martedì 17 gennaio | 19:07
pubblicato il 20/mar/2014 18:05

Ue: accordo su meccanismo risoluzione crisi bancarie. Si parte nel 2015

(ASCA) - Roma, 20 mar 2014 - La presidenza di turno dell'Unione Europa, in capo alla Grecia, e il Parlamento europeo hanno raggiunto l'accordo sul secondo pilastro dell'Unione bancaria: il meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie. Si e' trattato di un compromesso dell'ultimo minuto poco prima dell'avvio del Consiglio europeo che esaminera' i dettagli, non tutti ancora noti, dell'odierno accordo.

Manca dunque il via libera del Consiglio europeo e il successivo voto favorevole del Parlamento europeo, quest'ultimo atteso prima delle elezioni europee di maggio.

Il meccanismo, salvo sorprese, dovrebbe essere operativo dall'inizio del 2015.

Resta confermato il principio di non far ricadere sui contribuenti i costi delle crisi bancarie che saranno sostenuti dal fondo di risoluzione alimentato da una tassa sulle banche. Confermati i tempi per la messa a pieno regime del fondo, 8 anni, e l'ammontare di risorse complessive, 55 miliardi. Sui tempi non passa la proposta del Parlamento che lo voleva a regime in 3 anni. Non passa il desiderio del Parlamento di introdurre il fondo nella legislazione comunitaria, rimarra' regolato da un accordo intergovernativo. Bruxelles segna un punto a favore sulla mutualizzazione del fondo pari al 40% delle risorse raccolte dopo il primo anno, 60% dopo il secondo anno, 70% dopo tre anni e 100% dopo 8 anni. Il processo di progressiva mutualizzazione delle risorse dovrebbe attenuare il legame tra rischio bancario e rischio sovrano.

Scompare invece il ''backstop'', oggetto di contesa tra i paesi del nord europa, favorevoli solo a backstop nazionali, e quello del Sud europa favorevoli a un backstop comunitario.

La funzione del backstop e ' quella di supplire al deficit di risorse del fondo di risoluzione che potrebbe manifestarsi, nel caso di crisi bancarie, nel periodo in cui il fondo non e' ancora a pieno regime. Anche qui ha prevalso un compromesso che permette comuque l'attivazione di un backstop attraverso delle linee di credito di sostegno al fondo da reperire sul mercato finanziario. Non e' chiaro se una parte delle risorse attivate con le linee di credito debba poi essere contabilizzata nel debito pubblico del paese che ne dovesse beneficiare.

Il processo decisionale e' stato semplificato rendendo possibile, almeno in teoria, decisioni rapide anche nell'arco di un weekend sul destino della banca in crisi, valutando le possibile opzioni, quali ad esempio una ricapitalizzazione o la liquidazione. Sara' la Commissione Ue a raccomandare al Consiglio esecutivo del meccanismo di risoluzione la decisione da prendere. Un passo avanti che rende il processo piu' spedito e spedisce in soffitta l'idea che l'ultima parola dovesse spettare all'Ecofin. Ma questo schema vale solo per i gruppi bancari che non hanno rilevanza sistemica.

Per i grandi agglomerati del credito il meccanismo appare piu' complicato. La decisione dovra' passare al vaglio del Consiglio del meccanismo di risoluzione in seduta plenaria lasciando poteri anche alle autorita' nazionali e dunque alla politica.

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