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pubblicato il 16/lug/2014 17:24

Turismo: De Masi, Italia rifletta su dilemma qualita' o quantita'

(ASCA) - Roma, 16 lug 2014 - ''Siamo in piena stagione turistica e si sente dire sempre piu' spesso che le sorti dell'economia italiana dipendono in buona parte dal turismo. Vale percio' la pena di rifletterci''. E' quanto scrive Domenico De Masi su InPiu', analizzando la situazione del ''settore economico che piu' cresce nel mondo''. In otto anni - evidenzia il sociologo - il numero globale dei turisti e' passato da 807 milioni a un miliardo e 35 milioni (+28%). In Italia e' cresciuto in percentuale analoga, passando da 36.5 milioni a 46.4 milioni. ''Nel 1970, con 50 milioni di turisti, eravamo al primo posto nel mondo e la Francia era al quarto posto con 25 milioni. Oggi, su 196 Paesi, siamo al quinto posto, dopo la Francia (83 milioni), gli Stati Uniti (67 milioni), la Cina (57.7 milioni) e la Spagna (57.5 milioni)'', continua De Masi. Sono due i problemi preminenti da affrontare: la stagionalita' e la qualita'. La Francia ha 383.000 posti-letto meno dell'Italia ''ma i suoi albergatori riescono a saturane il 60% mentre l'Italia riesce a saturare appena il 40% delle sue disponibilita' alberghiere e il Mezzogiorno addirittura il 26%. Cio' comporta che le nostre zone turistiche sono strapiene in alcuni mesi e vuote in altri, con una serie di conseguenze negative sulla qualita' dell'offerta e, dunque, sulla nostra competitivita'''. Per De Masi, ''il vero problema del turismo, infatti, non e' la quantita', bensi' la qualita' dei turisti. In termini di resa economica, un turista di Ravello vale due turisti di Capri e tre turisti di Amalfi. L'Italia possiede localita' turistiche belle proprio perche' piccole e dense di capolavori, che non possono contenere le masse e percio' debbono puntare sul nostro target ideale: il turismo ricco e colto, stimato in oltre 100 milioni di persone''. ''Questi turisti scelgono attentamente le loro me'te dalle quali pretendono un pacchetto integrato di buon mare la mattina; arte, scavi e musei il pomeriggio; concerti e spettacoli di classe la sera; siti fascinosi, occasioni rare, cucina genuina, ormeggi comodi, ospitalita' cordiale ma non invadente, rispetto della privacy senza, pero', l'angoscia della solitudine. A questi 100 milioni di privilegiati economicamente e culturalmente, si possono aggiungere 10 milioni di persone meno ricche, ma culturalmente appassionate, disposte a sacrificare altri consumi ai consumi di natura intellettuale, per le quali vacanza e viaggio costituiscono l'occasione per celebrare il matrimonio tra svago e cultura'', prosegue l'analisi. Si arriva cosi', in complesso, a 110 milioni di turisti ''consapevoli'', che odiano ''la commistione con il turismo di massa, mordi e fuggi, vulnerabile alle mega-attrattive effimere, alla comunicazione ingenua e furbesca, al rumore, alla calca, al fast food, al superficiale e all'insensato''. Dunque, 46 milioni di turisti sono pochi o sono troppi? ''L'Italia deve scegliere tra quantita' e qualita' perche', per una sorta di legge di Gresham, il turismo cattivo scaccia quello buono''. red-gbt

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