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pubblicato il 30/set/2014 13:35

Ucraina: Mucchetti(Pd), stop Eni a South Stream sarebbe vera sanzione

(ASCA) - Roma, 30 set 2014 - La rinuncia dell'Eni alla partecipazione nel gasdotto South Stream sarebbe ''una sanzione vera che a Putin farebbe male''. Lo scrive oggi sul suo blog Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria del Senato, in vista dell'intervento in Parlamento del ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, sul tema delle sanzioni alla Russia per la crisi Ucraina.

''Questa speciale sanzione - afferma Mucchetti - consiste nella rinuncia dell'Eni a finanziare pro quota il tratto del gasdotto South Stream che attraversa gli abissi del Mar Nero.

Nella prossima primavera scatta la ricapitalizzazione della societa' a maggioranza Gazprom che sara' proprietaria del tubo. L'Eni dovrebbe versare 2 miliardi se vuol conservare la sua attuale quota del 20%. Ma puo' anche astenersene lasciandosi diluire fin quasi a zero ed evitando cosi' di fare altri 2 miliardi di debiti''.

Secondo Mucchetti: ''Nel 2009, Paolo Scaroni caldeggio' l'operazione che a regime sarebbe costata almeno 35 miliardi, in buona parte finanziati a debito. Il progetto trovava un suo equilibrio economico sulla base di un ritorno, dopo le tasse, del 10%, altissimo per un'infrastruttura. Per ottenere un simile guadagno, al gas russo trasportato attraverso quel tubo si dovrebbe applicare un diritto di passaggio assai elevato. E questo aumenterebbe il prezzo finale di quel gas in un contesto di minor utilizzo di questo combustibile fossile e di prezzi strutturalmente calanti per gli effetti dello shale gas sul mercato globale''.

''L'Eni scaroniana - continua il presidente della commissione Industria di palazzo Madama - non ha mai chiarito, nemmeno nell'ultima audizione alla Commissione industria del Senato, se e quanto del gas del South Stream si sarebbe aggiunto, e a quali condizioni contrattuali, a quello gia' destinato all'Eni medesima dai contratti take or pay con Gapzrom. D'altra parte, i fini di Mosca erano e sono in tutta evidenza due: nel breve periodo, impaurire Kiev mettendo in funzione un tubo alternativo a quello storico che passa dall'Ucraina; sul piano strategico, una volta risolta in un modo o nell'altro la crisi ucraina, aumentare la gia' ingente dipendenza dell'Europa dalle forniture di gas russo''.

''L'errore dell'Eni era chiaro gia' nel 2009-2010. Basta ricordarsi di che cosa aveva fatto mettere a verbale il consigliere di amministrazione, Alberto Clo', e non solo lui.

Al suo esordio, il premier Matteo Renzi ha confermato l'impegno dell'Italia nel South Stream. Immagino per la fretta di dire qualcosa. Ora l'Eni ha cambiato gestione. Se e' vero che Claudio Descalzi e' un manager tutto industria e zero salotti politici, il cane a sei zampe puo' rimediare all'antico errore prima che sia troppo tardi (ovvero prima di mettere mano davvero al portafoglio a favore del progetto putiniano). E il governo puo' salvare la faccia dicendo che la ritirata non deriva dall'ammissione di un errore ma e' imposta dalle sanzioni. Andra' bene anche cosi'. Come diceva il grande Deng Xiaoping, non importa di che colore e' il gatto purche' prenda i topi''. Cosi' conclude il senatore dem. fgl

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