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pubblicato il 11/dic/2013 16:32

Tlc: ultima chiamata per l'Italia. Caio al lavoro sulla banda larga

(ASCA) - Roma, 11 dic - Ancora poche settimane e Francesco Caio lascera' l'incarico al vertice di Avio per dedicarsi a un'altra attivita' che richiede impegno a tempo pieno: la responsabilita' della commissione per l'economia digitale nominata dal governo Letta. La richiesta della presidenza del consiglio - si legge in un servizio sul Ghirlandaio - e' procedere in tempi rapidi a mettere nero su bianco gli interventi necessari per recuperare le posizioni perse negli ultimi anni e, in particolare, per capire come procedere per quanto riguarda gli investimenti necessari allo sviluppo della rete di telecomunicazioni cosiddetta a banda larga, che consente di moltiplicare le quantita' di dati scambiati e di tagliare i tempi di trasmissione.

Il lavoro di Caio e della commissione sono cruciali e vanno seguiti con attenzione per almeno due buone ragioni.

Prima di tutto perche' le scelte sulla banda larga s'intrecciano con quelle che decideranno il destino di Telecom Italia, una delle poche grandi aziende rimaste controllate da capitale italiano (ma con gli spagnoli di Telefonica a un passo dal chiudere la conquista della societa'). Poi perche' gli interventi per lo sviluppo del digitale, con ogni probabilita', rappresentano l'ultimo treno per dotare il Paese d'infrastrutture indispensabili per lo sviluppo.

L'alternativa e' rassegnarsi a giocare nella Serie B europea, di cui non fanno piu' parte perfino Paesi come la Turchia, che hanno deciso di puntare proprio sull'economia digitale per consentire alle imprese di recuperare produttivita' e crescere piu' in fretta.

Di sicuro si tratta d'interventi di cui l'Italia ha bisogno. Negli ultimi quindici anni, in coincidenza con la privatizzazione della Stet, capofila delle attivita' Iri nel settore, sono state perse posizioni importanti che, per esempio, avevano segnato il grande successo della telefonia mobile di Tim. Nella seconda meta' degli anni Novanta Telefonica era una compagnia di rilievo regionale, mentre la Stet aveva radicato un network di partecipazioni internazionali (dall'Europa all'America latina) e progettava di crescere sui mercati europei scalando proprio il gruppo spagnolo, con Tim che puntava alla conquista di Vodafone grazie all'aiuto del colosso svizzero Ubs.

red/rf/rob

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