, Cnr, Cia, Società geografica italiana, e Accademia nazionale delle scienze hanno infatti organizzato all’esposizione universale una conferenza internazionale nella quale è stata sottolineata l’importanza della salvaguardia del Lago, dal quale dipende la sopravvivenza di trenta milioni di persone. Molte di queste sono potenziali migranti forzati, ma la sparizione della quarta riserva d’acqua dolce del Continente nero rischia anche di provocare una crisi ambientale, ecologica e umana di enormi dimensioni.

“Dal punto di vista scientifico la situazione – ha detto il direttore dell’Isgi-Cnr Giuseppe Palmisano – è complessa e interessante, ma anche grave e preoccupante sul piano umano e sociale. Decine di migliaia di persone sono a rischio e l’inaridimento favorisce anche l’infiltrazione di gruppi terroristici, così come il land grabbing”. Le terre emerse dal progressivo prosciugamento, tra l’altro, sono molto fertili e ben utilizzate per l’agricoltura. Per questo l’ipotesi di sommergerle di nuovo deviando alcuni affluenti del fiume Congo rischia di rappresentare un ulteriore problema.

Di certo la situazione è complicata anche dal punto di vista giuridico, visto che sul lago si affacciano quattro Paesi (Ciad, Camerun, Nigeria e Niger). Per questo è stata creata la Commissione per il bacino, che sta svolgendo un ruolo di mediazione e coordinamento. La situazione è però “così grave e complessa anche dal punto di vista giuridico – ha proseguito Palmisano – che serve un interesse più ampio della comunità internazionale”. Un contesto nel quale anche l’Italia può avere un ruolo “rilevante”. Il primo progetto di bonifica firmato dalla cooperazione italiana, ha ricordato, risale a trent’anni fa, mentre, più di recente, si è mossa la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli di Romano Prodi.

“Questo lago – ha osservato a margine del convegno proprio l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea – sta scomparendo. Prima si poteva dire che si stava ritirando, oggi è diventato un decimo della sua dimensione primitiva. La popolazione intorno aumenta, raddoppierà in una generazione. È inutile stare a dare altri dati: il vero problema è che non c’è una coscienza collettiva di questo fatto. Il tentativo di attrarre l’attenzione delle organizzazioni internazionali ha avuto poco esito, i Paesi che stanno attorno non sono molto organizzati, Boko Haram e il terrorismo fanno il resto”. Per Prodi “lì c’è una specie di abbandono quindi è inutile descrivere il punto di partenza, la tragedia è il punto di arrivo. Non c’è alternativa all’esplosione di tutta la zona”.

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