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Giovedì 28 maggio 2015 - 14:12

Fallico (Intesa Sp): “Italia non perda il treno che va a Est”

Lo spostamento dell'asse economico può danneggiare l'economia
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Roma, 28 mag. (askanews) – Lo spostamento ad Est, lontano dall’Europa, del baricentro economico mondiale danneggerà l’intero sistema economico italiano, se il Paese non sarà in grado di salire sul treno di questa nuova realtà: ne è convinto Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia, che ha commentato i dati emersi nel Seminario eurasiatico, organizzato a Roma da Conoscere Eurasia e dal Forum Economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo Studio legale Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners.

In una previsione a breve termine “quello che è certo è che anche se molto lentamente si andrà sempre più ad Est. Ci sono molti Paesi che potranno avere un ruolo importante in questo spostamento, c’è una comunità di interessi nell’area: c’è la Cina, ovviamente la Russia, l’ex Asia centrale sovietica ma addirittura delle propaggini anche in India”.

Gli investimenti esteri diretti delle imprese italiane nell’area nel 2013 erano di 7,3 miliardi di euro, un capitale ingente da preservare. “Tutto il sistema economico italiano deve guardare con preoccupazione a questo spostamento. Partendo dal settore delle infrastrutture e dell’ingegneria, fino ai prodotti di tecnologia avanzata e il manifatturiero. Se non riusciremo ad agganciare il treno – ha sottolineato Fallico – ne soffrirà tutta la nostra economia. Ci sono ancora le possibilità per entrare nel trend, è un filone aperto. Per farlo, però, il business italiano deve rappresentare i propri interessi a livello di politica internazionale. L’Italia deve fare la propria parte ma è l’Europa nel suo complesso che deve fare un atto coraggioso e perseguire i propri interessi. Le aziende europee e italiane non possono permettersi di perdere occasioni di sviluppo e di business”.

Nel corso del suo intervento al Seminario il presidente di Banca Intesa Russia ha aggiunto che in questo quadro “l’Unione Eurasiatica è un attore strategico e di rilievo che sta avanzando nonostante il perseverare del clima di tensione attuato dalla sanzioni contro la Russia, provocando danni ingenti alle imprese europee e italiane. Queste ultime nel 2014 hanno perso 1,25 miliardi di euro del loro export. Una parabola discendente che purtroppo continua anche in questi primi mesi del 2015, con un primo trimestre che ha visto le nostre esportazioni raggiungere il meno 29,3%”.

Secondo la direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, che ha elaborato i dati Istat, l’interscambio commerciale tra il nostro Paese e l’Unione Economica Eurasiatica a 4 (Russia, Kazakistan, Bielurussia e Armenia) si è fermato a circa 30 miliardi di euro, in flessione del 18% rispetto al 2013. E l’inizio del 2015 (primo bimestre), ritrae un ulteriore deterioramento degli scambi commerciali, con le importazioni a -30% e le nostre esportazioni calate di oltre il 31%.

“La Russia non chiude a nessuno, in questo regime di sanzioni possiamo essere una barriera o un ponte verso Est, ed è proprio questo che vogliamo essere, nonostante a causa delle tensioni a fine anno saranno molti i miliardi di euro che andranno perduti nell’interscambio tra Italia e Russia”, ha detto l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov intervenendo al Seminario. “Nonostante il totale raffreddamento tra Ue e il nostro Paese – ha proseguito Razov – ci sono molti segnali ‘pratici’ nei rapporti bilaterali: dopo la visita del presidente Renzi a Mosca, nei prossimi giorni arriverà il ministro degli Esteri Gentiloni e, il 10 giugno, il presidente Putin sarà a Expo”.

Per il presidente della V Commissione della Camera Francesco Boccia, intervenuto al seminaario, “sin dall’inizio sono stato fortemente contrario alle sanzioni. Lo ero prima e lo sono ancora oggi anche se comprendo la complessità che devono affrontare Renzi e la Mogherini. Ritengo, però, che la Russia e l’Eurasia siano un naturale approdo per gli interessi dell’Ue. Pensare a un’Ue senza la Russia significherebbe abdicare all’evoluzione dei rapporti economici globali. Oggi non ci devono essere le condizioni storiche, umane, politiche, sociali e tecnologiche per vivere a blocchi contrapposti”.

Le sanzioni imposte alla Russia, però, hanno lasciato spazio di manovra e di business ad alcune imprese italiane, che hanno saputo sfruttare il momento, ha sottolineato Pierluigi Monceri , direttore regionale Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna di Intesa Sanpaolo. “Nel 2014 le sanzioni hanno inciso in maniera minima sulla perdita delle nostre esportazioni (solo per il 5%), quello che ha pesato di più è stata la svalutazione del rublo, la recessione dell’economia russa e il prezzo del petrolio. Nella crisi, però, c’è stato chi ha sorriso – ha spiegato Monceri – si tratta di 33 province italiane che hanno recuperato opportunità e registrato un aumento dei flussi di esport verso la Russia. Nei primi tre posti Genova, Ravenna e Trieste che hanno realizzato buoni risultati nel settore della meccanica. Inoltre una menzione a parte, nell’interscambio italo-russo, va al crescente numero di turisti russi in Italia (la presenza è quasi raddoppiata tra il 2008 e il 2013), che, in particolare in Sardegna, è riuscito a colmare il vuoto di presenze lasciato dalla crisi”.

Tornando all’Unione economica Eurasiatica nel suo complesso, l’Italia è il secondo fornitore europeo dopo la Germania, grazie alle esportazioni di macchinari e apparecchi elettrici ed elettronici (40%), di prodotti del tessile e dell’abbigliamento (20%), di prodotti agricoli e alimentari (6,2%). Inoltre l’area eurasiatica, che conta circa 170 milioni di abitanti, acquista il 4,6% del comparto moda esportato dall’Italia, il 4,5% dei macchinari meccanici e il 4% di manufatti (mobili, prodotti per l’arredamento, gioielleria). Nel 2014 secondo la Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo le variazioni annue più significative nell’import tra Italia e Ueea si sono registrate nei prodotti minerari, -25% e nei petroliferi -29%, mentre tra le esportazioni ci sono state contrazioni nei mezzi di traporto (-49%) e nel tessile e abbigliamento con un -16%.

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