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Sabato 2 maggio 2015 - 08:01

Baltimora: Marilyn Mosby, il procuratore di ferro

Promette giustizia ma c'è chi vuole farla fuori dal suo incarico
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Roma 2 mag. (askanews) – Già prima di diventare il più giovane procuratore di ogni principale città d’America, Marilyn J. Mosby aveva usato toni duri contro il modo in cui il sistema della giustizia penale della nazione aveva gestito i casi di maltrattamento di afroamericani da parte della polizia. Ieri, da Baltimora, la città di cui è procuratore per lo stato del Maryland da meno di quattro mesi, Mosby è tornata a usare toni duri, questa volta contro il comportamento degli agenti che hanno illegalmente arrestato Freddie Gray e che di fatto lo hanno ucciso.

Trentacinque anni, afroamericana figlia e nipote di agenti di polizia, con quei toni ha saputo cambiare l’umore di una città dove la tensione è rimasta altissima per quasi due settimane ed è esplosa lunedì scorso con scontri, saccheggi e distruzioni. Con quei toni ha saputo riportare un senso di sollievo e gratitudine in una mossa da molti vista come storica. Contemporaneamente però ha sollevato le critiche per avere agito forse troppo velocemente e per non avere l’esperienza per gestire un caso simile. Eppure lei è determinata.

A ottobre, mentre era alla Tuskegee University in Alabama, aveva detto: “Sono passati 78 giorni da quando un agente ha sparato in mezzo alla strada a Michael Brown”, il 18enne afroamericano deceduto lo scorso 9 agosto per i colpi sparati dal bianco Darren Wilson a Ferguson, in Missouri. “Sono passati 101 giorni da quando Eric Garner è stato soffocato fino alla morte a New York da un agente e sono passati 54 giorni da quando un anatomopatologo ha stabilito che quell’incidente era un omicidio. In nessun caso c’è stata una incriminazione”, dichiarò nella stessa occasione.

Con la decisione di ieri di incriminare i sei agenti coinvolti nel caso Gray, che ha subito danni alla spina dorsale mentre si trovava in custodia della polizia, Mosby ha deciso di cambiare rotta. E lo ha fatto rivolgendosi direttamente alla città che ha applaudito alle sue dichiarazioni e alle forze dell’ordine rappresentate da un sindacato che ha già chiesto l’insediamento di un procuratore speciale al suo posto. “Al popolo di Baltimora e ai dimostranti in America, capisco le vostre richieste e il vostro motto ‘no giustizia, no pace'”.

Ha però aggiunto: “La vostra pace è necessaria mentre lavoro per portare giustizia facendo le veci di questo giovane[Gray]. A coloro che sono arrabbiati o feriti o che hanno subito ingiustizie, insisto affinché indirizzino le loro energie in modo pacifico”. E agli agenti ha spiegato: “La brutalità della polizia non ha scuse. Porterò giustizia in modo giusto anche su coloro che indossano il distintivo”.

Mosby ha parlato in modo spedito, con la stessa decisione con cui intende usare il pugno di ferro contro il crimine violento e allo stesso tempo contro la cattiva condotta degli agenti di polizia. Non tutti però. La giovane donna ha tenuto a precisare che “le accuse contro questi sei agenti non sono un’incriminazione per l’intera forza dell’ordine”. Anche perché, come lei stessa ha precisato, la polizia è fatta di brava persone. Come il padre, la madre, due zii e il nonno, tutti poliziotti. Il nonno in particolare fondò la prima associazione di agenti afroamericani in Massachusetts. L’esperienza di Mosby con le forze dell’ordine non si limita a questi legami famigliari. Mentre cresceva a Boston, un cugino 17enne fu scambiato per un trafficante di droga e ucciso fuori dalla casa di lei da un altro 17enne.

Chi la critica cita la sua relazione con William H. “Billy” Murphy Jr., il legale che rappresenta la famiglia Gray. Quest’ultimo ha contribuito alla campagna di Mosby per diventare procuratore donando 5mila dollari. Inoltre, il marito, Nick Mosby, è membro del Consiglio comunale di Baltimora e rappresenta proprio il quartiere dove Gray fu arrestato. Non a caso durante la conferenza stampa di ieri le è stato chiesto se l’incarico del marito fosse fonte di un conflitto di interesse. Lei ha negato. Kurt Schmoke – ex sindaco della città, il primo afroamericano a ricoprire tale ruolo – l’ha difesa: “Non c’è motivo per mettere in dubbio la sua integrità o la sua indipendenza in questo caso”.

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