martedì 21 febbraio | 15:09
pubblicato il 30/ott/2013 11:59

Visco: non fondate forti necessita' ricapitalizzazione banche italiane

(ASCA) - Roma, 30 ott - ''Le opinioni secondo cui il sistema bancario italiano avrebbe oggi forti necessita' di ricapitalizzazione non sono fondate. Recentemente il Fondo monetario internazionale ha pubblicato i risultati del suo periodico programma di valutazione del settore finanziario italiano (Financial Sector Assessment Program, FSAP)''. Cosi' il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nel suo intervento alla Giornata del Risparmio. ''Ho gia' avuto modo di rilevare - ha detto - che gli stress tests condotti dal Fondo, come gli esercizi analoghi condotti in Banca d'Italia, mostrano che il sistema e' in grado di far fronte non solo alla debole evoluzione del quadro macroeconomico ipotizzata nello scenario di base, ma anche a uno scenario meno favorevole, caratterizzato da una crescita del prodotto cumulativamente inferiore di oltre quattro punti percentuali nel triennio 2013-15. Il capitale addizionale di cui, in questo caso, alcuni intermediari dovrebbero dotarsi per rispettare i minimi regolamentari sarebbe contenuto; a seconda delle definizioni utilizzate, il fabbisogno si collocherebbe, in totale, tra i 6 e i 14 miliardi. Si tratta - e' bene sottolinearlo - di esigenze di capitale ipotetiche, che si determinerebbero in uno scenario poco probabile.

I risultati dello FSAP sono coerenti con le analisi che lo stesso Fondo ha condotto a livello aggregato nel recente Global Financial Stability Report, secondo le quali le perdite sui prestiti alle imprese che il sistema bancario italiano registrerebbe nel biennio 2014-15 in uno scenario macroeconomico avverso sarebbero pari a 125 miliardi. Tenuto conto delle svalutazioni gia' operate dalle banche, questo ammontare si riduce a 53 miliardi, valore inferiore ai profitti lordi che le banche registrerebbero nello stesso biennio. Le perdite, quindi, non intaccherebbero il patrimonio complessivo del sistema. A proteggere le banche italiane hanno contribuito innanzitutto modelli operativi rimasti ancorati alla tradizionale attivita' di intermediazione''.

ram/

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