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pubblicato il 11/dic/2013 10:38

Ue/banche: accordi su principi, nuovi Eurogruppo ed Ecofin per chiudere

Ue/banche: accordi su principi, nuovi Eurogruppo ed Ecofin per chiudere

(ASCA) - Bruxelles, 11 dic - Nessun accordo sul meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie. I ministri dell'Economia e delle Finanze dei paesi dell'Ue aggiornano la seduta dell'Ecofin alla prossima settimana, come previsto. Ma rispetto al previsto le novita' non mancano: intanto il nuovo Ecofin, convocato per mercoledi' 18 dicembre, sara' preceduto da una riunione straordinaria dell'Eurogruppo, martedi' 17.

Inoltre, ci si attendeva un'intesa politica entro la notte per poi procedere alla definizione degli aspetti legali e giuridici in una nuova sessione di Ecofin straordinaria, invece ''non abbiamo un preciso accordo sul tavolo, quanto principi generali condivisi da tutti'', ha ammesso Rimantas Sadzius, ministro delle Finanze della Lituania, paese con la presidenza di turno del Consiglio Ue. Non essendoci accordi, ne' testi pubblicabili ''preferisco non entrare nel dettaglio e aspettare la prossima settimana''. L'unica cosa che Sadzius chiarisce e' che una volta che il meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie sara' completato ''si applichera' a tutte le banche che si trovano all'interno dell'unione bancaria'', con supervisione e gestione del risanamento che non seguiranno procedure standard ma ''caso per caso''.

La bozza di accordo prevede inoltre che ci sia un fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie, che pero' diverra' unico solo a regime.

Dall'entrata in vigore del meccanismo di risoluzione - 1* gennaio 2015 - si propone un periodo di transizione decennale per immettere risorse nelle casse di questo fondo e averlo cosi' pienamente operativo nel 2025, ma sul periodo di transizione non c'e' ancora intesa. Il principio e' condiviso, la scadenza ancora no. La proposta di compromesso propone periodi di transizione diversi a seconda dei paesi, e l'immissione di denaro pubblico dovra' avvenire a poco a poco. Il punto centrale delle intese dei ministri e' proprio quello della ''progressiva mutualizzazione'' del fondo di risoluzione, ha prima sottolineato il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, e poi ribadito per il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, per il quale ''cio' che occorre e' una forte dose di mutualizzazione'' e il fondo unico e' dunque ''essenziale''. A Berlino, ha detto Saccomanni, ''c'e' la preoccupazione di essere chiamati a finanziare i debiti di altri paesi'', e procedere a mettere un poco per volta nel fondo comune in sostanza evita di pagare le crisi altrui. In cambio la Germania cede sui fondi pubblici: come ultima 'ratio', in caso di crisi di liquidita' gravi, puo' essere previsto il ricorso a misure di assorbimento degli shock pubbliche, opzione che incontrava le perplessita' di Berlino. Resta dunque confermato l'impianto di intervento su tre livelli: fondi di azionisti e obbligazionisti (bail-in), fondo di risoluzione comune, e capitale pubblico. Prima di accedere al fondo di risoluzione per assorbire le perdite si prevede il ricorso a un bail-in pari a un tetto dell'8% degli asset bancari. Qualora le perdite della banca eccedessero un valore superiore a questo 8%, si avrebbe il contributo del fondo unico pari ad 5% del valore degli asset bancari, per arrivare cosi' a una soglia di rifinanziamento del 13%. Gli aspetti tecnici e giuridici di come attivare il meccanismo, da chi farlo gestire e in che modo dovranno essere definiti. Il tutto richiedera' un trattatto intergovernativo, strada obbligata se non si vuole modificare i trattati (percorso per cui sono previsti tempistiche lunghe). bne/cam

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