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pubblicato il 11/lug/2013 16:44

Torino: calano imprese straniere, ma si affacciano quelle asiatiche

(ASCA) - Torino, 11 lug - Cala il numero delle imprese straniere in provincia di Torino e cala il numero degli addetti. Si tratta di una tendenza in atto dai primi anni Duemila, per effetto di un processo generalizzato di downsizing, che porta a concentrare gli stabilimenti e a ridurre i dipendenti. Ma nello stesso tempo si affacciano sul territorio del capoluogo piemontese investimenti asiatici ricchi di potenzialita'. E' quanto ci dice l'indagine presentata oggi sulle ''Multinazionali a Torino'', curata da R&P Ricerche e Progetti, promossa dalla Camera di Commercio dall'Unione Industriale di Torino.

Una ricerca di particolare attualita' proprio mentre a pochi passi dalla sede del convegno i lavoratori della Romi-Sandretto (proprieta' brasiliana) protestano simbolicamente davanti alla Mole Antonelliana contro la fuga dall'Italia della famiglia Romi, ''un' operazione di shopping sulla nostra pelle'', tuona il presidente della regione Piemonte Roberto Cota. I circa 150 lavoratori dei due stabilimenti nel Torinese, dopo mesi di protesta sono allo stremo e fra pochi giorni scade la cig. Ma nella sala del convegno risuona inevitabilmente anche il 'colpaccio' del francese Arnault che ha rilevato per 2 miliardi il gioiello del cachemire piemontese Loro Piana. Ben venga, dice la presidente dell'Unione Industriale di Torino Licia Mattioli che ricorda come nel lusso la storia delle acquisizioni sia sempre stata rispettosa delle radici delle aziende rilevate: ''Anzi - sottolinea - e' stata incrementata la filiera, come nei casi di Gucci, di Fendi, di Pucci, di Bottega Veneta''.

La ricerca di R&P censisce 552 imprese a partecipazione estera a fine 2012 nella provincia di Torino con quasi 70mila addetti.

Restringendo il campo a quelle controllate oltrefrontiera, si scende a 519 e a 65.800 addetti. La manodopera, com'e' inevitabile, si concentra quasi tutta nell'industria manifatturiera, che conta 154 aziende, quasi il 30% del totale, ma ben 43mila addetti, oltre il 60%. I settori sono quelli soprattutto dell'automotive, della meccanica, della metallurgia, dell'elettronica, dei prodotti in gomma plastica. E il quadro si definisce ancora meglio se si aggiunge che le imprese straniere rappresentano la meta' di tutte le imprese sopra i mille dipendenti. Rispetto al 2005 si contano 5 imprese in meno e un calo di 12.500 addetti , il settore piu' colpito e' l'automotive che ha perduto un terzo degli occupati ed e' sceso sotto i 10mila addetti. I paesi investitori sono una ventina ma Usa, Germania, Francia e Regno Unito controllano il 70% di imprese e addetti.

''Togliamoci ogni illusione - sottolinea Marco Martinelli dell'Universita' di Brescia, che ha presentato l'indagine - investimenti stranieri in termini di costruzione di nuovi stabilimenti con migliaia di addetti non ce ne saranno piu'''. Il futuro, spiega l'economista, accogliera' soprattutto acquisizioni. Con due precisazioni importanti. La prima e' che in questa cornice ''le caratteristiche del territorio contano fino a un certo punto, mentre fanno premio soprattutto le caratteristiche dell'impresa''. Si cercano insomma, tranne che nella grande distribuzione e nei servizi, le competenze belle e fatte. La seconda, che si aggancia a questa considerazione, e' che i nuovi investimenti asiatici, che si affacciano nel Torinese, chiedono esplicitamente la qualita' italiana e la possibilita' di comunicare il dna italiano dei loro prodotti, ad esempio elettrodomestici, per quanto riguarda almeno lo stile.

Cinesi, malesi e indiani sono presenti nei lubrificanti, nell'automotive e nella meccanica, e ''investono per migliorare le loro competenze'', dice Martinelli. Ed e' probabile, aggiunge, che siano solo il primo di una serie di investimenti per conquistare il mercato europeo cosi' come e' accaduto per i giapponesi hanno sviluppato le loro aziende nel Regno Unito. eg/sam/

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