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Lunedì 12 gennaio 2015 - 19:00

Francesco torna in Asia, tra Sri Lanka ferito e “cattoliche” Filippine

A Colombo sarà ricevuto dal neopresidente, buddhista, che ha vinto a sorpresa le elezioni
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Città del Vaticano, 12 gen. (askanews) – Dopo la Terra Santa (primavera del 2014), la Corea del sud (agosto), e la Turchia (novembre), Papa Francesco torna a guardare ad Oriente, con il suo settimo viaggio internazionale in Sri Lanka e nelle Filippine che inizia questa sera (la partenza dell’aereo da Fiumicino è prevista poco prima delle 19) e termina, tra giorni, lunedì 19 gennaio. Se ognuno di questi paesi ha specificità molto marcate (lo Sri Lanka cerca ancora la pacificazione dopo trant’anni di guerra, le Filippine, unico paese asiatico a maggioranza cattolica, è ancora segnato dal terremoto del 2013), è più in generale l’Asia – continente dove giganteggia una Cina che Jorge Mario Bergoglio guarda con attenzione e rispetto – ad interessare il pontefice argentino.
“L’Asia – ha avuto modo di spiegare di recente ai microfoni della Radio vaticana Jorge Milia, giornalista argentino e amico del Papa – è stata storicamente una sollecitudine missionaria della Compagnia di Gesù. Il Papa è un gesuita. Oggi, solo il tre per cento dei cattolici del mondo vive in Asia. Tuttavia le statistiche vaticane mostrano che l’anno scorso si sono battezzati più cattolici in Asia che in Europa”. Inoltre, “i cattolici sono anche una comunità apprezzata per le loro azioni nel campo dell’educazione e del sociale, anche se il loro livello di penetrazione è soprattutto la classe media. La Chiesa cattolica vuole estendere il suo compito di evangelizzazione ai settori popolari della società, basandosi sul ruolo dei laici e non tanto dei ministri consacrati”. Prima di Francesco, Papa Montini visitò i due paesi nel 1970 mentre Papa Wojtyla nel 1981 andò nelle Filippine per tornarci nel 1995 e visitare anche lo Sri Lanka.
Vicino all’India, molti legami con la Cina, lo Sri Lanka è un paese a maggioranza buddhista diviso tra una maggioranza cingalese (buddhista) e una minoranza tamil (musulmani e induisti) che sono stati in guerra per quasi trent’anni (1983-2009). La decisione di visitarlo, ha rivelato il cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, arcivescovo di Colombo, è nata la sera stessa del Conclave: “L’ho invitato proprio il giorno della sua elezione poco prima che uscisse a salutare la folla dalla finestra. L’ho invitato ed ha accettato subito”, ha raccontato sempre alla Radio vaticana. “Gli ho detto: Se lei vuole vedere l’Asia con tutti i suoi problemi e le sue religioni venga in Sri Lanka. Lo Sri Lanka è una piccola visione di tutta l’Asia, perché qui i cattolici sono pochi. In tutta l’Asia siamo solo il 2,6 per cento, perciò se voleva un Paese dove la convivenza diventa per noi una sfida, ma anche una possibilità, il Papa doveva venire qui: questa era la mia convinzione. L’ho invitato e lui ha accettato”. Ora, “ci troviamo in un momento importante della storia del nostro Paese perché abbiamo avuto per 30 anni una guerra che ha causato molti morti, molta distruzione; ora è finita. Ma noi non abbiamo ancora la pace”.Il Papa arriva nella capitale dello Sri Lanka, Colombo, dopo quasi dieci ore di volo, alle nove ore locali (le 4.30 di notte in Italia). Secondo fonti locali saranno dispiegati per la visita oltre 20 mila poliziotti.La “papa mobile”, una jeep modificata e dipinta di bianco, non è però blindata. Nel suo primo giorno, dopo la cerimonia di benvenuto all’aeroporto, incontra i vescovi all’arcivescovado di Colombo alle 13.15 (le 8.45 in Italia), e, prima dell’incontro interreligioso alle 18.15 (13.45 a Roma) che conclude la giornata, viene ricevuto dal presidente della Repubblica alle 17 (le 12.30 in Italia).
Si tratta di un momento particolarmente significativo poiché il presidente è da pochi giorni Maithripala Sirisena, che ha battuto a sorpresa Mahinda Rajapakse, al potere da dieci anni. Entrambi dello stesso partito, entrambi buddhisti, il precedente presidente ha messo fine, con metodi repressivi, alla guerra civile nel 2009, ma il suo successore, il neopresidente Sirisena, ha invece vinto, il 9 gennaio, sostenuto anche dai tamil e prospettando una riconciliazione tra etnie.
Il secondo giorno, mercoledì 14 gennaio, il Papa presiederà la messa di canonizzazione del beato srilankese Giuseppe Vaz lungo la spiaggia di Galle Face, primo santo del paese canonizzato, per volontà di Francesco, senza miracolo, e poi si recherà in visita in elicottero al santuario di Nostra Signora del Rosario a Madhu, da dove tornerà in serata a Colombo. Significativo che in poco più di 48 ore nello Sri Lanka Bergoglio abbia deciso di recarsi al santuario mariano: qui, nel nord a maggioranza Tamil, trovarono rifugio durante la guerra civile tanto Tamil quanto Cingalesi, poiché vi sono cattolici tanto tra gli uni quanto tra gli altri. L’ultimo giorno nel paese, giovedì 15, il Papa visitala cappella “Our Lady of Lanka” a Bolawalana e parte subito dopo (le nove locali, le 4.30 in Italia) per Manila (dove l’arrivo è previsto alle 17.45 ora filippina, le 10.45 a Roma).La giornata non prevede discorsi del Papa, ma nel corso del viaggio non è escluso che il Papa incontri i giornalisti sul volo.
Da giovedì sera al lunedì Papa Francesco starà nelle Filippine, “il più grande paese cattolico dell’Asia”, ha ricordato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, colpito di recente, nel 2013, da un violento tifone che ha causato 7-8mila morti e coinvolto 15 milioni di persone. Una situazione ben presente al Papa, che il 21 novembre del 2013 accolse, a San Pietro, una comunità filippina accompagnata dall’arcivescovo di Manila Louis Antonio Tagle, giovane “papabile” al Conclave che poi ha eletto Bergoglio e molto stimato da quest’ultimo: “Perché succedono queste cose? Non si può spiegare”, disse in quell’occasione il Papa. “In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: ‘Perché?’.Come i bambinià E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del Papà del cielo su di voi. Come fa il bambino quando chiede: ‘Perché? Perché?’. In questi momenti di dolore, questa forza sia la preghiera più utile: la preghiera del ‘perché?'”.
Venerdì 16 gennaio è prevista la cerimonia di benvenuto al palazzo presidenziale di Benigno Aquino, l’incontro con le autorità e il corpo diplomatico, e poi la messa con vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose nella cattedrale dell’Immacolata concezione di Manila e, nel pomeriggio, l’incontro con le famiglie filippine nel Mall of Asia Arena (presenta anche una donna di 100 anni con il suo bisnipote). Il giorno dopo, sabato, viaggio in aereo a Tacloban, dove dirà una messa “con alcune centinaia di migliaia di fedeli” all’aeroporto internazionale. Il Papa ascolterà anche la testimonianza di famiglie povere, immigrati e disabili. Pranzo con alcuni superstiti del tifone Yolanda del 2013. Nel pomeriggio, incontro con sacerdoti, religiosi e seminaristi, e ritorno a Manila. Domenica, infine, incontro con i giovani nel campo sportivo dell’università, e “mega-messa” nel Rizal Park di Manila. L’ottanta per cento dei circa 100 milioni di filippini sono cattolici. Nelle Filippine c’è chi ipotizza addirittura sei milioni di fedeli, trionfo della fede e incubo per la sicurezza.
La mattina dopo, lunedì 19, partenza da Manila e ritorno a Roma in serata. Lungo il volo da Manila a Roma, l’aereo sorvolerà la Cina (cosa che fu negata a Wojtyla in ragione del fatto che i rapporti diplomatici con la Santa Sede sono interrotti dall’epoca di Mao Tse-tung), e il Papa invierà alle autorità di Pechino – per la seconda volta dopo il viaggio a Seoul – un messaggio augurale.
Ska/Mau

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