lunedì 05 dicembre | 15:27
pubblicato il 05/dic/2013 15:18

Wto: Calenda, se round fallisce anche Italia spingera' sui bilaterali

Wto: Calenda, se round fallisce anche Italia spingera' sui bilaterali

(ASCA) - Bali, 5 dic - Molte ombre incombono sul vertice della Wto a Bali, quando scende la sera sul penultimo giorno di negoziato della nona ministeriale a Bali, e comincia una lunga notte di trattative per sbloccare i veti incrociati tra Usa e India. Il vice ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, intervistato dall'ASCA, chiarisce che ''la volonta' politica ampiamente maggioritaria nella ministeriale era quella di approvare il Pacchetto di Bali proposto dal direttore generale Azevedo e appoggiato anche da Cina, Brasile e Russia. Questa e' anche la nostra linea: sono 12 anni che il negoziato va avanti, l'eterno rinvio a Ginevra non funziona perche' la globalizzazione va avanti e penso che perdere il multilateralismo significherebbe perdere quell'equilibrio che un processo cosi' epocale deve avere ed e' maggiormente assicurato''.

D - L'Italia da molti anni cerca dalla Wto, senza ottenerla, la protezione delle indicazioni geografiche, a tutela della nostra agricoltura. Hanno ragione gli Stati Uniti a pensare che questo forum sia politicamente esaurito, e la Wto debba vivere solo come organismo regolatorio?.

CALENDA - ''Come Italia riteniamo che questa posizione rischi di determinare uno sviluppo meno armonico, anche se piu' veloce del sistema. Se questo round fallisce, e' chiaro che da domani mattina la nostra richiesta all'Unione europea sara' quella di accelerare gli accordi plurilaterali e bilaterali, perche' come Paese abbiamo bisogno di accesso ai mercati. Abbiamo subito una prima fase della globalizzazione con un gigantesco spostamento di ricchezza verso i Paesi in via di sviluppo, che ha consentito all'Occidente anche di acquisire nuovi mercati per le proprie imprese. Una fase di investimento che deve portare ora ad un ritorno in termini di prodotti venduti''.

D - L'ultimo rapporto Ice ci dice che aumentano le esportazioni, ma dopo 5 anni molte imprese italiane non riescono a rimanere nei mercati esteri, anche perche' il mercato globale frammenta le filiere. Come le sosteniamo?.

CALENDA - ''Da un lato stiamo assistendo ad un rientro della manifattura, almeno per una parte e bisogna essere pronti ad accoglierla. I grandi marchi della moda francese, ad esempio, hanno perso parte della filiera che si sta spostando in Italia. Importante sara' per noi controllarla, anche se e' chiaro che un'azienda che lavora in Italia per me e' un'azienda italiana, che sia cinese, statunitense o francese, altrimenti non saremo mai in grado di attirare adeguatamente gli investimenti esteri. Dall'altro bisogna sostenere il processo di internazionalizzazione in Italia. Da gennaio del prossimo anno, finche' almeno dura il Governo, visiteremo ogni mese una provincia italiana e grazie ad un database di Unioncamere inviteremo le aziende saltuariamente esportatrici per capire con loro dove, come e che cosa dovrebbero esportare. Ne vorremmo rendere stabilmente esportatrici almeno 20mila''.

D - L'India rivendica uno spazio politico di gestione autonoma della sua politica agricola e la liberta' di sostenerla. L'Italia ha ceduto molta della sua autonomia all'Europa. E' l'occasione per noi di chiedere all'Europa di ripensare il dogma della fine dei sussidi interni alla produzione?.

CALENDA - ''La richiesta dell'India si basa sull'esigenza politica legittima di dare da mangiare a quelli che non ne hanno. Non possiamo fare, pero', un salto nel buio permettendo a uno dei piu' grandi esportatori di introdurre una misura di sostegno permanente ai suoi agricoltori, prima di capire se questo colpira', e come, il mercato agricolo globale. Per quanto ci riguarda, possiamo infrangere il dogma per norme e supporti che vanno nella direzione di qualificare la filiera agricola. Pero' dobbiamo farlo con grande attenzione, fuori da qualunque spinta propagandistica.

Abbiamo una grave crisi economica, gli imprenditori fanno i salti mortali per sostenersi, abbiamo problemi di qualita' interni gravi che bloccano le nostre esportazioni: se risolvessimo questi problemi forse potremmo ragionare sul tema della qualita' anche in modi piu' innovativi di quelli pensati fino ad ora''.

sis/sam/

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