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pubblicato il 24/gen/2013 10:32

Unindustria: Stirpe, nel Lazio serve una vera economia del riutilizzo

(ASCA) - Roma, 24 gen - Sempre piu' grigie le prospettive di green economy nel Lazio: l'emergenza rifiuti prosegue e la Commissione Ue insiste sulla necessita' di una strategia ''piu' strutturale e funzionale''. Una strategia che non puo' essere attuata se non si considera l'attivita' dei rifiuti un'industria a tutti gli effetti, capace di creare opportunita' e generare profitti. E' quanto afferma il presidente di Unindustria, Maurizio Stirpe, in un intervento sul ''Messaggero''. Come avviene in Germania e in Svezia, paesi in grado di toccare una percentuale di riciclo dei rifiuti vicina al 70%, sfruttando il valore delle materie prime secondarie e, al tempo stesso, alimentando l'economia nazionale attraverso la nascita di industrie green oriented e di nuovi posti di lavoro. Senza contare la best practice di San Francisco, che nel 2010 ha raggiunto l'obiettivo del 75% di raccolta e oggi guarda realisticamente allo Zero Waste Target.

Anche nel panorama nazionale gli esempi non mancano, basti pensare ai modelli di Brescia e Piacenza: autosufficienza del sistema impiantistico, innovative modalita' di raccolta, assenza di ricorso alla discarica e, soprattutto, capacita' di pianificazione. E' il momento che anche il Lazio smetta di sprecare rifiuti - afferma Stirpe - danneggiando un'economia che fatica a sostenersi in un contesto di risorse scarse e prezzi delle materie prime volatili. Il grande problema dei rifiuti, che data da non piu' di due generazioni, e' stato risolto unicamente con il conferimento in discarica, trascurando le tante opportunita' offerte dal progresso. Il risultato e' che, degli oltre 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti nella regione, l'incidenza della differenziata nel 2010 si e' portata al 16,5%, appena 1/3 dell'obiettivo del riciclaggio al 2020.

Questa situazione rende evidente una delle maggiori responsabilita' della politica: per anni gli amministratori locali hanno preferito la strada del rinvio, risparmiando occasioni per le tante aree del Lazio, come ad esempio la Valle del Sacco, in cui impostare un ciclo dei rifiuti nel rispetto dell'impatto ambientale si tradurrebbe in un beneficio reale per l'intero territorio.

Cio' e' particolarmente vero se, prendendo spunto dai leading cases, anche nel Lazio si favorisse il coinvolgimento dei privati nella realizzazione di un sistema integrato volto a garantire l'autosufficienza impiantistica. Un coinvolgimento che pero' non trovera' concretezza in assenza di un quadro autorizzatorio certo e di politiche di riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti.

E' poi evidente che la logica emergenziale acuisce le problematiche sociali e le aspirazioni locali, come osserviamo in alcuni comuni del Lazio. L'effetto NIMBY e' un retaggio culturale che non tiene in nessun conto l'evoluzione delle tecnologie, cosi' come le valutazioni di impatto ambientale basate su una normativa da aggiornare non descrivono il trade off costi-opportunita' derivante dalla chiusura e dall'ottimizzazione del ciclo complessivo.

E' ormai maturo il tempo di abbandonare la demagogia e affrontare il problema con un approccio davvero pulito e costruttivo. I rifiuti sono troppo preziosi per essere semplicemente buttati via. Serve una vera ''economia del riutilizzo'', con una migliore cooperazione tra tutti gli operatori, perfezionando i processi di raccolta, assicurando un quadro normativo adeguato, introducendo incentivi efficaci per la prevenzione e il riciclaggio, nonche' effettuando investimenti anche pubblici in impianti moderni per il trattamento dei rifiuti di alta qualita'. In altre parole, pianificando la gestione dei rifiuti in maniera efficace e coerente, a livello nazionale, regionale e locale. La ricetta della ''green economy'' e dell'alchimia per trasformare i rifiuti in una risorsa e' questa. Anche alla nostra Regione spetta il compito di applicarla. Per questo, Unindustria condivide e sostiene l'iniziativa del prefetto Goffredo Sottile, un'azione che avra' un impatto significativo e che potra' aprire le porte ad un processo di innovazione che deve essere prima di tutto culturale.

red/did/

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