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Giovedì 9 luglio 2015 - 18:56

L’eco della crisi sulle isole greche tra timore e ottimismo

La cura per i turisti, il referendum, l'attesa di domenica
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Alonissos, 9 lug. (askanews) – ‘Queste isole furono create da un giovane gigante che, annoiandosi, lanciò alcuni sassi nel mare.Li lanciò in modo sporadico, da qui il nome Sporadi. Lanciava i sassi facendoli rimbalzare sull’acqua, come facciamo tutti al mare. Solo gli olandesi non sono abituati a farlo perché loro vivono sotto il livello del mare. Sono comunque brave persone gli olandesi, non sono tutti come Dijsselbloem’. Berretto blu, barba bianca, aria da lupo di mare, un inglese fluente, venato da marcato accento greco, imparato in lontani studi di economia in Inghilterra, il capitano della barca turistica fa un volo pindarico di qualche migliaio di anni, e trascina il gruppo di vacanzieri in costume, occhiali da sole e crema solare dai racconti del mito greco alla tragedia odierna della Grexit.Quando pronuncia il nome del presidente dell’eurogruppo, il ‘falco’ olandese Jeroen Dijsselbloem, italiani, francesi e inglesi presenti sul battello ridacchiano, un gruppetto di svedesi si guarda attorno, olandesi, se ce ne sono, non si manifestano.

Dalle Sporadi, come dalle altre isole greche, Bruxelles, Berlino, Francoforte, Washington appaiono lontane, e anche di Atene, delle sue piazze che si riempiono di manifestanti a ridosso del referendum convocato in tempi da record da Alexis Tsipras, delle code interminabili al bancomat proposte a ripetizione dai network internazionali, si ode solo l’eco. Quando, il 25 giugno, a Bruxelles si rompe la trattativa tra il premier di estrema sinistra e i maggiorenti europei, l’aria si fa più pesante. Un giorno non arriva il rifornimento di carburante, i benzinai alzano le braccia, ma il giorno dopo il problema è risolto.Davanti ai bancomat, dove i cittadini greci possono ritirare solo 60 euro al giorno (non gli stranieri o chi ha un conto all’estero), non si crea quasi mai la fila. E la stagione turistica fatica un po’ a decollare. Per scarsità di contante alcuni turisti greci cancellano la vacanza prenotata. I più informati degli isolani seguono attentamente il dibattito.Elena, studentessa di ingegneria che d’estate fa la cameriera in un locale su una spiaggia di Skopelos degna di un film, è perplessa: ‘Non sappiamo se credere a Schauble (Wolfgang Schauble, ministro delle finanze tedesche, ndr.) sull’Iva dei ristoranti, se alla fine sarà al 13 o al 23 per cento’. Le televisioni accese sui traghetti sono sintonizzate sui canali all-news. Qualche ristorante riduce il menù nell’incertezza di avere avventori a cena. I greci delle isole tradiscono a tratti uno sguardo preoccupato. Ma si ingegnano per accogliere i turisti nel modo migliore. C’è chi si è mosso con previdenza ed ha ritirato i soldi per pagare i rifornitori tutta la stagione.Altri per soddisfare i desideri dei turisti si fanno in quattro per preparare pasti con gli ingredienti più rari o inventarsi autisti e accompagnatori. Areti gestisce un albergo nell’isola di Skopelos, ma è in partenza per la Svezia, dove si è trasferita l’anno scorso per lavorare in un hotel perché, come molti altri greci, il lavoro in patria non basta. ‘Vorrei rimanere quià ma non posso’, commenta godendosi gli ultimi giorni di sole mediterraneo. Gli stranieri alle Sporadi vengono ricevuti con cordialità, un sospiro di sollievo e prezzi stracciati. Le tavole vengono imbandite in un baleno, su spiagge d’incanto bar e stabilimenti fanno a gara per accaparrarsi gli avventori, il mare cristallino viene solcato da barche che portano gli stranieri da una caletta incontaminata ad un isolotto dove nidificano i gabbiani. Pakis, il capitano del battello che fa il giro delle Sporadi, sospira come chi ne ha viste passare tante e attende che passi anche questa. ‘Nel corso dei secoli siamo stati dominati da romani, ottomanià adesso dal Fondo monetario internazionale e dalla Bceà’, sorride sornione. La vita va avanti. A Skiathos, l’isola più grande delle Sporadi, l’unica fornita di aeroporto internazionale, sul porto si trovano punti di ristoro per turisti organizzati dalla locale società di treghetti e denominata ‘Anti-stress zone’, come la didascalia ‘All stress related complaints will be forwarded to Angela Merkel’ (Ogni lamantela causata dallo stress verrà inoltrata ad Angela Merkel).

Quando il premier Tsipras convoca un referendum, per il cinque luglio, gli isolani delle Sporadi sono indecisi. Il garzone di un albergo di Skopelos è sintetico e chiaro: ‘Se votiamo no il rischio è che alla fine usciremo dall’euro, torneremo alla dracma e allora come importiamo beni di prima necessità come il gasolio?Ma se votiamo sì accettiamo condizioni che non sono più sostenibili’. Il padrone di un locale sul mare gli fa eco: ‘Non so se voterò sì o no. E’ una scelta tra due problemi. Ma di sicuro non abbiamo più soldi da tirare fuori’. Così come di sicuro la crisi che si avvita, l’allarmismo rilanciato dai mass media internazionali, non sempre realisticamente, preoccupa tutti i greci delle isole perché rischia di penalizzare una stagione turistica, proprio nel mezzo dell’estate, che è la principale fonte di guadagno in questo angolo di mondo. Il giorno del referendum ad Alonissos, come in tutta la Grecia, i seggi aprono alle sette. Il turista italiano che si affaccia alla sala delle urne viene salutato con un sorriso cordiale, e si può anche portare via una scheda per ricordo, mezzo foglio quattro per quattro scritto in greco con poche parole riconoscibili in inglese, ‘reforms for the completion of the current program and beyond’ e ‘premilinary debt sustainability analysis’. ‘Ho letto sui social network che l’Italia sostiene la Grecia’, dice, sorridente, il giovane scrutatore vestito con inappuntabile giacca e cravatta. A metà giornata è già chiaro l’andamento, nelle isole Sporadi l’incertezza non fa pendere la bilancia né per l’astensionismo, né per un testa a testa. ‘Su cinquecento elettori di questa sezione sono già venuti a votare più di duecentocinquanta persone, più delle elezioni di gennaio, ci aspettiamo di arrivare almeno a quattrocento. Il quesito è più cruciale dell’ultima volta che si è votato’, spiega con precisione la giovane scrutatrice in tacchi e tailleur nero.L’andirivieni di elettori è tranquillo ma continuo, chi esce dice di aver votato ‘no’. Cristina, con lucidità, spiega: ‘Avrei preferito non avere un referendum, ma voto no. Non possiamo più sostenere altre tasse’. Tsipras? ‘E’ giovane, meglio di chi c’era prima, penso che cerchi di migliorare le cose, speriamo che sia in grado di risolvere i problemi’. Yanis Varoufakis? La giovane donna fa un gesto con la mano che indica che il falmboyant ministro dell’economia sembra un po’ matto. Il giorno dopo si dimetterà. Una giovane coppia dice di aver votato no, ‘come la maggioranza delle persone su quest’isola’. E se vince il ‘no’ domani che vi aspettate che succeda? ‘Non lo sappiamo’, sussurrano prima di filare via. Una cosa è certa per chi va a votare: ‘Non vogliamo uscire dall’Europa, ma non possiamo starci alle condizioni che ci avevano prospettato’. Cosa hai votato?’No’, risponde Dimitris, ‘e adesso andiamo a bere ouzo per dimenticare i problemi’.

Qualche giorno dopo, Dimitris è dietro il bancone del suo locale nella città vecchia di Alonissos. ‘Le riforme sono necessarie, ma non possiamo pagare tutto e subito per politiche sbagliate dei decenni passati, quando i grandi partiti assumevano nel settore pubblico in cambio di voti. Ora non possiamo più sopportare altre tasse, facciamo fatica a tenere aperte le nostre attività, lavoriamo tanto, e non abbiamo soldi da spendere per comprare qualcosa per la famiglia o andare al ristorante. E’ un cane che si morde la coda, così l’economia non crescerà mai’. La Grecia uscirà dall’eurozona? ‘Non credo, anche perché non c’è solo la Grecia, ci sono anche altri paesi che hanno bisogno di meno austerità’. E domenica secondo te cosa succederà al vertice europeo di Bruxelles? ‘Non lo so, ma sono ottimista’. Non come l’anonimo che, mutuando l’augurio natalizio in inglese (Mery Christmas and a happy new year), ha scritto su un muro esterno di una scuola di Skopelos: ‘Mery crisis and a happy new fear’ (buona crisi e buona paura nuova).

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