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pubblicato il 09/apr/2014 16:58

UE: stipendi dei manager dovranno avere l'ok degli azionisti (FOCUS)

UE: stipendi dei manager dovranno avere l'ok degli azionisti (FOCUS)

(ASCA) - Roma, 9 apr 2014 - Niente tetti agli stipendi dei manager delle societa' europee quotate in borsa ma i loro compensi dovranno avere l'approvazione degli azionisti. La Commissione Europea vara un nuovo pacchetto di misure per rafforzare la governance sulle societa' auspicando che si metta un freno ai mega stipendi dei dirigenti. Le nuove norme puntano a collegare l'andamento degli stipendi ai risultati societari. La principale novita' e' l'introduzione del voto vincolante dei soci sulla politica delle retribuzioni della societa'. Oggi in quasi tutti i paesi dell'Unione Europea gli azionisti sono chiamati ad approvare il bilancio societario nel quale e' inclusa la relazione sui compensi. Fa eccezione la Gran Bretagna dove gli azionisti ogni tre anni votano il documento sulla policy delle retribuzioni in modo vincolante.

Per decenni gli stipendi dei manager non hanno avuto alcun tipo di controllo e questo spiega in larga parte l'escalation dei compensi. Trent'anni orsono i 10 manager piu' pagati in America incassavano in totale 57 milioni di dollari, nel 2013 la cifra e' lievitata a 625 milioni. Numeri piu' contenuti ma stessa dinamica anche nel vecchio continente.

Poi e' arrivato il crac finanziario del 2008 e l'opinione pubblica e quindi la politica hanno acceso un faro su stipendi multimilionari.

L'Unione Europea con questa iniziativa compie un passo in avanti in fatto di trasparenza sugli stipendi anche rispetto agli Stati Uniti. Nel 2010 su input dell'amministrazione Obama e' stata varata la riforma di Wall Street nota come Dodd-Frank Act. Tra le novita' il voto degli azionisti sui compensi dei manager anche se non e' vincolante. I risultati pratici tuttavia sono modesti anche se c'e' un'attenzione crescente alle politiche retribuitive dei capi azienda. In USA e Europa lo stipendio dei ceo negli ultimi 5 anni, secondo le rilevazioni di Haygroup, e' aumentato a un ritmo dell'8,3% contro una media di poco superiore al 2% per il resto dei dipendenti consolidando quella tendenza alla crescita della forbice nelle paghe. Sempre preistoria quando il capo del sindacato dei metalmeccanici americani lamentava che il capo azienda delle GM guadagnava 17 volte lo stipendio medio di un suo dipendente. Oggi il ceo di Wall-Mart, Michael Duke, guadagna 1.033 volte lo stipendio medio degli impiegati del colosso della grande distribuzione e Robert Iger di Walt Disney oltre 550 volte. Nel 1982 i ceo guadagnavano in media 42 volte lo stipendio medio dei dipendenti mentre nel 2012 il rapporto e' salito a 354 a 1.

Anche nelle societa' pubbliche o che hanno beneficiato di aiuti di Stato per essere salvate il controllo sugli stipendi risulta difficoltoso. Nonostante le critiche e i pareri contrari espressi dal rappresentante del Tesoro americano in AIG (la societa' ha ricevuto nel 2009 un prestito da 85 miliardi di dollari dal ministero del Tesoro) i 5 top manager della compagnia assicurativa negli ultimi 4 anni hanno portato a casa 157 milioni di dollari. Tornando alle novita' normative nel vecchio continente, l'iniziativa odierna della Commissione si inquadra in un contesto che dal fallimento della Lehman Brothers ha visto una crescente attenzione nel tentativo di arginare i mega stipendi con alterne fortune. Molteplici le iniziative a cominciare dalle raccomandazioni formulate nel 2010 dal Financial Stability Board allora presieduto da Mario Draghi per porre dei paletti agli stipendi dei banchieri. A distanza di 4 anni paesi come Argentina e Indonesia non hanno recepito alcuna delle indicazioni del FSB, altri come Cina, Russia, Brasile solo una parte.

In Europa invece i progressi sono piu' evidenti, almeno nei confronti degli stipendi dei dirigenti di banca, anche con interventi legislativi come il voto dell'Europarlamento dell'anno scorso per mettere un tetto ai bonus dei banchieri.

Oggi si tenta di definire nuove norme sulla governance non limitate al settore delle banche ma a tutte le societa' quotate nel vecchio continente. Anche perche' il panorama normativo e' molto variegato. La Gran Bretagna e' quella piu' avanzata in fatto di trasparenza e controlli sulle retribuzioni anche se secondo i dati diffusi dall'EBA nel 2012 oltre 2.100 dirigenti di banca della City hanno guadagnato oltre 1 milione di euro contro i poco piu' di cento banchieri in Francia, Italia e Germania. In Spagna sono appena 37 ma Madrid ha imposto un tetto di 500 mila euro l'anno ai dirigenti di banche che hanno ricevuto aiuti pubblici.

In Italia le societa' quotate devono indicare le retribuzioni individuali, la loro composizione, criteri e modalita' di calcolo dei bonus. In Francia dopo l'esplosione della crisi finanziaria del 2009 l'ex presidente Sarkozy impose un tetto agli stipendi dei manager delle aziende quotate a controllo pubblico a circa un milione di euro e Francois Hollande appena eletto decise di limitare a 450 mila euro l'anno lo stipendio nelle societa' pubbliche non quotate. L'anno scorso il governo di Parigi annuncio' un provvedimento per introdurre il diritto di voto degli azionisti sulla politica retributiva dei dirigenti.

Iniziative analoghe anche in Germania e Spagna anche se ancora non si sono trasformate in provvedimenti di legge. Anche la Svizzera sente il problema dei mega stipendi (guidano aziende elvetiche 5 dei 20 manager piu' pagati d'Europa) e l'anno scorso e' stato approvato un emendamento alla costituzione chiamato ''Minder Iniziative'' che introduce il voto vincolante degli azionisti sui compensi del senior management (membri del board e del supervisory board) e una serie di retrizioni con possibili conseguenze penali con detenzione fino a tre anni e sanzioni fino a sei volte lo stipendio annuale. Le nuove norme (in vigore dal mese scorso) impongono inoltre ai fondi pensione di rendere pubblico il voto sulla politica di remunerazione nelle societa' in cui sono azionisti.

In altri paesi europei, in particolare nel Nord, c'e' ancora maggiore opacita' sugli stipendi. In paesi come Danimarca, Finlandia, Austria e Olanda le societa' non sono obbligate a indicare i compensi individuali degli executive ma possono limitarsi a pubblicare la remunerazione complessiva del board. In Olanda tuttavia il ministro delle finanze ha proposto di introdurre un tetto ai bonus dei banchieri fissandolo a un quinto delle componente fissa dello stipendio.

did/rf/ss

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