Header Top
Logo
Lunedì 21 Ottobre 2019

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Esteri
  • Varoufakis, le 1.000 sparate e gaffe in 5 mesi da ministro

colonna Sinistra
Lunedì 6 luglio 2015 - 17:16

Varoufakis, le 1.000 sparate e gaffe in 5 mesi da ministro

Dall'ammissione di bancarotta alle mancate profezie sull'accordo
20150706_171642_6D68496C

Roma, 6 lug. (askanews) – Una faccia che buca lo schermo.Polemico e contestato, ma anche idolatrato e inseguito dai media in maniera quasi morbosa, dal primo all’ultimo giorno da ministro. E con tanto di colpo di scena finale, le dimissioni all’indomani del referendum della “rottura” con l’Ue. Già dal suo primo arrivo al Consiglio dei ministri, a bordo di una vistosa motocicletta, è stato subito chiaro che Yanis Varoufakis non sarebbe passato inosservato.
E’ stato paracadutato dal governo Syriza tra i ministri delle Finanze dell’area euro, abituati a ben altri toni e modo di presentarsi. Già prima di rilevare l’incarico, aveva coniato l’accusa di “fiscal waterboarding” – una versione della tortura dell’acqua inflitta durante gli interrogatori della Cia rivista sulle politiche di bilancio – lanciandola contro l’odiata “Troika”. Accusa che ripeteva su reti come Cnn e Bbc dove spesso compariva come ospite ed esperto di Grecia. E dove con ogni probabilità tornerà a breve (presumibilmente ora con un gettone di presenza moltiplicato).
E sempre in questi interventi televisivi aveva assicurato che c’erano “zero probabilità” di una uscita o una cacciata della Grecia fuori dall’euro. Il 26 gennaio, alla vigilia dell’ufficializzazione della sua nomina, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem aveva parlato di “buon inizio” di discussione con il nuovo ministro greco. Non sapeva quanto si sbagliava. Intanto Varoufakis dipingeva l’euro come una sorta di “Hotel California. Dove puoi pagare il conto quando vuoi ma non te ne puoi mai andare”.
In poche settimane Varoufakis ha portato all’esasperazione i suoi colleghi, anche per la disinvoltura con cui balzava da una posizione al suo opposto. Il 30 gennaio assicurava che la Grecia non avrebbe mai chiesto una proroga agli aiuti. Nemmeno quattro giorni dopo annunciava candidamente che Atene chiedeva “quattro, al massimo sei settimane per mettere a punto il programma di governo. Dopodiché un accordo ponte fino ai primi di giugno”.
Il giorno prima, il 2 febbraio si era presentato a Downing Street, ospite dell’ingessato George Osborne, ostentando un informale impermeabile scuro, senza cravatta, e un completo casual sempre scuro con una vistosa camicia blu elettrico, quasi sgargiante, indossata fuori dai pantaloni. “Ecco George Osborne che chiacchiera con un frequentatore di discoteche al termine di una notte brava – scriveva ironico il caporedattore Esteri del Guardian, David Byers -. Anzi no aspettate un attimo: si tratta del ministro delle Finanze greco”.
Per prendere in contropiede i tedeschi invece, piuttosto che sull’abbigliamento eccentrico, che magari sarebbe servito a poco, decise di fare leva su qualcosa di molto più sensibile alle loro orecchie di creditori. Varoufakis si definì “ministro delle Finanze di un Paese in bancarotta”, in una intervista a Die Zeit, alla vigilia di una visita a Berlino dove andava ad incontrato il suo omologo Wolfgang Schaeuble. La Germania è il maggiore creditore verso la Grecia tra i Paesi di Eurolandia.
Pochi giorni dopo, il 7 febbraio parlava di “vera e propria crisi umanitaria. Ci sono persone che dormono lungo le strade, che hanno fame, persone che avevano posti di lavoro, case, persino negozi, sino a due-tre anni fa e adesso non hanno niente”.
Lo stesso giorno poi, una sparata che fece infuriare l’italiano Pier Carlo Padoan. “Diciamocelo, la situazione del debito italiano è insostenibile”, disse Varoufakis ai microfoni di “Presa diretta” su Rai Tre. Salvo poi avere chiarimenti con il titolare di Via XX settembre e evitare di ripetere dichiarazioni simili.
Il 16 febbraio Varoufakis prometteva: niente “giochi” con Eurolandia. “Il fatto che io abbia passato così tanto tempo della mia precedente carriera accademica a studiare la teoria dei giochi, ha portato diversi commentatori a ipotizzare che possa prestarmi a bluff, stratagemmi e altri sotterfugi per cercare di vincere con carte deboli. Nulla di più sbagliato”.
A fine febbraio si riesce a trovare un accordo per prorogare la copertura degli aiuti Ue fino a fine giugno. A quel punto la Grecia inizia a fare melina e Varoufakis torna far parlare di sé soprattutto per i suoi exploit mediatici. Il 13 febbraio però incappa in una sorta di autogol, quando sul settimanale francese Paris Match compare un servizio in cui viene presentato come “l’eroe greco”, varie foto assieme alla moglie Danae Stratou sul terrazzo del loro attico con vista Partenone. Una “fotostoria” con pose “glamour”, prima e durante una cena romantica. Qualche giorno dopo dovrà ammettere di essersi “pentito” del servizio fotografico.
Ma questo non gli eviterà un nuovo e più pesante incidente diplomatico stavolta con la Germania. Paradossalmente stavolta partendo da una sua quasi non colpevolezza: una emittente tedesca ha ripescò un filmato risalente al 2013, in cui mostra in maniera abbastanza chiara il dito medio alla Germania. Varoufakis cercò di smentire, asserendo che era un video “contraffatto”. Ma le immagini apparivano abbastanza inequivocabili. A inasprire il tutto si aggiunse la finta autodenuncia di falso del presentatore Tv. Che successivamente rivelerà lo scherzo: il filmato non era stato manipolato.
Le accuse contro Varoufakis si moltiplicano fino a spingere il premier Alexis Tsipras a difenderlo dai “media europei che cercano di distruggerlo”. Il primo aprile piovono gli immancabili scherzi e false notizie, fino a fargli smentire di aver suggerito l’idea di adottare il Bitcoin come moneta ufficiale in caso di uscita dall’euro.
Alcune settimane dopo, al termine di una nuova fase inconcludente dei negoziati si assiste a quello che è stato l’inizio del vero e proprio showdown del ministro greco con i suoi omologhi. Il 24 aprile diverse fonti riferivano di pesantissimi attacchi nei suoi riguardi all’ennesimo Eurogruppo, con ministri che lo avrebbero definito “dilettante”, “perditempo” e “avventuriero”. Paradossalmente qualche giorno dopo, la notte del 28 aprile è stato stato bersagliato da ben altri contestatori. Un gruppo di anarchici greci che lo hanno minacciato e offeso in un ristorante di Atene, nel quartiere di Exarchia.
Varoufakis però non demorde. Il 7 maggio profetizza alla Bbc un successo dei negoziati “certamente entro due settimane”, ma prima “arriveremo fino all’orlo del precipizio”.
In realtà nelle ultimissime fasi la sua posizione era stata ridimensionata dalla nomina di un nuovo capo negoziatore, e dalle continue incursioni del premier Tsipras in prima persona sulle trattative. Tuttavia il ministro era tornato molto attivo all’avvicinarsi del referendum,. Alla vigilia del voto era arrivato ad accusare i creditori internazionali di “terrorismo”.”Quello che Bruxelles e la Troika vogliono è che vinca il sì, per poter umiliare i greci”. Diventava così sempre più difficile continuare a mandarlo a cercare di riprendere un nuovo negoziato reso non certo più facile da questo referendum. E forse non ha nemmeno aiutato una delle ultime sparate del ministro centauro.Un messaggio su Twitter in cui sosteneva che si poteva trovare un accordo entro 24 ore dopo il voto. Infine le dimissioni. L’ultimo colpo di scena.
Voz
MAZ

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
[an error occurred while processing this directive]
Torna su