giovedì 19 gennaio | 23:26
pubblicato il 29/set/2011 15:51

Ue/ All'Italia record assoluto procedure d'infrazioni nel 2010

E restano cinque cause aperte in Corte Ue per seconda condanna

Ue/ All'Italia record assoluto procedure d'infrazioni nel 2010

Bruxelles, 29 set. (askanews) - L'Italia è stato nel 2010 lo Stato membro dell'Ue che ha subìto più procedure d'infrazione al diritto comunitario. Lo ha reso noto oggi a Bruxelles la Commissione europea, presentando un rapporto sull'attuazione della legislazione Ue. Il record negativo italiano per il 2010 è di 176 procedure d'infrazione (per trasposizione mancata, incompleta o scorretta delle direttive o per applicazione erronea di altre normative), contro le 150 infrazioni del Belgio, 157 della Grecia, 141 della Spagna, 119 della Francia e 110 del Regno Unito. Nel 12% dei casi, le procedure d'infrazione finiscono con un ricorso in Corte di giustizia, mentre l'88% del totale viene risolto prima. L'Italia detiene poi anche un altro poco invidiabile record per quanto riguarda i ricorsi della Commissione in Corte Ue di Giustizia per la mancata esecuzione di precedenti condanne della stessa Corte. Finora, nella storia dell'Unione europea, è successo 64 volte (l'1% delle procedure d'infrazione) e 10 di questi casi sono ancora pendenti davanti ai giudici comunitari. Di questi 10, cinque sono italiani, due greci, uno belga, uno spagnolo e uno lussemburghese. La richiesta della Commissione di condannare una seconda volta uno Stato membro per non esecuzione di una sentenza viene indirizzata alla Corte Ue è generalmente accompagnata dalla proposta di comminare al paese inadempiente pesantissime multe pecuniarie giornaliere (fino a diversi milioni di euro) per ogni giorno di permanenza dello stato di violazione del diritto Ue. Proprio oggi, la Commissione ha aperto due procedure per non esecuzione di altrettante sentenza della Corte, la prima riguardante la mancata attuazione di un sistema adeguato di smaltimennto dei rifiuti a Napoli, mentre la seconda concerne il non rispetto del divieto di reti derivanti ('spadare') per la pesca nel Mediterraneo.

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