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pubblicato il 15/giu/2013 17:12

Tessile: l'Iwto a Biella. ''La lana sia considerata materia prima''

Tessile: l'Iwto a Biella. ''La lana sia considerata materia prima''

(ASCA) - Torino, 15 giu - Avevano imparato nei primi decenni del secolo scorso i biellesi il saper fare tessuti di qualita' dai loro colleghi inglesi e a innovarli. Oggi, anche a causa della competizione aggressiva dei nuovi tessuti, di una immagine lasciata a lungo invecchiare anche un po' colpevolmente, la filiera della lana e' nel mezzo di una nuova sfida che abbraccia tecnologia, salute, sostenibilita'.

A Biella, capitale mondiale della filiera laniera, unico distretto ad abbracciare tutto il percorso della produzione, dalla pettinatura alla tessitura, si sono trovati per tre giorni, fino a ieri, circa 350 delegati, mai cosi' tanti, per l'82esimo congresso mondiale dell'International Wool Textile Organisation (Iwto), la cosiddetta Onu della lana che raccoglie dall'allevatore, al distributore, passando naturalmente dalle aziende. Nella cornice di un nuovo scenario di consumo moderno l'assemblea ha rilanciato innanzitutto il messaggio di un prodotto che parte da lontano ma che guarda a un futuro molto lontano: ''una fibra naturale, adatta al mondo in cui viviamo, con un vero dna ecologico, sostenibile e biodegradabile, a bassa emissione di Co2, efficiente dal punto di vista energetico'', sintetizza Piercarlo Zedda, vicepresidente dell'organizzazione e regista della manifestazione biellese. In sei mesi nella terra la lana si dissolve, ha costi energetici di produzione incomparabili con le fibre prodotte dall'uomo, e' ignifuga ed ha proprieta' di salvaguardia dalla dispersione energetica degli edifici: in ogni abitazione circa il 10-20% del calore si perde dal pavimento, le moquette di lana isolano la casa e possono far risparmiare mediamente l'11,3% del consumo energetico domestico. C'e' un'attenzione alla filiera che comincia dagli allevamenti, quasi sempre dall'altra parte del mondo, accolta in ambito associativo con la presentazione delle ''linee guida per benessere della pecora da lana''.

''Finalmente abbiamo un documento unico condiviso in ambito laniero a livello mondiale'', osserva Zedda.

Secondo una ricerca presentata da Diomedea per l'assise di Biella l'azione di marketing della filiera trova un pubblico gia' ben disposto: cresce nel consumatore l'idea del prodotto ecologico e naturale, caldo, anallergico, e in grado di garantire elevata traspirazione. Il 76% dei dettaglianti italiani ritiene ad esempio, che alla lana venga associata l'idea di una qualita' media maggiore rispetto ad altre fibre. In un punteggio dei consumatori tra 0 e 5 la fibra piazzata meglio e' il cachemire (4,79), seguita dalla lana (4,19) e dalla lana Merino (4,02).

Ma il mercato registra da ormai diversi anni un ridimensionamento rispetto ai volumi di venti anni fa. La produzione globale di lana pulita si aggira da cinque-sei anni su poco piu' di un milione di tonnellate rispetto ai 2 milioni del 1991. Tre quarti viene dai paesi membri dell' Iwto, mentre il mercato vale grosso modo 80 miliardi di dollari. Diomedea ricorda che l'Italia e' il primo esportatore al mondo nei tessuti di lana, il secondo per i filati. Ma la Cina, seconda, avanza a grandi passi.

In questi anni la crisi ha colpito duro il comparto biellese che ha dovuto fronteggiare chiusure e rioganizzazioni, con una riduzione consitente degli addetti.

Ma Biella e' anche la testimonianza piu' significativa di quanto il settore stia organizzando il suo rilancio.

Tecnologico innanzitutto come ha dimostrato la recente esposizione di Francoforte Techtextil. Ci sono aziende, come la Finelvo, che hanno praticamente abbattuto il rumore dei tiranti d'acciaio per vetri elettrici, tettucci apribili delle auto come delle barche, per la regolazione dei sedili, rivestendoli di un particolare filato di lana. Sempre in un'azienda biellese e' nato un tessuto particolarmente morbido e antisdrucciolo, per i sedili, soprattutto degli autobus, che imprigiona l'aria all'interno e lo rende piu' morbido e antitraspirante. Anche nell'abbigliamento sportivo, dominato dai cosiddetti tessuti tecnici, la lana cambia ''pelle''. Leggera, resistente, impermeabilizzata, con l'aiuto delle nanotecnologie si mostra in grado di essere competitiva, anche dal punto di vista tattile ed estetico, ma senza gli inconveneinti dei tessuti sintetici. Un esempio viene dal Bandavej, marchio con alle spalle un'azienda che da decenni lavora il cachemire e che ora utilizza la lana merino.

La strada dell'innalzamento del contenuto tecnologico non e' l'unica a cui si affida il settore. C'e' anche quello, fondamentale, della tutela della salute, sia per evitare reazioni allergiche nei consumatori, sia nei processi di lavorazione. Il distretto biellese e' in prima fila nell'eliminazione delle componenti chimiche nocive, a partire dai metalli pesanti, cosi' come e' all'avanguardia l'associazione 'Tessile e salute', a cui partecipano Unione industriali, Camera di Commercio e Asl, che svolge un ruolo importante nelle analisi dei componenti pericolosi, a cominciare da quelli sulle merci sequestrate. E poi c'e' l'espansione commerciale e il consolidamento di brand globali ormai conosciuti in tutto il mondo, accanto ai famosi marchi della alta moda. Quelli che qualche decennio fa erano soltanto grandi produttori di tessuti, come Zegna, Loro Piana, Cerruti.

Sullo sfondo c'e' il tema della 'cittadinanza' di quello che viene ancora considerato un sottoprodotto animale.

''Abbiamo gia' ottenuto la meta' di quanto chiedevamo - spiega Zedda - la lana se imballata puo' essere trasportata su un camion normale, anziche' sui camion speciali utilizzati per il trasporto di animali''. Resta aperto il secondo passo.

''Sono determinato a vedere la lana diventare una materia prima - aggiunge Zedda - e stiamo lavorando con l'Unione europea per trovare una soluzione.

Le idee ci sono e con un po' di pazienza e di buona volonta' si potranno attuare''.

eg/rf/alf

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