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Lunedì 28 settembre 2015 - 11:44

Putin: gay in Russia vivono in pace, io stesso ne ho “premiati”

Ma i "bambini vanno lasciati in pace"
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Mosca, 28 set. (askanews) – “In Russia non perseguiamo nessuno”. Vladimir Putin difende la legge sulla propaganda gay, sottolineando che gli omosessuali in Russia sono trattati come gli altri, “lavorano, vivono in pace, ottengono promozioni” e lui stesso ne ha “premiato qualcuno” nel campo della scienza e delle arti. Così il presidente russo alla trasmissione “60 Minutes” della Cbs, ha difeso la norma, considerata antidemocratica dagli Usa: “Non vedo niente di anti-democratico in questo atto giuridico”, ha detto, spiegando che i “bambini vanno lasciati in pace”, dando “loro la possibilità di crescere, aiutarli a capire chi sono e decidere per se stessi. Si considerano un uomo o una donna? Un maschio o una femmina? Vogliono vivere in un matrimonio normale o uno non tradizionale? Non vedo alcuna violazione sui diritti degli omosessuali”, ha aggiunto.

Di fatto la norma vieta di mostrare in pubblico di atteggiamenti omosessuali, ed è stata aspramente criticata all’estero, ma è anche vero che nelle due capitali (Mosca e San Pietroburgo) la movida gay non è affatto particolarmente limitata: esistono locali, anche famosi, molto frequentati, i social network e le app per gli incontri funzionano attivamente ed funzionano persino compagnie di taxi ad hoc, per evitare brutti incontri con una fetta di popolazione che rimane comunque fortemente omofoba.

Le dichiarazioni di Putin, in coincidenza con il suo viaggio a New York, per la 70esima Assemblea generale dell’Onu, seguono di pochi giorni la telefonata (vera) del presidente russo a Elton John, che aveva criticato la posizione del Cremlino e aveva chiesto di parlare con Putin. Alle parole del cantante britannico, era seguito una burla da parte di due dj russi, che lo avevano chiamato fingendosi Putin. Successivamente il leader del Cremlino si è scusato personalmente con Sir Elton per lo scherzo da preti.

Va detto tuttavia che pochi giorni prima Putin aveva insignito il politico più omofobo di Russia, Vitaly Milonov, della medaglia “Per servizi resi alla Patria” (II grado). “Per una attività legislativa proficua e molti anni di lavoro coscienzioso”, si legge nel decreto presidenziale. Una mossa che evidentemente il presidente russo non ha fatto a caso. Il deputato del consiglio comunale di San Pietroburgo è conosciuto come l’autore della legge che vieta la propaganda dell’omosessualità in Russia. Oltre ad essere tra gli attivisti che si oppose al concerto di Madonna a San Pietroburgo, ritenendosi insultato la sua performance a sostegno degli omosessuali.

Va tuttavia anche sottolineato che le idee di Milonov fanno presa facilmente sulla componente omofoba della società russa, dove la maggioranza è contraria alle manifestazioni dell’orgoglio omosessuale. E comunque Milonov non è il primo politico a cavalcarne l’onda: il precedente sindaco di Mosca, Yurij Luzhkov, aveva più volte definito i Gay pride ‘opera del maligno’. Sotto Stalin essere gay era un reato, ma anche nel 1993 l’omosessualità, dopo la riforma generale del codice penale, era ancora contemplata nell’articolo 132, intitolato “omosessualità o soddisfazione di passione sessuale in altre forme pervertite”.

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