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pubblicato il 05/mar/2014 12:47

Ue: squilibri in Italia e Francia mettono a rischio crescita (1 upd)

Ue: squilibri in Italia e Francia mettono a rischio crescita (1 upd)

(ASCA) - Roma, 5 mar - Gli squilibri macroeconomici in 14 paesi europei, in particolare in Francia e Italia, minacciano la ripresa economica nell'Europa. E' quanto sottolinea la Commissione Europea nel rapporto sulla valutazione degli squilibri macroeconomici e sulle raccomandazioni per rimettere il vecchio continente sul sentiero della crescita economica.

''Dall'analisi presentata oggi emerge che gli Stati membri stanno progredendo nell'affrontare le sfide economiche, ma i progressi non sono omogenei e, in alcuni casi, gli sforzi vanno intensificati,'' ha dichiarato Olli Rehn, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per gli Affari economici e monetari e l'euro, aggiungendo: ''auspichiamo una risposta risoluta da parte degli Stati membri e siamo pronti ad affiancarli in una partnership costruttiva per le riforme a sostegno della ripresa e della creazione di nuovi posti di lavoro''.

La ripresa economica sta prendendo piede, ma e' ancora ostacolata da diverse sfide. Gli squilibri che si sono accumulati per oltre un decennio richiederanno un'azione politica costante per fare in modo che l'Europa ritorni a registrare tassi di crescita piu' forti e al contempo sostenibili, e che sia in grado di ridurre la disoccupazione in maniera costante. Una serie di squilibri e' comune a diversi Stati membri. Le sfide sono costituite, tra l'altro, da un cospicuo indebitamento estero di talune economie, da avanzi delle partite correnti elevati e persistenti che in alcuni paesi rispecchiano una domanda interna debole, nonche' dalla competitivita' di costo per i paesi che in passato registravano i maggiori disavanzi delle partite correnti e quelli che devono fare fronte a forti perdite di quote del mercato delle esportazioni. Una migliore competitivita' non legata a fattori di costo e' importante per la maggior parte degli Stati membri in esame, come lo e' l'impatto della riduzione dell'indebitamento su consumi privati e investimenti. Sara' essenziale continuare ad affrontare questi squilibri al fine di ridurre il tasso di disoccupazione, che ha raggiunto livelli inaccettabili in molte parti d'Europa.

Sul fronte del bilancio, in base alle previsioni piu' recenti il ritmo medio di aggiustamento nell'UE e nella zona euro e' destinato a rallentare grazie al successo degli sforzi di risanamento compiuti negli ultimi anni. E' tuttavia necessario che alcuni Stati membri intensifichino gli interventi di risanamento di bilancio se vogliono raggiungere gli obiettivi di disavanzo. Secondo le previsioni, sia nell'UE che nella zona euro, il rapporto debito/PIL nel 2013 e' aumentato ma, dopo il picco di quest'anno, dovrebbe iniziare a calare.

Gli Stati piu' grandi forniscono un importante contributo alla crescita in Europa. Per quanto riguarda i paesi piu' grandi della zona euro, la Germania dovrebbe orientare le priorita' strategiche verso il rafforzamento della domanda interna e della crescita a medio termine, mentre la Francia e l'Italia dovrebbero affrontare gli ostacoli alla crescita a medio termine pur dedicandosi alle riforme strutturali e al risanamento di bilancio; la Spagna, invece, dovrebbe proseguire il processo di riduzione ordinata dell'indebitamento e di trasformazione strutturale dell'economia che contribuira' a una crescita sostenibile, oltre ad affrontare le sfide sociali.

Diverse sfide macroeconomiche richiedono un intervento a livello di zona euro. E' necessario puntare sugli investimenti e rilanciare la domanda, contrastare la frammentazione finanziaria e affrontare la sfida dell'indebitamento e del riequilibrio a fronte di un tasso di inflazione estremamente basso e di un clima economico difficile. In linea con le raccomandazioni del Consiglio dello scorso giugno, gli Stati membri dovrebbero assumersi le proprie responsabilita', a livello individuale e collettivo, per la politica comune nella zona euro al fine di garantire il buon funzionamento dell'Unione economica e monetaria e di sostenere la crescita e l'occupazione.

did/

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