Header Top
Logo
Venerdì 17 Novembre 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Esteri
  • Isis, il Califfato del terrore grande quasi come l’Italia

colonna Sinistra
Domenica 1 febbraio 2015 - 13:16

Isis, il Califfato del terrore grande quasi come l’Italia

Come sono organizzati e dove vivono i jihadisti che spaventano il mondo
20150201_131605_71B1EBAF

Roma, 1 feb. (askanews) – Il Califfato islamico che vuoleconquistare Roma, occupa già un’area grande quanto quasi l’interal’Italia ad eccezione delle isole. Uno ‘Stato’ con un territoriodi circa 270mila chilometri quadrati e una popolazione di quasi11 milioni di abitanti. Uno stato guidato da un ‘Califfo’carismatico alla guida di un ‘governo’ con tanto di ministeri: daquello della Guerra all’Istruzione, Informazione, Giustizia finoa un dicastero dell’economia e una sua legge finanziaria. Ecco,punto per punto, le caratteristiche del primo Stato islamico,secondo le informazioni raccolte da Askanews.
TERRITORIO E POPOLAZIONELo Stato islamico di Iraq e Levante si estende da est di Aleppoin Siria fino a Fallujah, a 60 chilometri a est della capitaleirachena Baghdad. Un territorio con una continuità geografica,anche se dai confini variabili, con circa 270 mila chilometriquadrati: 100mila in Siria e 170mila in Iraq. Insomma, quasi lametà dell’intera superficie della Siria e oltre il 40% di quellairachena. Da notare che lo Stato Islamico è 12 volte più estesodello Stato d’Israele.
Lo Stato Islamico non crede agli accordi di ‘Sykes-Picot’, concui nel 1916 Regno Unito e Francia si divisero le sfere diinfluenza in Medio Oriente dopo la sconfitta dell’ImperoOttomano, con l’Iraq ad amministrazione britannica e Siria sottodominio francese. Nell’agosto 2014, con la massima espansioneterritoriale del Califfato, gli uomini di Abu Omar al Baghdadi,hanno infatti abbattuto fisicamente le barriere di confine e orail passaggio tra Siria e Iraq è libero e avviene senza passaportio visti.
Negli ultimi mesi l’Isis ha perso il controllo su alcuniterritori come la provincia di Diyala e alcune località dellaprovincia di al Anbar. Tuttavia l’Isis controlla ancoratotalmente o in parte sette province: Al Anbar, Salhuddine,Ninive in Iraq, per un totale di abitanti stimata in 8 milioni dipersone; Hama, Aleppo, Hassakè, Raqqa e Dier al Zour in Siria,con una popolazione di circa 3 milioni di abitanti, per un totaledi 11 milioni di persone, tre di più degli abitanti di Israele.
INFORMAZIONEInternet è uno dei campi di battaglia fondamentali del Califfatoche alle pratiche medioevali delle teste mozzate, affianca unsapiente uso della comunicazione con tanto di rivista ufficiale,radio e persino il progetto di una televisione. I social mediasono il principale veicolo d’informazione dello Stato: bastaguardare i profili Facebook, Instagram e Twitter dei combattentidella jihad per comprenderne l’efficacia. Ma i social più usatiper il reclutamento alla guerra Santa sono Kick e Ask.fm,applicazioni che consentono di scambiarsi messaggi in formaanonima. Per le comunicazioni vocali invece vengono preferitiSkype e Viber. Strumento di questa strategia è anche un’app inlingua araba per Twitter, denominata ‘Dawn’ utilizzabile sul webo sui dispositivi mobili che impiegano il sistema operativoAndroid. L’app posta i tweet di Isis sull’account degli utenti erilancia proclami e video propagandistici.
L’app ha cominciato a diffondersi in aprile, ma è stato solo conla recente offensiva dell’Isil contro Mosul che si è avuto unautentico boom, raggiungendo picchi di 40mila Tweet in un giorno.’Grazie ad Allah esistono Facebook e Twitter’, avevano postatoalcuni islamisti per celebrare la loro liberazione dai mezzid’informazioni ufficiali come la stessa tv satellitare alJazeera, che comunque non ha mai lesinato informazioni,interviste e reportage sulla galassia jihadista.
In rete circola anche un rivista in Pdf molto curata nell’aspettoe nella grafica, destinata probabilmente alla stampa perraggiungere anche chi non è connesso. ‘Dabiq’ (dal nome di unacittadina della Siria dove secondo il Corano dovrebbe svolgersila battaglia finale dell’Islam), è la rivista ufficiale, il primonumero della quale è uscito in rete con il titolo ‘The return ofKhilafah’ (Il ritorno del Califfato).
La tv dello Stato islamico è stata annunciata a gennaio: dovrebbetrasmettere 24 ore su 24, e si affiancherà alla radio ‘Al Bayan’già avviata da qualche tempo. Inoltre a Raqqa, capitale dell’Isisin Siria, sono stati aperti dei veri e propri info point dove cisi può rivolgere per avere informazioni sul Califfato.
SICUREZZA INTERNAOrgano di polizia, servizio d’intelligence, permessi di soggiornoper i ‘Migranti’ (Combattenti stranieri), targhe dello Statoislamico gestiti da governanti in ciascuno delle 27 cittàcontrollate dallo ‘Stato’. La polizia si chiama ‘al Husbh’ e hapattuglie anche femminili: vestiti in nero girano in auto con lascritta ‘Polizia islamica dello Stato Islamico’ . Hanno ilcompito di ‘far rispettare la Sharia, mantenere l’ordine earrestare i colpevoli e i corrotti’ compresi i dissidenti.
Attivo anche il servizio di intelligence che lo scorso dicembreha smantellato a Raqqa un ‘cellula eversiva’ di ‘falchi’ dellastessa organizzazione che progettava un golpe perchè riteneva ilCaliffo al Baghdadi ‘un blasfemo che governa un popolo diblasfemi. L’annuncio è stato fatto dall’Isis, in un video: lacellula ‘golpista’ era composta da ‘quattro elementi cheparlavano turco e volevano rovesciare al Baghdadi perché ‘incassatasse da un popolo blasfemo e quindi e’ un blasfemo lui stesso’ equindi non seguirebbe i dettami dell’Islam puro.IstruzioneGli studenti del Califfato sono sottoposti a una rigidasegregazione sessuale e i programmi di scuole e università sonoriscritti in base alla Sharia. In una circolare distribuitaall’inizio dell’anno scolastico sono state messe al bandodiscipline come: arte, musica, filosofia, sociologia epsicologia. Fuori legge, non solo insegnamenti sulle altrereligioni, ma anche ogni riferimento di carattere patriottico onazionalista. Agli studenti è imposto di dimenticare Siria e Iraqe di riconosce il solo Stato islamico.
Lo scorso 6 gennaio il Califfato ha annunciato l’inaugurazione aRaqqa, di una facoltà di medicina per la durata di soli tre anni.Ciò fa sospettare che gli uomini del Califfato abbiano bisogno didottori e infermieri. Secondo l’emittente al Arabiya a questascuola di medicina possono essere ammessi anche coloro che nonhanno perseguito la maturità purchè sostengano un esame diammissione; in secondo luogo, e questa è un’autentica novità perlo Stato islamico, alla facoltà potranno essere iscritti siamaschi che femmine.
GiustiziaIn tutte le città controllate dall’Isis, esiste un tribunalidella Sharia. La ‘Giustizia’ del Califfato è differenziatasecondo ‘i reati’: lapidazione per adultere e prostitute;omosessuali gettati giù da una torre; crocefissione o fucilazioneper i ladri; fustigazioni per i fumatori di sigarette o ditabacco con il narghilè. Tutte le pene sono comminate nellepiazze pubbliche. Le esecuzioni avvengono spesso alla presenzadel giudice che legge la sua sentenza attraverso un altoparlante.
ECONOMIAI jihadisti, sembrano poter contare su risorse notevoli: ingentisomme ricavati dalle vendite del petrolio dei giacimenti digreggio sotto il loro controllo; la razzia e la vendita diantichità, la valuta delle filiali della banca centrale irachenanelle città capoluogo espugnate come a Mosul e Tikrit e le tasseimposte alle popolazioni sottomesse. L’Isis ha anche la sua leggefinanziaria. Stando alle cifre fornite Abu Saad Al Ansari, unreligioso di Mosul al quotidiano del Qatar Al Arabi,l’organizzazione prevede per il 2015 entrate per oltre duemiliardi di dollari, con un avanzo netto di circa 250 milioni didollari, destinato a sostenere lo sforzo bellico. La prima bancadel Califfato ha aperto i battenti a Mosul col nome di ‘IslamicBank’.
Oltre a permettere l’apertura di conti e a sostituire lebanconote danneggiate, la banca dovrebbe garantire, a breve,anche l’emissione di prestiti senza interessi, severamentevietati dalla legge islamica. Per quel che riguarda le tasse,’Isis ha organizzato un regolare sistema di raccolta di tributida commercianti, agricoltori artigiani e imprese. Infine, ilCaliffato ha annunciato l’adozione di una nuova valuta: il’Dinar’ che ‘prenderà le distanze dal tirannico sistema monetariosinora imposto sui musulmani’, causa principale della loro’schiavitù ed impoverimento’.
SERVIZI PUBBLICICome ogni Stato, anche il Califfato ha una sua amministrazioneche si preoccupa di garantire i servizi pubblici allapopolazione. In particolare, in una grande città come Mosul, agliimpiegati pubblici rimasti nel capoluogo, l’Isis ha garantito il60% degli stipendi che percepivano dallo Stato iracheno. Comune,ospedali e servizi come acqua potabile ed elettricità non hannomai cessato di funzionare. Il paradosso, è che ‘la fornitura dielettricità e di acqua sono garantiti dalle forze curde checontrollano la grande diga di Mosul’, come assicura ad Askanewsl’ambasciatore iracheno a Roma Sywan Barzani, il quale spiega che’non si può lasciare morire 2 milioni di persone che vivono incittà’. Altro paradosso di questa guerra è che i tagliagoladell’Isis non toccano i ripetitori degli operatori telefonicisparsi nei territori da loro occupati: del resto per i jihadistiinternet e comunicazioni sono fondamentali.
DIFESANon più una banda di scalcinati guerriglieri, ma un esercito veroe proprio, ben armato e organizzato. Elicotteri e missili a lungagittata (uno Scud è stato esibito in parata a Raqqa), moltomateriale di fabbricazione sovietica (come i carri armati T55 nonproprio all’avanguardia), da aggiungere però ad armi Usa come imezzi di ricognizioni ‘Humwee’, ed i moderni carri M1 Abrahmssottratti all’esercito iracheno a Mosul e subito ricomparsi inbattaglia ad Aleppo. Lo ‘Stato’ ha diversi campi d’addestramentoper le nuove reclute: il principale, si trova nei pressi diKirkuk ed è dedicato allo Sceicco Abu ‘Umar al-Baghdadi, defuntoleader di al Qaida irachena.
Quanti sono i jihadisti dell’Isis? E’ una domanda alla quale èpraticamente impossibile rispondere. Charles Lister, esperto dijihadismo ha scritto sulla Cnn che l’esercito dell’Isis in Iraq èformato da circa 8mila uomini: un numero obbiettivamenteinsufficiente solo a mantenere il controllo delle tante cittàirachene espugnate. I jihadisti, infatti, per compiere le loroimprese si sono alleati con le tribù sunnite locali e con gruppibaathisti (cioè sostenitori del partito Baath di Saddam Hussein)dell’Iraq. Rilevante il ruolo e il numero dei combattentistranieri che si sono uniti alla Jihad. Secondo un rapportodell’Onu, sono 15.000 i ‘foreign fighters’ partiti alla voltadell’Isis. Provengono da 80 Paesi diversi, di cui l’Onu nonfornisce una lista dettagliata, limitandosi a nominare solo iPaesi che mai prima erano stati patria di futuri jihadisti comeMaldive, Cile, Norvegia.
ESPANSIONE ALL’ESTERONell’aprile 2013 all’annuncio della sua proclamazione, ilCaliffato si presentò con il nome di Stato Islamico dell’Iraq edel Levante (ISIS). Il fatto di includere la regione del Levante,cioè l’area del Mediterraneo orientale: Siria, Giordania,Palestina, Libano, Israele e Cipro, indicava i propositi diespansione ma non spiegava del tutto gli obiettivi finali. Gliaccadimenti successivi hanno spiegato meglio gli obbiettiviestremamente ambiziosi dell’Isis: al di là della propagandaossessiva sulla conquista di Roma, tra i territori su cui l’Isisambisce a imporre il suo controllo ci sono sicuramente Libia,Libano e Yemen.
In un recente rapporto dell’ong Human Rights Watch (HRW), lacittà libica di Derna è da tempo sotto il dominio delfondamentalismo jihadista di stampo qaedista, ma ultimamente gliequilibri di potere sono cambiati. Gli affiliati ad Al Qaida,della brigata Abu Salem, sono stati sconfitti da 800 milizianilegati all’Isis guidati dallo sceicco yemenita Abu al Baraa elAzdi. Il Consiglio della Shura dell’Isis ha fatto sapere, diavere basi in tutte le città libiche, tra cui la capitaleTripoli. La scorsa settimana Tripoli è stata teatro del battesimodi fuoco dell’Isis: un commando della filiale libica ha fattoirruzione nell’albergo più lussuoso della capitale uccidendo 11persone.
In Libano, secondo il quotidiano panarabo al Quds al Arabi,sarebbe ‘imminente’ la proclamazione di un ‘emirato’ dello Statoislamico che avrebbe già ‘designato’ come emiro della filiale delPaese dei Cedri, lo sceicco Ahmed al Assir, un salafita libanesedi Sidone, ritenuto ‘l’incubo’ delle milizie sciite Hezbollah.Stato islamico avrebbe ‘cominciato a pianificare operazionimilitari in Libano’, Paese ritenuto ‘naturale estensionegeografica’ del Califfato. Per l’altro quotidiano panarabo ‘alSharq al Awsat’, l’Isis controllerebbe già il 4% del territoriolibanese.
Adib Fateh Ali

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
[an error occurred while processing this directive]
Torna su