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pubblicato il 30/mag/2014 10:56

Visco: persi oltre un milione di posti di lavoro

Visco: persi oltre un milione di posti di lavoro

(ASCA) - Roma, 30 mag 2014 - ''La recessione si e' riflessa pesantemente sul numero degli occupati e quindi sui redditi delle famiglie. Tra il 2007 e il 2013 l'occupazione e' scesa di oltre un milione di persone, quasi interamente nell'industria; e' anche diminuito il numero medio di ore lavorate. Il tasso di disoccupazione e' piu' che raddoppiato rispetto al minimo toccato nel 2007, al 12,7 per cento dello scorso marzo. L'offerta di posti di lavoro tornera' a salire solo lentamente; di norma la prima variabile a reagire all'incremento della produzione e' il numero di ore lavorate per addetto''. Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia nelle sue Cf, in occasione dlel'assemblea annuale che si svolge a palazzo Koch.

Visco ha rilevato inoltre che ''Non va sottovalutato il rischio che un ulteriore allungamento della durata della disoccupazione - e ve ne sono segni in particolare nel Mezzogiorno e tra i giovani - intacchi le abilita' e competenze individuali e le allontani da quelle richieste dalle imprese''. ''In passato, recessioni profonde - ha osservato - si sono associate ad ampie ristrutturazioni del sistema produttivo che hanno dato luogo all'introduzione di nuove tecnologie e modelli organizzativi che risparmiano lavoro''. Ma la crisi ''puo' essere per le nostre imprese - ha proseguito Visco - l'occasione per attuare ed estendere quello che fino ad oggi in molti casi ha tardato: un profondo rinnovamento del modo di produrre di fronte alla rivoluzione digitale, in grado di generare nuove forme di impresa e di occupazione, in nuovi ambiti di attivita'''.

Tuttavia, il governatore ha detto che ''Aumenti di produttivita' e crescita dell'occupazione sono conciliabili se si riprende la domanda interna'', per questo Visco ha chiesto ''l'aumento degli investimenti fissi, che sono la cerniera tra domanda e offerta'': Il rapporto tra investimenti lordi e pil - ha concluso - e' sceso di 4 punti percentuali dal 2007, portandosi nel 2013 al 17 per cento, il minimo dal dopoguerra''. Il credit crunch vi ha concorso, ma ''e' soprattutto dalla diffusa incertezza sulle prospettive di crescita della domanda e sull'orientamento delle politiche economiche che dipendono rinvii e riduzioni dei piani di ristrutturazione e di ampliamento della capacita' produttiva''.

ram/sam/alf

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