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pubblicato il 30/lug/2015 11:30

Sud, Svimez: sottosviluppo permanente, Pil negativo da 7 anni

1 persona su 3 a rischio povertà. 62% guadagna meno di 12mila euro

Sud, Svimez: sottosviluppo permanente, Pil negativo da 7 anni

Roma, 30 lug. (askanews) - Il Pil del Mezzogiorno nel 2014 è sceso dell'1,3%, rallentando la caduta dell'anno precedente (-2,7%) ma con un calo superiore di oltre un punto percentuale rispetto al Centro-Nord (-1,3%). E' quanto rileva il Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno. E' il settimo anno consecutivo che il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo, a testimonianza della permanente criticità dell'area.

Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2014 è dovuto soprattutto ad una più sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gli investimenti. Anche gli andamenti di lungo periodo confermano un Paese spaccato e diseguale: negli anni di crisi 2008-2014 il Sud ha perso il 13%, circa il doppio del pur importante -7,4% del Centro-Nord. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, tornando, con il 53,7%, ai livelli del 2000.

In Italia negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie assolutamente povere sono cresciute a livello nazionale di 390mila nuclei, con un incremento del 37,8% al Sud e del 34,4% al Centro-Nord. Quanto al rischio povertà, nel 2013 in Italia vi era esposto il 18% della popolazione, ma con forti differenze territoriali: 1 su 10 al Centro-Nord, 1 su 3 al Sud. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%).

La povertà assoluta è aumentata al Sud rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord. Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190 mila nuclei in entrambe le ripartizioni, passando da 511 mila a 704 mila al Sud e da 570 mila a 766 mila al Centro-Nord.

A livello di reddito, guadagna meno di 12 mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord. Particolarmente pesante la situazione in Campania (quasi il 66% dei nuclei guadagna meno di 12mila euro annui), Molise (70%) e Sicilia (72%).

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