martedì 21 febbraio | 22:25
pubblicato il 10/dic/2013 20:56

Ue/Banche: Ecofin cerca intesa, verso nuova riunione prossima settimana

(ASCA) - Bruxelles, 10 dic - Ancora in corso a Bruxelles la riunione dei ministri dell'Economia e delle Finanze dei paesi Ue. Questa riunione dell'Ecofin molto probabilmente non riuscira' a dirimere tutte le controversie legate al fallimento ordinato delle banche, o meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie, e quasi certamente una nuova riunione straordinaria dovra' essere convocata per la settimana prossima (17 o 18 dicembre le date piu' probabili). Da parte di tutti c'e' la volonta' di trovare un accordo politico, dettata anche della necessita' di doverne trovare uno entro la fine del 2013, ormai agli sgoccioli. L'intesa politica serve per poter lavorare nel 2014, visto che per avere il meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie in vigore come previsto dall'1 gennaio 2015, il dossier dovra' essere chiuso al piu' tardi per aprile prossimo. L'accordo politico, se accordo sara', si trovera' a notte fonda: molte sono state le pause dei lavori per permettere ai tecnici delle ventotto delegazioni di poter studiare le carte. E i nodi da sciogliere, dopo gia' quasi dodici ore di trattative, restano molti: andare avanti con un solo fondo di risoluzione o con una rete di fondi diversi? E in caso di ricorso al fondo unico, chi e come dovra' attivarlo? Questi alcuni quesiti ancora senza risposta, a cui aggiungono le resistenze tedesche al ricorso di interventi statali in caso di difficolta' per non far pagare i contribuenti, ma soprattutto, per ammissione del ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, la Germania frena a un fondo unico europeo perche' a Berlino ''c'e' la preoccupazione di essere chiamati a finanziare i debiti di altri paesi''. Un concetto espresso in giornata dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. ''E' finito il tempo dei salvataggi delle banche e non va indebolito questo messaggio'', ha detto.

L'assunto di base rimane quello dell'esigenza di backstop, i dispositivi di assorbimento delle perdite. Per coprire le perdite si prevede il ricordo a fondi di azionisti e obbligazionisti (bail-in) fino a un tetto pari all'8% degli asset bancari. Qualora le perdite della banca eccedessero un valore superiore a questo 8%, gli stati hanno in mente di chiedere un intervento pubblico pari al 5% del valore degli asset bancari, per arrivare cosi' a una soglia di rifinanziamento del 13%. La Germania chiede, nei casi di insolvenza gravi e richiedenti interventi di assorbimento degli shock superiori alla quota del 13%, di tornare a far pagare azionisti e correntisti. Altri paesi vorrebbero il ricorso al fondo unico europeo, su cui pero' si discute.

Dall'entrata in vigore del meccanismo di risoluzione - 1 gennaio 2015 - si propone un periodo di transizione decennale per immettere risorse nelle casse di questo fondo e averlo cosi' pienamente operativo nel 2025, ma c'e' chi ritiene che dieci anni di transizioni siano troppi. Ancora, resta da definire quando attivare il meccanismo di risoluzione: qualora le banche (a rischio sistemico sono 130 ma il meccanismo potenzialmente si applicherebbe a tutte le banche) non fossero a rischio fallimento, agirebbero i singoli stati con i loro meccanismi propri (i fondi di garanzia dei depositi), in caso contrario opererebbe il fondo unico - su cui i 28 si devono ancora esprimere - e non scatterebbero i meccanismi nazionali. Ma c'e' chi vorrebbe fondere i due livelli. Tutto ancora da definire, e l'Ecofin lavora per avere un accordo sulle linee generali questa notte. Per la definizione degli aspetti legali, con ogni probabilita', se ne riparlera' tra una settimana cosi' da poter portare il dossier al tavolo dei capi di Stato e di governo il 19 e 20 dicembre, in occasione del vertice del Consiglio europeo. bne/mau

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